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Israele-Turchia: da blitz a disgelo, crisi lunga 6 anni

Roma – Dal sanguinoso blitz contro la nave turca Mavi Marmara all’espulsione dell’ambasciatore israeliano ad Ankara, ecco le tappe che hanno portato alla crisi delle relazioni tra Israele e la Turchia, riconciliatisi dopo sei anni di gelo:

31 maggio 2010: Nove attivisti turchi restano uccisi nel blitz della marina israeliana contro la Mavi Marmara, una delle navi della Freedom Flotilla che tentava di forzare l’embargo sulla Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. A bordo delle navi c’erano in tutto 750 pacifisti di 40 nazionalita’, tra cui cinque italiani, tutti usciti illesi dall’operazione avvenuta in acque internazionali, a 40 miglia dall’enclave palestinese.

2 agosto 2010: L’Onu costituisce una commissione di inchiesta internazionale sul sanguinoso blitz della marina israeliana contro la nave turca Mavi Marmara. Ne fanno parte l’ex premier neozelandese Geoffrey Palmer e altri 3 commissari, uno israeliano, uno turco e uno statunitense. Israele, a differenza di quanto fatto precedentemente, fa sapere di voler collaborare, garantendo accesso al materiale raccolto.

– 23 gennaio 2011: Esce il primo rapporto della commissione d’inchiesta israeliana Tirkel che ‘assolve’ lo Stato ebraico, parlando di una reazione in linea con il diritto internazionale. Lo stesso giorno si esprime anche la commissione d’inchiesta turca, che condanna la Marina israeliana per aver usato una “forza eccessiva e sproporzionata” nell’attacco.

 Luglio 2011: Si intensificano i negoziati tra Israele e Turchia per trovare un compromesso sul rapporto finale della commissione d’inchiesta Onu prima della sua pubblicazione. Per il premier turco Recep Tayyip Erdogan le scuse di Israele, il pagamento di risarcimenti alle vittime e la rimozione dell’embargo su Gaza sono condizioni indispensabili per una ripresa delle relazioni diplomatiche. Ferma opposizione del premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

1 settembre 2011: Sul New York Times esce un’anticipazione del rapporto dell’inchiesta Onu nel quale si condanna l'”eccessiva” azione israeliana, ma si riconosce la legalita’ del blocco navale della Striscia di Gaza. Nel documento si invita Israele a presentare le proprie scuse e a pagare indennizzi alle famiglie delle vittime e ai feriti, esortando i due Paesi a ristabilire piene relazioni diplomatiche.

2 settembre 2011: La Turchia respinge le conclusioni dell’inchiesta Onu e rompe i rapporti con Israele, annunciando l’espulsione dell’ambasciatore israeliano e la sospensione di tutti gli accordi militari bilaterali.

dicembre 2015: In Svizzera gli inviati israeliani, Yossi Cogen e Joseph Ciechanover e – per parte di Ankara – Feridun Sinirlioglu raggiungono un accordo preliminare per la normalizzazione dei rapporti

Aprile 2016: il processo di riconciliazione avanza e il ministero degli Esteri di Ankara registra “progressi importanti” dopo un incontro fra le parti a Londra

– 27 giugno 2016: la riconciliazione tra Israele e Turchia e’ ufficiale: la notizia viene confermata, da Roma, dal premier israeliano Netanyahu. L’intesa sara’ siglata domani. In base all’accordo, Israele paghera’ 20 milioni di dollari alle famiglie dei 10 attivisti turchi morti nel raid del 2010. In cambio, lo Stato ebraico ha preteso che la Turchia lasciasse cadere tutte le accuse sollevate in sede giudiziaria, nazionale e internazionale, contro i membri del commando e le autorita’ militari israeliane. (AGI) 

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