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Iraq, il Nunzio: «Togliere le armi ai jihadisti. Ma chi gliele dà?»

Un cacciabombardiere F/A-18 Hornet in volo(©Ansa) Un cacciabombardiere F/A-18 Hornet in volo

Domenico Agasso jr
Roma

«Occorre non abbandonare la popolazione irachena». «Purtroppo si interviene per riparare a una situazione che forse si poteva prevenire, ma è bene quando si riesce a togliere almeno le armi dalle mani di questa gente che non ha scrupoli». Lo afferma monsignor Giorgio Lingua, nunzio apostolico a Baghdad, in un’intervista a Radio Vaticana a proposito dei raid americani e gli interventi umanitari in Iraq.

 

«Il problema principale è quello delle armi – sottolinea – Mi domando come fanno ad avere certe armi così sofisticate questi gruppi considerati terroristici. Non sono produttori di armi, quindi da qualche parte devono pur arrivare. Credo che, innanzitutto, sia un fallimento dell’intelligence – questo è il punto principale – bisogna fermare, o controllare meglio questo aspetto, altrimenti non si finirà mai».

 

Lingua – che riferisce di essere stato messo a conoscenza da papa Francesco già una quindicina di giorni fa, della idea di un summit dei nunzi della regione – rimarca con forza la necessità di «non abbandonare la popolazione irachena, gli aiuti umanitari – dice – sono indispensabili ma sarebbe stato meglio prevenire questa ondata di violenza».

 

«Mi ha impressionato, da quello che ho potuto vedere – prosegue il rappresentante di papa Francesco a Baghdad – il dramma soprattutto dei bambini sfiniti per aver percorso tanti chilometri di strada in condizioni difficili: li ho visti buttati per terra, qualcuno dormiva sulle pietre. È impressionante. Penso anche ai tanti anziani che hanno dovuto lasciare tutto. È un vero e proprio esodo che fa impressione».

 

L’incontro dei nunzi, ipotizza Lingua, «si può fare anche subito» e mira ad «affrontare subito il problema della fuga dei cristiani, non soltanto dall’Iraq, ovviamente, ma anche dalla Siria e da altri paesi».

 

Oggi gli Stati Uniti hanno ribadito: «Noi ci impegniamo ma serve un governo solido a Baghdad». «Certo, senza dubbio – commenta il Nunzio – ci vuole un governo che sia inclusivo altrimenti lo Stato diventa sempre più debole. È chiaro che la democrazia ha i suoi tempi, non si può pretendere di instaurarla subito. La democrazia non è la dittatura della maggioranza: deve tenere conto anche delle minoranze, di quei gruppi più deboli, o che la pensano in modo diverso. Questo è un cammino che va fatto con il tempo ma che bisogna cominciare, altrimenti non si uscirà da questa empasse».

 

La decisione del Papa di inviare il cardinale Fernando Filoni in missione in Iraq, a giudizio di Lingua sarà «un gesto molto apprezzato dalla popolazione»; «è importante che la gente non si senta abbandonata. È chiaro – commenta – che forse questo, materialmente, non potrà risolvere tutti i problemi, ma se non altro sensibilizza l’opinione pubblica e fa sentire alle persone che c’è qualcuno a cui stanno a cuore, perché spesso è proprio questo sentirsi abbandonati che fa perdere la speranza».

 

E oggi Papa Bergoglio ha rinnovato via Twitter (con due tweet) i suoi inviti e richieste: «Chiedo alla comunità internazionale di proteggere tutte le vittime di violenza in Iraq» e «chiedo a tutte le parrocchie e comunità cattoliche di dedicare una preghiera speciale in questo fine settimana ai cristiani iracheni».

Fonte

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