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Italia e altri 7 Paesi all'Ue, rivediamo l'output gap

Roma – L’Italia e altri sette Paesi europei hanno inviato una lettera alla Commissione europea in cui si chiede di estendere l’orizzonte temporale per il calcolo dell’output gap, la differenza tra il prodotto interno effettivo e quello potenziale. La lettera e’ datata 18 marzo ed e’ stata diffusa dai media spagnoli. Mercoledì il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in un’intervista a Le Figaro ha criticato le regole di calcolo Ue che penalizzano l’Italia.  La lettera firmata dai ministri Padoan, Luis de Guindos Jurado (Spagna), Rimantas Sadzius (Lituania), Dana Reizniece-Ozola (Lettonia), Pierre Gramegna (Lussemburgo), Mario Centeno (Portogallo), Dusan Mramor (Slovenia) e Peter Kamizir (Slovacchia), chiede in particolare di estendere da due a quattro anni l’orizzonte temporale utilizzato per calcolare l’output gap.
Gli otto Paesi Ue lamentano “un alto livello di incertezza” che caratterizza la stima del potenziale output. 
Al momento, scrivono gli otto ministri, la Commissione europea “stima il potenziale output usando l’orizzonte temporale” di due anni che e’ quello degli esercizi di previsione piu’ recenti (2017) mentre gli Stati membri usano un range di quattro anni (2019 nel caso degli aggiornamenti dei programmi di Stabilita’/Convergenza).
I ministri precisano di non voler discutere “la possibile revisione del modello” di calcolo ma di volere affrontare “una specifica incongruenza che potrebbe essere rapidamente corretta senza alterare la metodologia di calcolo condivisa”, precedendo appunto “all’armonizzazione dell’orizzonte temporale adottato dalla Commissione nelle sue previsioni macroeconomiche e di bilancio con quello previsto dai programmi di Stabilita’/Convergenza” presentati dai singoli Paesi. 
La differenza di orizzonte temporale, secondo i ministri Ue, “produce rilevanti discrepanze nei bilanci strutturali, generando confusione nella valutazione delle variabili chiave delle finanze pubbliche, in particolare nel giudizio di confommita’ al Patto di Stabilita’ e Crescita, inclusa la valutazione delle bozze dei Piani di bilancio dei singoli Stati membri dell’area euro. Queste discrepanze – osservano – dovrebbero essere eliminate”. (AGI)

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