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Italicum, Cuperlo firma accordo Minoranza Pd si spacca

di Paolo Molinari

Firenze – Un accordo difficile, al quale gli esponenti della maggioranza Pd hanno lavorato fino all’ultimo minuto. Anche dalla Leopolda, mentre i ministri erano impegnati nei tavoli tematici, Ettore Rosato e Lorenzo Guerini hanno condotto la trattativa con Gianni Cuperlo, lontano dal palco e dai microfoni ma seduti accanto a Matteo Renzi, per apportare le ultime modifiche al documento. Ci sono gli ‘emendamenti’ alla bozza della maggioranza proposti dall’ex presidente dell’assemblea Pd. C’è l’elezione diretta dei senatori, secondo quanto contenuto nella proposta Chiti-Fornaro. C’è il riferimento alla direzione che dovrà votare l’impegno ad incardinare il disegno di legge in Parlamento. Non c’è, però, il riferimento al 4 dicembre come dead line per depositare il testo in commissione. E questo ha portato alla presa di distanza dei bersaniani per i quali quell’accordo è una “colossale presa in giro”. Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e gli altri, quindi, rimangono sulle posizioni del No alla riforma della Costituzione. Da parte del segretario, Matteo Renzi, c’è la consapevolezza che tutto è stato fatto per unire il partito, ma anche di aver tolto ogni alibi al fronte interno del No. Il ‘combinato disposto’ di riforme e legge elettorale, utilizzato dai bersaniani per argomentare il loro No al referendum, pensa Renzi, è ora un’arma scarica.

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Lo stesso Rosato ha sottolineato come si sia sgomberato il campo dall’ultimo ostacolo e che qualsiasi ulteriore divisione avrebbe le caratteristiche di una “strumentalizzazione”. Altra ricaduta positiva derivante dall’accordo, per Renzi e i suoi, è anche il fatto di aver liberato il campo del dibattito pubblico dalla legge elettorale, così da potere preparare il rush finale in vista del 4 dicembre. Gianni Cuperlo sa di essersi giocato tutto accettando la prova della commissione. Parla di passo avanti su alcuni punti, ma è consapevole che, per evitare di essere caricato della responsabilità di aver diviso al minoranza, dovrà tenere la guardia alta sul rispetto dei punti contenuti nel documento. Per questa ragione invita tutto il partito, “a cominciare da chi è alla guida del governo”, a dare una prova di coerenza. Bersani e il resto della minoranza, tuttavia, sono decisi a difendere fino all’ultimo le ragioni del No e credono che una parte dell’area di Cuperlo, nei territori, convergere su quella di Speranza. Senza l’indicazione del 4 dicembre, l’accordo rimane una vaga dichiarazione di intenti. “Abbiamo già detto a Gianni che il testo presentato ieri rappresenta una abbondante presa in giro”, sottolinea il deputato Nico Stumpo: “Quello che a noi interessa non è un documento, non è un voto in direzione. Bisognava fare altro da tempo. Se bisognava cambiare la legge elettorale, andava presentato un testo in Parlamento. Questo non era in quello che c’è stato presentato ieri. E, da quello che ho capito, nemmeno in quello presentato oggi”.

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I PUNTI PRINCIPALI DEL DOCUMENTO APPROVATO

  • La Commissione propone “la definizione di un premio di governabilità (di lista o di coalizione) che consenta ai cittadini, oltre alla scelta su chi li deve rappresentare, la chiara indicazione su chi avrà la responsabilità di garantire il governo del Paese attraverso il superamento del meccanismo di ballottaggio“.  
  • “In merito alla futura elezione dei senatori è confermata l’indicazione espressa dal segretario per assumere la proposta di legge a firma Fornaro-Chiti quale riferimento del Pd per il varo della disciplina ordinaria in materia”.
  • “Le verifiche realizzate rendono possibile la preferenza per un sistema di collegi inteso come il più adatto a ricostruire un rapporto di conoscenza e fiducia tra eletti ed elettori”.

(AGI)

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