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Iran: John e Javad, la strana coppia che ha fatto l'accordo

(AGI) – Vienna, 14 lug. – Dopo mesi e mesi di stremanti negoziati, ormai si chiamano per nome: John e Javad. E malgrado non possano essere piu’ diversi – l’uno democratico, cattolico e soprattutto americano; l’altro conservatore, islamico e iraniano – hanno trovato quell’alchimia che ha condotto alla firma dello storico accordo sul nucleare. John Kerry, segretario di Stato Usa, e Mohamad Javad Zarif, ministro degli Esteri di Teheran, formano in effetti una ‘strana coppia’. Nelle fotografie ufficiali il primo – coi suoi 1,94 metri e’ stato soprannominato ‘lanky yankee’, spilungone del New England – svetta coi suoi impeccabili completi eleganti sulla figura piu’ bassina e corpulenta del collega iraniano, fasciato dalle tradizionali camicie senza collo. Se si pensa che i due rappresentano due Paesi che non hanno rapporti diplomatici da piu’ di 30 anni, la lontananza non potrebbe essere maggiore. Eppure John e Javad hanno dimostrato di avere la stessa determinazione e capacita’ di arrivare al traguardo; insomma gli uomini giusti al posto giusto. Intervenendo subito dopo l’annuncio dell’intesa raggiunta, Kerry ha definito la sua controparte “un duro e capace negoziatore, patriota, un uomo che ha combattuto senza sosta per cio’ in cui crede”. “Abbiamo approcciato questi negoziati con mutuo rispetto, anche quando ci sono stati momenti di forti discussioni. E – lui sara’ d’accordo con me – alla fine di ogni incontro abbiamo anche riso e sorriso e avevamo la convinzione che saremmo ritornati e avremmo continuato il processo”, ha aggiunto. I due – per loro gia’ si parla di nomination per il Premio Nobel della Pace – si sono incontrati per la prima volta alle Nazioni Unite nel settembre 2013, per l’inizio delle trattative. E gia’ allora Zarif sorprese tutti col suo sorriso smagliante, arma sapiente di una fine capacita’ negoziale. L’uomo, infatti, vanta un curriculum di primo livello nell’arte delle trattative, se si pensa che uno dei suoi primi incarichi fu la soluzione della crisi degli ostaggi statunitensi in Libano. Cinquantacinque anni, laureato presso la University of Denver in Diritto e Politica Internazionale, inglese fluente, la sua nomina a ministro degli Esteri ha fatto capire che l’Iran del riformatore presidente, Hassan Rohani, voleva davvero cambiare pagina. Poi Javad ha fatto il resto, a partire dal tweet (a proposito, e’ uno dei pochi in Iran che puo’ usare Twitter) con cui affermo’ che Teheran non negava (piu) l’Olocausto. “Sarebbe fuorviante credere che (Zarif) sia in qualche modo piu’ americano che iraniano”, osserva Suzanne Maloney, esperta di problematiche iraniane del Brooking Institution. “E’ invece una vera e propria creatura della Repubblica islamica, e non e’ un caso che abbia ottenuto una posizione di cosi’ alto livello in un momento tanto cruciale”. Dall’altra parte della ‘barricata’, anche John Kerry non ha mai mollato. Malgrado i molti momenti di tensione – una sera sembra che i due siano proprio arrivati alle grida – e le stampelle che lo hanno accompagnato nel rush finale delle trattative al Palais Coburg di Vienna, a causa di un incidente in bicicletta. Settantuno anni, avvocato, ammiratore e amico di Jfk, eroe di guerra in Vietnam, Kerry e’ un senatore di lungo corso. Ma ha mancato l’occasione della sua vita: la corsa alla Casa Bianca come sfidante di Gerge W. Bush che pero’ – a sorpresa – ottenne il secondo mandato nel 2004. Ora Kerry ha ottenuto la grande rivincita, riuscendo – assieme al ‘nemico amico’ Zarif – a scrivere il suo nome nello storico accordo sul nucleare iraniano. (AGI) .
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