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Italicum: sinistra Pd 'vede' urne e prepara alternativa a Renzi

(AGI) – Roma, 28 apr. – Saranno tra i trenta e i quaranta i deputati del Pd che, alla fine, non voteranno l’Italicum. A parlare non e’ un esponente della minoranza, ma un membro della segreteria dem. Trentaquattro, piu’ precisamente, la cifra che circola dalle parti del Nazareno dove in queste ore non si finisce mai di far di conto. Non certo una vittoria per la minoranza, visto che a contarli, solo in Area Riformista, i democratici ‘non allineati’ sono circa 70. Di questi, una quarantina hanno firmato il documento in cui si annuncia il voto a favore del governo. Voto politico, lo definiscono, ribaltando l’interpretazione data da Pierluigi Bersani e Roberto Speranza per i quali “il governo non c’entra niente”. E’ un fatto, invece, che lo “strappo di Renzi ha innescato un processo politico “irreversibile e indipendente” come spiega Alfredo D’Attorre in Transatlantico. Non si tratta di scissione ne’ di lavorare a un soggetto, una coalizione esterna al Pd stesso. Tutt’altro: si tratta di dare risposta alla domanda che arriva dai territori, dai circoli e che parla di un Pd che ritrovi le sue radici di sinistra. Insomma, una alternativa di sinistra a Matteo Renzi, ma dentro il partito. Il congresso, d’altra parte, potrebbe essere meno lontano del dicembre 2017. “Sarebbe da ingenui pensare che, di fronte a quanto si e’ visto in queste ore, il termine prefissato per la fine della legislatura rimanga il 2018”, spiega un esponente della minoranza dem. “E’ altrettanto chiaro”, aggiunge, “che se la legislatura dovesse terminare prima della scadenza naturale, si renderebbe necessario un congresso per decidere come e con chi presentarsi alle elezioni”. Un concetto ribadito, in serata, anche da Gianni Cuperlo che vede drasticamente “tagliati i tempi di durata della legislatura”. Certo, al momento quella della minoranza dem appare come una sconfitta. “Ma solo se si ragione secondo le etichette di corrente”, ragiona un esponente di Sinistra dem: “In realta c’e’ un disagio, per usare un eufemismo, che percorre trasversalmente tutto il Partito Democratico e che nasce dalla constatazione che al centralismo decisionale di Roma corrisponde un disinteressamento totale di quanto avviene sui territori. A questo si aggiunga il malcontento per scelte incomprensibili agli occhi dei nostri iscritti, come i decreti al Jobs Act o la fiducia alla legge elettorale”. La prospettiva in cui si muove la sinistra del Pd e’ quella di preparare l’alternativa a Renzi al prossimo congresso. E di scegliere l’uomo giusto da contrapporre al presidente del consiglio. La riunione di Area Riformista che si e’ tenuta ieri ha certificato le forze in campo: da una parte i quaranta responsabili che hanno firmato il documento con cui si impegnano a votare la fiducia all’Italicum. Dall’altra ex segretari e competitor di Renzi (anche vittoriosi) alle primarie, come Pierluigi Bersani, Guglielmo Epifani e Gianni Cuperlo; un ex premier come Enrico Letta e un giovane, Roberto Speranza, che ha mostrato “lealta’ alla ditta” fino al momento in cui non ha potuto piu’, come lui stesso ha spiegato durante la riunione di ieri, “guidare un gruppo in una direzione che io stesso non condivido”. (AGI)
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