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‘Jingle bells’ un canto di Natale? No: una canzone razzista contro i neri d’America

Jingle bellsIl brano faceva parte di uno spettacolo, con bianchi che recitavano col volto dipinto, che prendeva in giro i neri ed il loro rapporto con la neve.

Vignetta razzista sui negri sulla neve.

Diego Minuti 25 dicembre 2017 –

Jingle bells, jingle bells, jingle all the way
Oh, what fun it is to ride in a one horse open sleigh
Ladies and gentlemen
I give you the jingle bass

Chissà quante volte ciascuno di noi ha sentito, e magari anche cantato, questa canzone che segna l’era più commerciale del Natale. Un motivetto che, agli occhi di tutti, ricorda freddo e neve, slitte e cavalli, nella migliore tradizione anglosassone, nordamericana per essere più precisi.
E se, da decenni e decenni a questa parte, non avessimo capito nulla?
Il dubbio viene dopo avere letto le sorprendenti rivelazioni di una ricercatrice dell’università di Boston che ha scoperto l’origine razzista della canzone natalizia per eccellenza.
Per anni, Kyna Hamill ha studiato la storia della famosa canzone di Natale, ma solo di recente ha scoperto le sue origini controverse.
In uno studio di settembre pubblicato sulla Cambridge University Press, Kyna Hamill sostiene che ”Jingle Bells” era originariamente parte di uno spettacolo di menestrello, cioè uno spettacolo in cui attori bianchi dipingevano i loro volti di nero per interpretare il ruolo di persone di colore.
Quindi il compositore James Pierpont avrebbe utilizzato questo genere musicale per prendere in giro i neri che partecipavano ad attività invernali, con un chiaro intento non solo canzonatorio, ma chiaramente razzistico. Nel momento in cui Pierpont scriveva ”Jingle Bells”, i neri erano oggetto di satira, soprattutto quando erano impegnati in qualcosa che aveva a che fare con l’inverno e che, in relazione alle loro radici etniche, li faceva muovere in modo goffo e sgraziato.
Lo spettacolo in questione, intitolato, secondo un verso della canzone ”One Horse Open Sleigh”, si tenne nel settembre del 1957 a Boston.
Ma la ricerca, frutto di studi accurati, non è stata presa bene dai media di destra (Fox News e Breitbart), alcuni dei quali hanno distorto il pensiero di Kyna Hamill, il cui nome è diventato addirittura un hashtag su Twitter.
E come se non bastasse, come lei stessa ha rivelato, ha ricevuto molte lettere di odio ed è stata oggetto di molestie.
“Sembra che il mio lavoro su Jingle Bells sia stato totalmente travisato” ha detto la ricercatrice nel corso di una intervista.
Alcuni media hanno sostenuto che Kyna Hamill ha affermato che la canzone era “razzista” e che quindi dovrebbe essere respinta, cosa che la ricercatrice nega.
“Tutto quello che ho detto è vero”, spiega e chi critica la sua ricerca ”ha solo lo scopo di
‘politicizzare’ le festività natalizie”.

”Non ho fatto nulla di sbagliato. Se le persone hanno difficoltà ad affrontare la verità – conclude -, non è davvero un mio problema”.

http://www.globalist.it/culture/articolo/2017/12/24/jingle-bells-un-canto-di-natale-no-una-canzone-razzista-contro-i-neri-d-america-2016887.html

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