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“Istiga all’odio contro gay e migranti”: denunciato il cardinale di Valencia

VALENCIA-ADISTA. Tempi duri per il cardinale di Valencia, Antonio Cañizares. Già in passato protagonista di accese polemiche per alcune sue esternazioni (famosa quella volta che condannando gli abusi sessuali sui bambini commessi nei collegi cattolici d’Irlanda e di altri Paesi, non si peritò di aggiungere che quanto accaduto non era paragonabile ai milioni di vite distrutte con l’aborto),il cardinale è ora al centro del fuoco incrociato di numerose associazioni e di alcuni membri del Parlamento regionale della Comunità valenciana a causa di un’omelia pronunciata il 13 maggio scorso nella cappella dell’Università Cattolica di Valencia, in occasione della fine dei corsi presso l’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e la famiglia.

Ma cosa ha detto Cañizares in quella sede? Niente che suoni nuovo a chi ha familiarità con i nostrani Gandolfini, Miriano, Adinolfi: il cardinale ha difeso a spada tratta la famiglia tradizionale, a suo dire scossa dalle fondamenta da gravi minacce. «Quando si attacca o si deteriora la famiglia – uno dei passaggi della sua omelia – si pervertono le relazioni umane più sacre, si riempie di sofferenza e di disperazione la storia personale di molti uomini e donne e si proietta un’ombra amara di solitudine e disamore sulla storia collettiva e su tutta la vita sociale».

Per Cañizares i responsabili di questo fosco quadro sono «una legislazione in contrasto con la famiglia, nonché l’azione delle forze politiche e sociali, cui si sommano i movimenti e le azioni dell’impero gay, di ideologie come il femminismo radicale o la più insidiosa di tutte, l’ideologia di genere».

E sono queste le parole che hanno fatto scattare la reazione di più di 50 associazioni della galassia femminista e lgbt – ma anche di sindacati e partiti – che, guidate dal collettivo Lambda, il 3 giugno hanno presentato denuncia contro il cardinale, accusato di incitare all’odio contro quelle persone che non rientrano negli «arcaici modelli che difende la gerarchia cattolica», lanciando nel contempo una raccolta firme sul portale change.org per chiedere a papa Francesco di condannare questo tipo di discorsi e di fare in modo che il cardinale non utilizzi più questo tipo di argomentazioni.

Contro Cañizares si sono espressi anche due deputati socialisti delle Cortes valenciane, Manuel Mata Gómez e Rosa de Falastín Mustafá Ávila, che hanno promosso una dichiarazione istituzionale di riprovazione che sarà sottoposta al voto.

Il cardinale, dal canto suo, ha respinto tutte le accuse in una lettera aperta ai fedeli della diocesi. «Non sono né omofobo, né sessista, né xenofobo: Dio me ne liberi!», ha detto: «Non mi preoccupano gli insulti, soprattutto se per difendere la giustizia e ciò che deriva dal Vangelo. Mi preoccupo per voi, popolo di Dio. Mi dispiace moltissimo che il vostro vescovo sia trattato nel modo in cui sono stato trattato presso la Cortes valenciane, dove risiedono i rappresentanti vostri e di tutto il popolo valenciano». «Ritiro le parole della mia omelia che possono aver ferito o infastidito qualcuno e perdono chi mi ha offeso», ha detto ancora. «Non nutro rancore e tendo loro la mano in segno di amicizia. Li perdono con tutto il cuore. Spero, questo sì, che ci sia reciprocità e chiedo che rettifichino per rispetto a voi e per giustizia nei confronti della Chiesa che non può essere trattata in questo modo; inoltre – ha concluso – chiedo loro di smetterla di perseguitare la Chiesa e di agire rispettando la libertà religiosa».

Ma i problemi per Cañizares non finiscono qui. A soli tre giorni di distanza dalla denuncia delle associazioni lgbt, la Red Española de Inmigración y Ayuda al Refugiado ne ha presentato una seconda per istigazione all’odio: nel mirino della Rete ci sono le parole pronunciate dal cardinale il 14 ottobre scorso quando, durante il Forum Europa-Tribuna Mediterranea, parlò di un’invasione di migranti e rifugiati chiedendosi se fosse tutto “grano buono” e paragonando questi flussi a un cavallo di Troia nell’Europa cristiana.

Già allora la Rete per l’Immigrazione presentò una denuncia alla Procura che però è stata archiviata. Ora, di fronte «all’inerzia della Procura e alla palese protezione di membri integranti della gerarchia cattolica», l’organizzazione ha deciso di fare ricorso al Tribunale d’Istruzione di Valencia. Il cardinale, dichiara la Rete, «ha cercato di criminalizzare le persone richiedenti asilo, sollecitando la chiusura delle frontiere e allineandosi così agli slogan di organizzazioni neofasciste come Hogar Social Madrid».

http://www.adista.it/articolo/56371

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