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Isis: la svolta di Hollande "Pronti a raid in Siria"

(AGI) – Parigi, 7 set. – Il presidente francese, Francois Hollande, ha annunciato la partecipazione dei caccia francesi ai voli di ricognizione sulla Siria della coalizione anti-Isis e ha aggiunto che Parigi sta valutando la possibilita’ di partecipare ai bombardamenti. Il Presidente francese, in una conferenza stampa all’Eliseo davanti a 300 giornalisti, tenuta dopo la svolta Ue sull’accoglienza ai migranti, propone di una conferenza sui profughi da tenere in Francia, e assicura che l’Ue riuscira’ a gestire l’emergenza migranti con Parigi che ne accogliera’ 24.000 nei prossimi due anni.  

Il titolare dell’Eliseo ha assicurato che Parigi fara’ la sua parte per ‘accoglienza ai profughi: ha riferito che nel 2015 la Francia ha gia’ ricevuto 60.000 richieste di asilo e si e’ detto pronto ad accogliere fino a un migliaio dei migranti arrivati in Germania dall’Ungheria. Per Hollande si tratta di una crisi “drammatica, grave” ma che “puo’ essere gestita e lo sara’”. Preannunciando a giorni un dibattito su questo tema nel Parlamento francese, il titolare dell’Eliseo ha anche chiesto l’allestimento di centri di smistamento nei Paesi di origine e transito per scongiurare “una crisi umanitaria gigantesca” e ha avvertito che, “senza uno sforzo unitario per redistribuire i migranti tra gli Stati membri”, l’Europa “esplodera’” e sara’ “la fine di Schengen e il ritorno alle frontiere nazionali”.

La Francia, da parte sua, proporra’ di ospitare una conferenza internazionale sulla sorte degli sfollati e dei rifugiati nel mondo. Hollande ha poi annunciato un impegno diretto francese nel Paese che piu’ di ogni altro e’ responsabile per questa crisi umanitaria, la Siria. Gia’ da domani l’aviazione di Parigi avviera’ voli di ricognizione sulla Siria “in vista di eventuali raid contro l’Isis”. “In Siria vogliamo sapere cosa si prepara contro di noi e cosa si fa contro la popolazione siriana”, ha spiegato, “sulla base delle informazioni che raccoglieremo potremo condurre dei raid”.
   Il presidente francese ha escluso peraltro l’invio di truppe sul terreno (“significherebbe trasformare un’operazione in forza d’occupazione”) e ha ribadito che la soluzione al conflitto siriano deve essere “politica”: “Dobbiamo parlare con tutti i Paesi che possono favorirla”, ha affermato, “in particolare Russia e Iran”. La transizione, pero’, dovra’ prevedere prima o poi che Bashar al-Assad ceda il potere, ha aggiunto.

David Cameron ha riferito che due miliziani dell’Isis di nazionalita’ britannica sono stati uccisi in Siria nel raid di un drone britannico compiuto il 21 agosto. Parlando davanti alla Camera dei Comuni, il premier britannico ha precisato pero’ che il bombardamento non rientrava nelle operazioni della coalizione a guida Usa, per le quali nel 2013 il Parlamento non ha autorizzato il coinvolgimento di Londra, ma di un’azione di autodifesa contro combattenti stranieri che pianificavano attacchi contro la Gran Bretagna. “Non avevamo alternative”, ha spiegato il titolare di Downing Street. Nel raid sono morti i due britannici, uno dei quali era il super ricercato nel mirino dell’attacco, e una terza persona che viaggiava con loro. I media britannici hanno dato grande enfasi al raid in Siria che non ha precedenti. Secondo quanto riporta il Guardian, i miliziani di cittadinanza britannica uccisi sono Reyaad Khan, un 21enne di Cardiff che era diventato gia’ famoso per alcuni video prodotti dall’Isis, e Ruhul Amin. Sempre secondo quanto riporta il quotidiano inglese, anche un altro jihadista britannico, Junai Hussain, e’ stato ucciso in Siria, ma in un’operazione americana. Cameron ha sottolineato come l’operazione contro il 21enne di Cardiff sia stata legale e come il governo abbia interpellato sulla questione le autorita’ giudiziarie britanniche.

Negli ultimi giorni a Mosul l’Isis ha fatto rapire almeno 127 bambini per inviarli ai campi di addestramento e farne miliziani da utilizzare in battaglia o in operazioni terroristiche: lo hanno riferito da Erbil vari mass media vicini al Pdk, il Partito Democratico del Kurdistan di Massud Barzani, presidente della regione autonoma curda. L’organizzazione del sedicente califfo Abu Bakr al-Baghdadi avrebbe scelto per l’arruolamento forzato reclute di eta’ compresa fra gli 11 e i 15 anni. Secondo il sito on-line ‘Sumerian News’, due di loro si sarebbero peraltro opposte al sequestro, e per questo sarebbero state uccise.

In Siria le milizie dell’Isis si sono impadronite di parte del campo petrolifero di al-Jazal, nella provincia centrale di Homs, l’unico di una certa importanza ancora controllato dal regime: lo ha riferito Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell’opposizione non radicale in esilio con sede a Londra. I jihadisti hanno anche espugnato l’omonima cittadina, e rivendicato la sua piena “liberazione” dalla presenza dei governativi ma, secondo lo stesso Abdel Rahman, in realta’ questi ultimi sarebbero riusciti a contenerne l’avanzata, continuando a presidiare alcuni impianti. La produzione, pari in media a 2.500 barili il giorno, e’ nondimeno stata interrotta, e il personale si e’ dato alla fuga. Jazzal e’ gia’ passato di mano varie volte: a maggio gli uomini del califfato lo avevano attaccato durante l’offensiva su Palmira, dalla quale dista una ventina di chilometri a nord-ovest, e lo avevano brevemente conquistato il mese seguente per poi perderlo di nuovo. L’unica fonte apprezzabile di approvvigionamento di petrolio, sebbene indiretta, per Damasco rimane ormai il giacimento di Rmeilan, nella provincia settentrionale di al-Hasakah, gestito dai peshmerga curdi che hanno anche cominciato a raffinare il greggio in proprio. (AGI)

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