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Jobs act: Vaciago, bene tassare licenziamenti non le assunzioni

(AGI) – Roma, 26 dic. – “Non bisogna tassare chi assume ma chi licenzia e soprattutto non bisogna mettere in mano ai giudici le controversie sul lavoro”. Cosi’ l’economista Giacomo Vaciago interviene nel dibattito sul Jobs act che, a suo giudizio, va nella giusta direzione. Per Vaciago, interpellato dall’Agi, “il Jobs act riduce la frammentazione del mercato del lavoro e la precarieta’. Ma – sottolinea – per favorire la crescita non basta, occorre fare di piu’ e in particolare servono gli investimenti”. “Su questo e’ concorde tutta la dottrina economica, se lo chiedi a Tito Boeri, a Ichino, a Dell’Aringa, a 10 economisti del lavoro, la risposta e’ una: questo provvedimento va nella direzione giusta. Se poi mi dicono: allora dall’anno prossimo raddoppia l’occupazione, rispondo: no, senza investimenti, senza nuove fabbriche, molti nuovi posti di lavoro non arrivano” spiega Vaciago che tiene a sottolineare come il Jobs act “non sia solo l’articolo 18, o l’opting out a sentenza avvenuta. In nessun paese c’e’ il patteggiamento dopo la condanna, l’opting out si fa prima, non dopo la sentenza. Questa e’ stata una polemica eccessiva e sbagliata”. Vaciago prosegue affermando che “il paradosso e’ che, al di la’ delle critiche, negli ultimi giorni in tanti ci tenevano a dire che l’approvazione del Jobs act era merito loro. Allora, forse, non e’ vero che si tratta di una legge cosi’ sbagliata. Anzi, semmai andava fatta prima. E poi in questo paese occorre studiare di piu'”. In che senso? “Nel senso che potremmo imparare cosa su temi come questo hanno scritto in altri paesi. Penso in particolare al lavoro del 2003, sono passati 12 anni, di due economisti francesi, non due economisti qualsiasi, ma Olivier Blanchard, che adesso lavora al Fondo monetario internazionale, e Jean Tirole, che ha appena vinto il Nobel per l’economia”. Vaciago ricorda che “i due, 12 anni fa nella sede dell’equivalente del nostro Cnel, davanti al primo ministro francese, discussero di come riunificare il mercato del lavoro, cioe’ di come evitare che ci sia sempre piu’ distanza tra i lavoratori protetti e quelli precari. E la soluzione che questi due economisti famosi prospettarono andava nella direzione in cui oggi andiamo noi, in Italia, con il Jobs act: bisogna tassare il licenziamento, non l’assunzione e poi soprattutto via i giudici dal mercato del lavoro”. Insomma, sottolinea l’economista, “il nodo da sciogliere e’ che non bisogna tassare chi assume ma chi licenzia e soprattutto non bisogna mettete in mano ai giudici le controversie sul lavoro. Si tratta di una conclusione bellissima, che pero’ pochi economisti italiani conoscevano, a parte gli esperti del mercato del lavoro. Ecco, in questo caso, se avessimo imparato dagli altri, avremmo risparmiato un bel po’ di tempo, tanti scioperi e tante polemiche eccessive. Il Jobs act va esattamente in questa direzione. Poi possiamo essere piu’ o meno radicali, ma la grande riforma del Jobs act e’ ridurre le distanze tra precari e protetti, ridurre l’area del precariato, incentivare le assunzioni. Questa e’ la direzione che Blanchard e Tirole avevano individuato nel 2003 e che gli esperti del lavoro italiani sanno bene, anche se, con rare eccezioni, come Boeri, non ne discutono in pubblico. In Italia – conclude – si continua a difendere la legislazione sul lavoro degli anni Settanta. Ma, nel frattempo, in questi 45 anni, molte cose sono cambiate e, forse, molte cose di quella legislazione ora sono sbagliate”. (AGI)
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