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Israele: leva obbligatoria o carcere, gli ebrei ultraortodossi scendono in piazza

Proteste ebreiDi fronte alle armi erano più uguali dei loro coetanei, ma ora sono in tanti e Israele li vuole nell’esercito. In migliaia per le strade di Gerusalemme.
di Nicola Mente –

Lo scorso 3 marzo centinaia di migliaia di Haredim (gli ultraortodossi israeliani) sono scesi per le strade di Gerusalemme a manifestare contro la svolta imposta dal governo Netanyahu, che prevede l’obbligo di leva militare anche per i seminaristi ortodossi. Il Comitato speciale della Knesset, infatti, ha presentato un disegno di legge per la coscrizione semi-universale degli ebrei ultraortodossi che compiranno 17 anni nel 2017.

La questione però si trascina da più di un anno: nel febbraio 2013 la Corte suprema aveva sancito l’incostituzionalità della legge Tal (2002), che risparmiava i giovani haredim dall’obbligo di leva (in Israele, per gli uomini, sono 3 anni) in osservanza delle Sacre Scritture a cui gli haredim dedicano l’intera esistenza.

In realtà l’esenzione dal servizio militare per le comunità ultraortodosse è fatto antico, risalente al 1948. Allora però la minoranza di studenti che frequentava l’Università Yeshiva (sacra facoltà rabbinica) in Israele era pari a quattrocento unità: oggi invece i giovani seminaristi rappresentano circa il 15% delle potenziali forze di leva e, complice un continuo aumento demografico, si prevede che nel giro di qualche decennio le percentuali possano quasi triplicare.

In virtù di questa situazione, secondo le previsioni demografiche dell’Ufficio centrale di statistica (Cbs) e del Taub Centre, entro trent’anni il 78% dei bambini iscritti alla scuola dell’obbligo potrebbe rientrare in quei due grandi gruppi esentati dal servizio di leva: gli arabi e, appunto, gli haredim.

Questo è un problema non da poco per il nuovo governo israeliano di coalizione, ove ai classici partiti si sono affiancate nuove forze trainanti che spingono per il riassetto economico attraverso l’inclusione degli ultraortodossi nei doveri morali ma soprattutto economici che un cittadino israeliano laico è da sempre obbligato a rispettare.

La questione ha comunque portato una spaccatura politica piuttosto netta. Se da una parte il partito sionista laico Yesh Atid (guidato dall’uomo nuovo della politica israeliana, l’ex giornalista Yair Lapid, ora ministro delle finanze) e ha-Bayid ha-Yehudi (forza sionista religiosa e principale punto di riferimento dei coloni) hanno costruito la loro recente campagna elettorale proprio sulla propaganda della coscrizione universale, dall’altra Ha-Tnuah e Likud si muovono in una posizione più moderata, essendo sì disponibili al cambiamento e all’integrazione amministrativa della comunità haredim, ma in maniera molto blanda e graduale.

I partiti di rappresentanza ultraortodossa invece, come Torah Judaism, Shas e Agudat Israel, ovviamente richiedono la totale esenzione e il ripristino della legge Tal ma, non essendo al governo, potrebbero essere accontentati con una coscrizione appunto semi-universale: questo vuol dire che i migliori studenti delle yeshivot verranno comunque esentati dalla leva (in percentuali, si stima che circa il 5-10% della comunità haredi rimarrà senza obbligo di coscrizione).

La tensione è palpabile e la posizione oltranzista di Yesh Atid ha ulteriormente gettato benzina sul fuoco: il partito di Lapid, non avendo trovato un accordo soddisfacente anche con l’altra forza sionista religiosa (ha-Bayid ha-Yehudi, appunto, che nonostante la propaganda ha ovviamente una posizione più morbida nei confronti degli ultraortodossi), ha calcato la mano minacciando il carcere per tutti quei giovani haredim che, a partire dal 2017 non risponderanno alla chiamata alle armi.

Durante la manifestazione del 3 marzo a Gerusalemme, la cronista della Bbc Yolande Knell ha raccontato quella che nel mondo ultraortodosso può essere annoverata come una giornata storica: infatti a comporre gli oltre 500.000 haredim per le vie della Città Santa si sono riunite le tre principali correnti del movimento ultraortodosso, Sefarditi, Lituani e Chassidici, uniti e pronti a rispondere colpo su colpo all’offensiva governativa: «Ci sono tipi diversi di haredi in questa manifestazione», ha raccontato ai microfoni della giornalista britannica Yahudi un giovane seminarista: «Il problema è che questa legge ci impedirà di studiare la Torah come dovremmo», mentre gli fa da eco un altro giovane studente, Shmoli: «se saremo costretti a entrare nell’esercito – dice – ci saranno un sacco di pericoli per le nostre credenze religiose».

La minaccia è dunque una crisi sociologica interna, con sì un prevedibile e lungo negoziato al ribasso tra le forze governative e le rappresentanze religiose (già si parla di una riduzione dell’obbligo di leva da 3 a 2 anni per gli ultraortodossi), ma anche con un forte rischio di collasso economico visto che gli haredim sono attualmente totalmente impreparati ad affrontare un simile cambiamento, e avrebbero bisogno di essere tutelati soprattutto con coperture finanziarie e ammortizzatori sociali – tutt’ora assenti – per la riconversione occupazionale di quegli oltre 50.000 seminaristi che dovrebbero prender parte al servizio militare in età lavorativa.

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=98978&typeb=0&Israele-leva-obbligatoria-o-carcere-gli-ebrei-ultraortodossi-scendono-in-piazza

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