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Jacques Attali. Per una nuova etica pubblica

Articolo di Valerio Castronovo (Sole 7.1.19) sul libro di Jacques Attali “Finalmente dopodomani. Breve storia dei prossimi vent’anni”, Ponte alle grazie, pagg. 172, € 14,50

“”Al volgere del Novecento era opinione largamente diffusa che la democrazia e il capitalismo, l’una in quanto sempre più partecipata, e l’altro in quanto riformato dai suoi animal spirits più rapaci e aggressivi, avrebbero proceduto nel loro cammino senza più ostacoli né antagonisti temibili. D’altronde si riteneva che la Cina, sebbene fosse sopravvissuta al cataclisma del comunismo puntando sull’economia di mercato, sarebbe giunta prima o poi a ripudiare anche il suo codice politico genetico. Si dava dunque per scontato che si fossero dischiuse le porte di una nuova era, profondamente diversa da quella del passato intossicata da un radicalismo ideologico totalizzante e aggressivo, nel corso della quale la crescita dell’economia, sostenuta dalla rivoluzione informatica, l’espansione degli scambi e delle comunicazioni, e l’aspirazione collettiva a un miglioramento delle condizioni di vita, avrebbe favorito lo sviluppo dei rapporti di cooperazione fra i diversi Stati e la progressiva democratizzazione degli ordinamenti politici là dove non aveva ancora avuto modo di affermarsi.
Senonché, fin dall’esordio del XXI secolo, a smentire questa prognosi così abbagliante e avvincente sopraggiunsero la rinascita dei nazionalismi e di forti tensioni internazionali, la reviviscenza del fanatismo religioso e l’irruzione sulla scena del terrorismo islamista, la propagazione di nuovi conflitti etnici e di movimenti xenofobi, la diffusione di armamenti sempre più sofisticati e distruttivi, il riemergere di malattie che si credevano debellate, il peggioramento delle condizioni ambientali, oltre allo scoppio di una crisi economica analoga, se non peggiore, a quella degli anni fra le due guerre. È perciò fondata la lucida diagnosi che Jacques Attali ha tracciato nel suo ultimo saggio sui mali endemici e le minacce che sovrastano la realtà in cui viviamo e sui gravi pericoli che stiamo correndo, qualora non vengano adottati per tempo antidoti efficaci e consistenti. Poiché altrimenti scivoleremo lungo una deriva ineluttabile, verso una «fase d’implosione distruttiva», segnata dall’erosione delle libertà individuali e dei diritti sociali, dal declino dei regimi democratici e dalla comparsa di nuove forme di potere totalizzanti, come quelle derivanti dal sopravvento del capitalismo finanziario su quello produttivo e da una concezione autoreferenziale della tecnoscienza, nonché dall’estensione degli inquinamenti ecologici e dalla moltiplicazione di calamità naturali.
È dunque una visione estremamente pessimistica del prossimo avvenire quella di un economista come Attali, stretto collaboratore di Mitterrand negli anni Ottanta e docente all’École Polytechnique, autore di vari libri tradotti in numerosi Paesi. Tuttavia egli non si limita a stendere un “cahier de doléances” puntuale sulle contraddizioni e le imprevidenze del nostro tempo e a lanciare perciò un grido d’allarme. S’impegna anche a indicare quali potrebbero essere le soluzioni più appropriate per costruire una “cabina di pilotaggio” che valga a orientare la nostra società verso un approdo positivo, tale da evitare un salto nel buio e da assicurare uno sviluppo costante e un equilibrio stabile di fronte alle sempre più complesse sfide planetarie. Sono una decina le proposte formulate da Attali che dovrebbero essere recepite e poste in atto, cominciando dal suo Paese come egli auspica. Partendo, a ogni modo, da una precondizione indispensabile: ossia, che ciascuno di noi acquisisca un’adeguata consapevolezza dell’esigenza sia di un cambiamento di mentalità e di organizzazione sia di una nuova cultura sociale e di un’etica pubblica «esigente e liberatoria», per diventare «padroni della nostra vita» e rendere il mondo «vivibile alle future generazioni».
C’è naturalmente da chiedersi se quello di Attali sia in fondo un programma utopico o comunque troppo radicale e quindi alla fin fine illusorio. A giudicare da alcune sue petizioni sembra invece che non manchino di valenze pragmatiche e realistiche: come quelle di «aumentare massicciamente il tasso di scolarizzazione» nelle materne e nelle primarie dei quartieri, per garantire il «miglior risultato possibile» ai fini di un’integrazione laica; di trasformare il sistema d’insegnamento in un processo continuo che duri tutta la vita e consenta «l’apprendimento di tecniche, saperi, filosofie ed etiche diverse»; di equiparare le condizioni di fine carriera di tutti, per far sì che la pensione rappresenti «l’inizio di una seconda vita attiva al servizio degli altri», e di «completare lo stato di diritto europeo» attraverso la creazione di una polizia della frontiera e di un corpo di difesa comune, di un salario minimo e una politica sociale comune, nonché di ridurre sensibilmente il debito pubblico perché non costituisca un peso per le future generazioni.””

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