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Isis: "a ore" scambio prigionieri per salvare ostaggio giapponese

(AGI) – Amman, 28 gen. – Corsa contro il tempo per salvare la vita degli ostaggi in mano ai terroristi dell’Isis. Sono ore di febbrili negoziati e, tra annunci e parziali smentite, sembrerebbe imminente lo scambio di prigionieri imposto dal califfato come condizione per il rilascio del giornalista nipponico, Kenji Goto. La Giordania ha accettato di liberare Sajida al-Rishawi, l’aspirante kamikaze irachena arrestata nel 2005 per un attacco suicida che fece decine di morti. Secondo il viceministro degli Esteri nipponico, Yasuhide Nakayama -da giorni ad Amman alla guida di una delegazione di Tokyo per gestire la crisi- lo scambio di prigionieri avverra’ “nel giro di alcune ore”. Dopo pochi minuti dall’annuncio, un funzionario dell’ambasciata nipponica ad Amman, incontrando i giornalisti all’esterno dell’edificio, ha tuttavia smentito la dichiarazione del ministro. Poco dopo fonti del governo giordano hanno confermato l’accordo: hanno pero’ precisato che, a beneficiare dello scambio, sara’ il pilota giordano, Muadh Kassasbe, catturato alla periferia di Raqqa, roccaforte del ‘calffato’, alla vigilia di Natale. Tutto dunque e’ ancora molto fluido. Oggetto dello scambio potrebbe essere anche un altro jihadista attualmente rinchiuso nelle carceri giordane: Ziad al-Karbouli, arrestato nel 2006, collaboratore di Abu Musab al-Zarqawi, il leader di al-Qaeda in Iraq, ucciso nel 2006 a Baquba e autore di alcuni tra i piu’ efferati attentati in Iraq, dopo la caduta di Saddam Hussein. Secondo il sito di informazione Jordan News, la terrorista sta per essere trasferita dal carcere giordano in cui e’ detenuta in un’altra prigione, prima di essere consegnata ai mediatori. Sajida al-Rishawi era la moglie di uno dei tre kamikaze che riuscirono a farsi saltare in aria ad Amman, nel 2005, causando 57 morti. Anche lei avrebbe voluto farsi esplodere ma la sua cintura esplosiva non si attivo’. Sarebbe anche la sorella di uno stretto collaboratore di al-Zarqawi. Catturata dalle autorita’ giordane, fece un’apparizione in tv per una sorta di confessione-rivendicazione; e’ stata condannata a morte da un tribunale militare giordano nel 2006, ma nello stesso anno il governo di Amman ha aderito alla moratoria sulla pena di morte. Le esecuzioni sono riprese il mese scorso e c’e’ da giurare che Sajida fosse in prima fila, nel braccio della morte. (AGI)
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