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Italia-Iran: Renzi annuncia, saro' a Teheran ad aprile

(AGI) – Roma, 22 feb. – “Ad aprile saro’ a Teheran”. Un mese dopo la visita di Hassan Rohani in Italia, la prima del presidente iraniano in Europa dopo la fine del regime delle sanzioni, Matteo Renzi restituisce la cortesia e annuncia di fronte ai giornalisti della stampa estera la sua missione in Iran, gia’ in agenda da tempo ma che non aveva ancora una data ufficiale. A gennaio scorso, Italia e Iran hanno siglato 7 accordi istituzionali e 10 industriali e firmato contratti per un valore di 17 miliardi di euro. “E’ solo l’inizio di un cammino – aveva detto Renzi durante la conferenza stampa con il presidente iraniano – ma ci sono molti settori in cui possiamo e dobbiamo lavorare di piu’, dall’energia alla sanita’. E ci sono opportunita’ per le piccole e medie imprese”. Lo stesso Rohani ha presentato il suo paese come il “piu’ sicuro e stabile dell’intera regione, con leggi e regolamenti affdiabili” e ha chiesto alle aziende italiane di “intraprendere una collaborazione win-win, vincente per tutti”. Il presidente iraniano aveva chiesto alle imprese italiane di “riempire gli spazi vuoti” spiegando che Teheran ha e’ pronta ad “accogliere investitori stranieri”. In questo contesto l’Italia ha una importanza particolare, disse Rohani annunciando via twitter che il premier sarebbe stato in visita nel paese nei prossimi mesi. Sono molti gruppi italiani che vedono nell’Iran una importante opportunita’ di business: da Eni, che ha storicamente mantenuto una sua presenza nel Paese, a Finmeccanica, da Ansaldo a Fincantieri a Fs. Ma un ruolo chiave sara’ giocato dalle piccole e medie imprese: una prima massiccia missione di sistema era arrivata a Teheran a fine novembre, subito dopo la conclusione dell’accordo sul nucleare ma un paio di mesi prima che le sanzioni fossero rimosse. Circa 180 Pmi e una dozzina di banche, con il supporto del governo, sbarcarono a Teheran per iniziare a prendere i primi contatti con un paese che per molti anni era rimasto sconosciuto. I rapporti tra Italia e Iran, molto solidi in passato, hanno subito un freno nel periodo delle sanzioni. Secondo i dati di Eurostat, il nostro paese e’ stato per anni il principale partner commerciale del paese, prima che nel 2012 la Ue decidesse nuove sanzioni nei confronti di Teheran. La Sace calcola che dopo la fine delle sanzioni l’export italiano verso l’Iran potrebbe aumentare di circa tre miliardi di euro tra il 2015 e il 2018. L’Italia punta a riguadagnare quote di mercato in quelli che vengono considerati i settori con le principali opportunita’ da cogliere, ovvero oil&gas, difesa, trasporti e automotive. La stessa Sace, grazie agli accordi con Teheran, ha firmato un’intesa con la banca centrale di Teheran per ottenere il pagamento di oltre 500 milioni di euro di vecchi finanziamenti che le controparti iraniane non avevano saldato a causa delle sanzioni. Una partita politica decisiva e’ quella che si gioca venerdi’ prossimo, quando gli elettori iraniani saranno chiamati a scegliere il nuovo Parlamento e l’Assemblea degli Esperti. L’ex presidente, Mohammad Khatami ha esortato a votare riformisti e moderati, uniti in “una lista per la speranza”. L’obiettivo dei riformisti e’ capovolgere la situazione in Parlamento, dominato dai conservatori, contrari all’accordo sul nucleare e alle aperture avviate da Rohani.
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