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Iran, rischia la pena di morte la ragazza che uccise il suo stupratore: per salvarsi ora dovrebbe negare tutto


ROMA
– Una Ong che segue il caso di Reyhaneh Jabbari, l’iraniana che rischia l’impiccagione per aver ucciso il suo stupratore, ha riferito che la giovane preferisce morire piuttosto che mentire negando di aver subito un tentativo di stupro. L’organizzazione “Neda Day“, attraverso un portavoce, riferisce che la famiglia spera ora solo in una mobilitazione internazionale che porti ad una revisione del processo. In dichiarazioni rilanciate dal sito di Radio Vaticana, il portavoce Taher Djafarizad ha confermato che, “alla presenza di due esponenti del governo iraniano”, oggi “c’è stato l’ultimo incontro” tra la giovane, i suoi genitori, il suo avvocato e “il figlio maggiore” dell’uomo ucciso. Confermando che la giovane “ha subito lo stupro”, ha riferito il portavoce, “la madre di Reyhaneh ha supplicato di perdonare” la figlia. Nonostante “l’insistenza da parte dei familiari” di Reyaneh, ha aggiunto Djafarizad, il figlio della vittima “ha chiesto per l’ennesima volta” che la giovane debba “accettare per forza che non si sia verificato nessun tipo di stupro”.
 
“Meglio l’impiccagione che negare lo stupro”. “Reyaneh preferisce essere impiccata” piuttosto “che dire una bugia, perché lei ha subito questo stupro”, ha sostenuto il portavoce aggiungendo che quindi l’unica “soluzione è l’impiccagione. I familiari di Reyaneh quindi si sono messi in contatto con me e mi hanno detto che aspettano la mobilitazione internazionale: l’unica salvezza prima di tutto viene dall’Europa, perché l’Iran sta tentando di avere un rapporto con il mondo occidentale”. Il portavoce ha risposto affermativamente alla domanda se l’appello dovrebbe puntare a sollecitare “una decisione del governo iraniano” e “un giusto processo”. “Se non intervengono – ha detto fra l’altro Djafarizad – questa povera ragazza viene condannata due volte: la prima volta con lo stupro e la seconda quando verrà impiccata”.
 
“Nessun perdono per Reyhaneh“. Dunque Reyaneh vuole smentire il tentato stupro. Sembra dunque appesa a poche speranze la sua vita. In un ultimo incontro con i familiari della vittima, le è stato infatti negato il perdono richiesto, necessario per commutare la pena in detenzione. A riferire dell’incontro odierno è  la versione in persiano del sito “notonemoreexecution”. Era l’ultima possibilità per la giovane donna, per la quale l’esecuzione è stata rinviata più volte, in aprile ed a fine settembre. Il perdono è parte integrante del diritto iraniano, che prevede che il condannato paghi alla famiglia della vittima “un prezzo del sangue” (“diyeh”) se questa acconsente alla revoca della pena capitale. Ma il figlio della vittima ha negato il perdono, perchè vuole che la ragazza smentisca il tentativo di violenza, restituendo così l’onore alla memoria del padre. Una smentita che però la ragazza non ha voluto dare.
 
L’intervento di Martin Schulz. Il presidente dell’europarlamento Martin Schulz ha scritto nei giorni scorsi una lettera al presidente del parlamento iraniano Ali Larijani, esprimendo la “grave preoccupazione” dell’assemblea. Nella missiva emersa nelle ultime ore Schulz ha chiesto per la giovane “un trattamento umano nel rispetto del diritto internazionale”. Secondo l’autorevole quotidiano moderato Hamshari, quello reso noto mercoledì è il secondo di due incontri tra i familiari della vittima e quelli di Reyhaneh, e stavolta era presente anche la stessa giovane. Ma il giudice interpellato dal quotidiano ha riferito che proseguono ancora i tentativi per ottenere il perdono. La vicenda della giovane è stata complicata, emerge ancora dal quotidiano, da una serie di falsità che sarebbero state pubblicate sul caso e da un clima antigovernativo alimentato da alcuni siti.
 
Fu arrestata quando aveva 19 anni. Reyhaneh era stata arrestata nel luglio 2007, quando aveva 19 anni, per aver ucciso con una coltellata alla schiena l’ex funzionario dell’intelligence Morteza Sarbandi, che l’avrebbe condotta in un appartamento disabitato. Per la sua salvezza è partita una campagna su Facebook che ha raccolto 200 mila adesioni, si sono mobilitate organizzazioni come Amnesty International e vi è anche l’attenzione dell’Onu e della Ue, mentre il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha di recente auspicato che la sentenza sia riesaminata nel rispetto delle procedure iraniane. Nel sostenere che “la repentina accelerazione” degli eventi “è sicuramente motivata” dalla volontà di Teheran di mettere l’opinione pubblica internazionale di fronte al fatto compiuto, il senatore del Pd Lodovico Sonego ha dichiarato in una nota che “è decisivo” proseguire la la “mobilitazione internazionale” anche “in queste ore”. In un ultimo tentativo di convincere la famiglia dell’ucciso al perdono, i parenti di Reyhaneh – la cui madre è una nota attrice di teatro – avevano promesso di istituire una fondazione intitolata alla vittima e di radunare i personaggi dell’arte e dello spettacolo in un evento pubblico in sua memoria. La stessa ragazza aveva scritto una lettera alla famiglia di Sarbandi, chiedendo perdono per il dolore arrecato a ciascuno di loro. Ma la contropartita richiesta dai familiari, evidentemente, è per lei troppo alto.
 
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