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“Kim fa ciò che Pechino gli dice di fare. Ma non userà mai l'atomica”

La tensione resta altissima dopo il sesto test nucleare nordcoreano. Seul ha risposto alla provocazione di Pyongyang simulando un bombardamento contro un sito atomico del Nord, ma intanto teme che Kim Jong-Un possa presto ordinare altri test. “La Corea del Nord non c’entra nulla”. Lo dice in una intervista all’AGI Nunziante Mastrolia, docente Luiss, editore (Licosia Edizioni) e autore de “L’atomica di Kim. Il regime nordcoreano e la sicurezza internazionale”(Rubbettino). A Kim l’atomica serve, dice qualcuno, come una assicurazione sulla vita, per non fare la fine di Gheddafi o Saddam. Vero. Ma allora perché mettersi a fare lo sbruffone e sparacchiare missili a destra e a manca e minacciare di cancellare dalla faccia della terra questo e quest’altro?

Kim ha alzato la posta, in che senso non c’entra nulla?

“Pyongyang è il perno su cui Pechino fa ruotare la strategia che punta a creare un ordine sinocentrico in Asia che veda esclusi gli Stati Uniti, tornando  a quel sistema imperiale distrutto dalle guerre dell’Oppio. Nel momento in cui gli Usa iniziano a chiedere ai cinesi di smantellare le basi nelle isole contese nel Mar Cinese Meridionale, e dice alla Cina che laggiù non può fare ciò che vuole, Pechino invoca il pazzo di Kim.  L’intera faccenda si muove attorno a un asse fondamentale: Washington-Pechino”.

Ci spieghi.

“Ogni qualvolta gli Usa mettono sotto pressione la Cina, vuoi per questioni legate allo spionaggio industriale, vuoi per le dispute nel Mar Cinese Meridionale, o per il dumping commerciale e monetario, Kim inizia a fare il pazzo. Fa innervosire il Giappone il quale minaccia di intervenire. Le ferite non rimarginate nella Seconda Guerra Mondiale riprendono a sanguinare. L’Asia intera ricomincia ad avere paura dell’imperialismo nipponico. La prima a fare un passo indietro è Seul dove è ancora vivo il ricordo del dominio giapponese. Indietreggiano poi gli altri paesi dell’aerea. A quel punto la Cina riafferma di essere l’unica in grado di tenere a bada il Giappone e di gestire la minaccia nordcoreana. Il messaggio sottostante rivolto agli Usa è: tu non rompere le scatole altrimenti me ne lavo le mani”.

E Trump non ci sta…

“La questione di fondo è che il presidente americano ha capito questo gioco e sta mettendo la Cina alle strette. E’ come se dicesse a Pechino: se la Corea del Nord dipende da te e solo tu puoi tenere a bada Kim, allora calmalo e togligli l’atomica. In caso contrario, ti considero complice”.

Questa volta invece come è andata?

“La novità rispetto agli altri anni è che al momento nessuno si è innervosito per il fatto che il Giappone abbia alzato i toni. E questo significa solo una cosa”.

Cosa?

“In Asia hanno più paura della Cina che del Giappone”.

Quindi qual è la strategia di Trump?

“Trump sta mettendo i cinesi nell’angolo. Con un piano chiaro. Sta usando il brinkmanship: il piano adottato per la prima volta da Kennedy nella crisi cubana. Si tratta di portare l’avversario sull’orlo del burrone per vedere chi per prima si ritrae. L’obiettivo è di estremizzare la situazione. Mentre l’Europa frena, la Russia dice che serve il dialogo, Trump vuole smascherare il bluff cinese. Forse in maniera rozza. Ma i presidenti del passato non ci sono mai riusciti”.

La Cina ha capito il gioco americano?

“Pechino l’ha capito. E parla per bocca di Kim”.

Kim sarebbe dunque un burattino nelle mani di Pechino?

“Tutto quello che Kim fa gli viene imposto dai cinesi. ‘Noi siamo vicini come i denti con le labbra’ dicono a Pechino per spiegare il rapporto con il regime nordcoreano.  Quando americani e giapponesi hanno recuperato pezzi di missili lanciati negli anni passati, hanno trovato componenti Made in China. Quando a febbraio la Corea del Nord stava agendo in modo autonomo, la Cina chiuse l’approvvigionamento energetico. Un paese di fatto eremita, che dipende interamente dalla Cina dal punto di vista sia alimentare sia energetico (per il 90%, ndr), potrà mai sviluppare una politica autonoma?”

Quali scenari si aprono dopo il test della bomba h?

“Seul non può che alzare i toni. I cinesi non possono fare altro che chiedere a Kim di fare sempre di più il pazzo”.

L’obiettivo della Cina?

“Spaventare il mondo e ottenere che si riduca la pressione americana sulla Cina”.

E le sanzioni?

“Non è un caso che proprio qualche settimana fa, gli Usa abbiano iniziato a parlare di sanzioni contro la Cina e società cinesi che esportano in Corea del Nord”.

Perché non è un caso?

“Le sanzioni puntano a colpire lo spionaggio tecnologico”.

Quindi secondo lei se fino ad oggi gli Usa hanno sempre fatto un passo indietro, in futuro non sarà più così.

“Oggi sono gli Usa ad avere il coltello dalla parte del manico sono gli Usa. Cina e Corea del Nord si stanno chiudendo in un angolo bruciando tutte le opzioni strategiche che avevano: che fai, ora, lanci davvero atomica su Guam?”

Quindi Kim non potrebbe mai sganciare l’atomica su Guam?

“Non può farlo”.

Perché?

“Il grande svantaggio dell’arma atomica è che non puoi usarla. Potresti anche vincere da un punto di vista militare, ma perderesti da un punto di vista politico. Immaginiamo, come qualcuno ipotizza, uno scenario da fantapolitica nel quale Kim colpisca Los Angeles. Davvero pensiamo che poi si permetterà che la Corea del Nord resti in piedi?”.

In altre parole, Kim ha dimostrato di avere la bomba h ma non può usarla.

“La bomba all’idrogeno è un’arma che gli hanno dato i cinesi”.

In che senso quindi una guerra è impossibile?

“Dai tempi successivi alla crisi Berlino, si è affermata la necessità di una risposta flessibile: ovvero a guerra convenzionale si risponde con guerra convenzionale, a guerra atomica con guerra atomica. Se la Corea del Nord attaccasse con armi convenzionali, Corea del Sud, Usa, Seul e Giappone risponderebbero con armi convenzionali”.

Con quali conseguenze?

“Si ripeterebbe la storia: succederebbe quanto accaduto con la guerra di Corea (1950-1953, che non si è conclusa con un trattato di pace bensì con un armistizio, ndr). La Cina potrebbe intervenire con armi convenzionali – l’unica guerra possibile. Il generale MacArthur, comandante delle forze Usa, chiese di poter utilizzare l’atomica contro i santuari cinesi. Truman gli impose di tornare a casa. Stiamo parlando di scenari estremi. Ma anche una guerra combattuta con armi convenzionali porterebbe al fini mondo”.

Non sappiamo quanto bombe abbia Kim, non possiamo quindi misurare il suo arsenale.

“Fare un’analisi del potenziale nordcoreano e paragonarlo con quello degli Usa non ha senso. I nordcoreani si sono dotati dell’arma atomica proprio per supplire alle carenze militari. In caso di guerra interverrebbe l’alleata Pechino”.  

Cosa potrebbe accadere nelle prossime ore?

“La Cina cercherà di innervosire il Giappone. Purtroppo i cinesi non hanno capito che in questi ultimi anni hanno esagerato con la pressione dell’aerea.  La questione di fondo è capire cosa succederebbe se la Cina facesse retromarcia sui temi sensibili per gli Usa. Se Washington dice a Pechino che deve demilitarizzare le isole, quale leader cinese vorrebbe mai la faccia su una cosa del genere? Senza dimenticare il ruolo dello spionaggio”.

Cioè?

“Tutte le tecnologie all’avanguardia in possesso dei cinesi sono frutto di spionaggio. Cosa accadrebbe se gli Usa, che hanno già incriminato alcune unità dell’Esercito Popolare di Liberazione, chiudessero ai cinesi altri settori settore del mercato americano, come fatto con l’hitech? E se lo facesse anche l’Europa, che invece stende un tappeto rosso agli investitori cinesi?”

Anche in Italia.

“Non è normale che privatizziamo Ansaldo Energia e lo vendiamo ai cinesi. Così come non è normale cedere Pirelli a un’azienda statale come ChemChina. Oggi la Cina, assetata di tecnologia, ha cambiato strategia e assume i ricercatori di aziende stranieri pagandoli a peso d’oro. Quando compri la gente che fa i brevetti, acquisire il know-how diventa persino più semplice”.  

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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