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Killer del catamarano, trent'anni dopo il delitto è di nuovo in fuga

E’ di nuovo in fuga Filippo De Cristofaro, il ‘killer del catamarano’, condannato in Italia all’ergastolo per aver ucciso, nel giugno 1988, la skipper Annarita Curina, a colpi di machete. Il 63enne ex ballerino noto alle cronache con il nome di “Rambo” ha fatto perdere le proprie tracce in Portogallo dove era stato rimesso in libertà lo scorso 15 ottobre, quando la magistratura locale lo ha scarcerato “per decorrenza dei termini” senza avvertire le istituzioni italiane. Per la giustizia portoghese era in cella, in attesa di processo, solo per possesso di documenti falsi.  

De Cristofaro era già evaso nel 2007 dal carcere di Milano-Opera e nel 2014 dal penitenziario di Porto Azzurro all’Elba, fino al nuovo arresto nel maggio scorso vicino Lisbona.

La vicenda dominò a lungo sui giornali di fine anni ’80, sia per la brutalità del delitto che per i contorni torbidi della vicenda. 

I protagonisti:

  • Filippo De Cristofaro: ribattezzato “Rambo” è il killer del catamarano
  • Diana Beyer: olandese, amante di Filippo e complice del delitto
  • Annarita Curina: skipper 33enne e proprietaria del catamarano preso in affitto dalla coppia

La ‘pesca’ che dà il via del indagini

Il 28 giugno del 1988 l’equipaggio del peschereccio “Azzurra ´83”, al largo di Senigallia scopre tra le maglie delle reti da pesca un corpo avvolto in una coperta e zavorrato con un’ancora di 17 chili legata alle caviglie. Il volto è sfigurato dai colpi di machete. La macabra scoperta dà il via alle indagini.

Il viaggio verso Ibiza finito in massacro

Gli investigatori identificano quasi subito la donna: il 10 giugno Annarita Curina era salpata dal porto di Pesaro diretta a Ibiza in compagnia del 39enne Filippo De Cristofaro – divorziato e papà di una bambina – e di Diana Beyer, diciassettenne amante dell’uomo da circa quattro anni. La coppia aveva affittato l’imbarcazione e la skipper avrebbe dovuto accompagnarli fino all’isola delle Baleari. Ma così non era stato: subito dopo la colazione i due ospiti avevano prima stordito la donna con del Valium e poi l’avevano massacrata a colpi di machete. Poi si erano sbarazzati del cadavere avvolgendolo in una coperta e legando un’ancora alle caviglie.

Il sogno polinesiano

Filippo e Diana, Rambo e Lolita, come verranno ribattezzati dai media, vogliono fuggire dalla loro vita, raggiungere la Polinesia e una volta li vivere la loro storia. Per riuscirci sono disposti a tutto. Anche ad ammazzare la proprietaria del catamarano per rubare l’imbarcazione che gli avrebbe garantito un futuro. Le cose non vanno secondo loro piani. Per camuffarsi la coppia cambia il nome del catamarano in “Fly2” al Porto di San Giorgio, nelle Marche, dove sale al bordo anche Pieter Gronendijk, un amico olandese di 27 enne che risulterà essere estraneo ai fatti.  Insieme fuggono per settimane per tutto il Mediterraneo.

La cattura e le condanne

Dopo 40 giorni, De Cristofaro e la fidanzata vengono catturati in Tunisia ed estradati in Italia. Diana viene processata dal tribunale dei minori, il 17 dicembre 1988, e condannata a sei anni e sei mesi di reclusione. De Cristofaro viene condannato a 30 anni in primo grado, pena tramutata nell’ergastolo in appello e in Cassazione, il 5 giugno 1991.

Un killer perennemente in fuga

Di scontare la sua pena, però, De Cristofaro non vuole saperne, tanto che fugge dal carcere tre volte: la prima nel 2007 dall’istituto di Opera (Milano). Approfittando di un permesso premio, Rambo si dà alla macchia fino al mese successivo, quando viene catturato ad Utrecht, in Olanda, dalla Polizia olandese. A novembre dello stesso anno Rambo viene estradato da Amsterdam e rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia.

La seconda fuga risale all’aprile del 2014. Anche in questo caso approfitta di un permesso premio di tre giorni concesso per Pasqua dal 19 al 21 aprile e fugge dal penitenziario dell’Isola d’Elba.

Il 20 maggio del 2016, dopo due anni di latitanza, il killer del catamarano viene catturato dalla polizia italiana e portoghese a Gamalares, vicino Sintra, a 30 chilometri da Lisbona. Come era riuscito a farla franca? “E’ intelligente, esperto informatico, un giramondo in grado di parlare molte lingue e di fare ogni lavoro”, dirà di lui il capo della Mobile Virgilio Russo.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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