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Israele svela papiro, Gerusalemme ebrea già nel 700 a.C.

Gerusalemme – Un papiro del settimo secolo avanti Cristo, che reca la più antica menzione non religiosa di Gerusalemme in ebraico, è stato presentato in Israele, nel pieno della polemica sulla risoluzione dell’Unesco per la preservazione della città sacra alle tre fedi monoteiste, in cui è negato il legame millenario tra gli ebrei e quei luoghi. “Si tratta per l’archeologia israeliana della prima menzione in ebraico della città di Gerusalemme fuori del Vecchio Testamento” ha detto Amir Ganor, dell’Aia, l’Autorità israeliana delle Antichità, presentando il documento in una conferenza stampa a Gerusalemme.

La datazione al carbonio nella comparazione con le scritture su vasellame permette di affermare che questo papiro, datato circa 700 anni prima di Cristo, è più antico dei manoscritti del Mar Morto, che rimontano al secondo secolo avanti Cristo. Il papiro presentato alla stampa non è stato scoperto durante una ricerca archeologica, ma – riferisce l’Aia – mentre stava per essere venduto sul mercato nero internazionale delle antichità da trafficanti della regione di Hebron. Era stato ritrovato in una grotta nel deserto della Giudea, nella regione del Mar Morto, e il suo recupero dopo “un’inchiesta lunghissima” ha permesso di sgominare tre reti di trafficanti, ha detto Ganor, che dirige il nucleo di lotta al contrabbando.

 

Il papiro consta di un frammento di una decina di centimetri di lunghezza ed è ricoperto da una iscrizione in proto-ebraico ancora ben leggibile. Si tratta di un elenco di spedizioni per alcune giare di vino destinate al re di Gerusalemme, redatto da un funzionario della regione dell’attuale Gerico (in Cisgiordania). “Il suo valore di mercato è assai rilevante ma il suo valore archeologico lo è ancora di più, perché è la Storia del popolo ebreo, di questo paese, ma soprattutto di Gerusalemme che viene a salutarci con questo papiro” ha detto l’archeologo. Il papiro assume, a questo punto, una valenza politica alla luce della risoluzione dell’Unesco: testimonia infatti che “da 2.700 anni gli ebrei sono in questa citta’”.
                          
La improvvisa “apparizione” del manufatto, che le autorità israeliane detengono dal 2012, non è che “una coincidenza” secondo le autorità: “Avevamo previsto di annunciare questa scoperta otto mesi fa” ma le indagini si sarebbero dilungate. Il ministro israeliano della Cultura, Miri Regev, una esponente della destra proveniente dalle fila del Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, ha qualificato il papiro come “prova che Gerusalemme e’ stata e restera’ sempre la capitale eterna del popolo ebreo”. (AGI)

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