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Krugman e Piketty sulla tragedia greca

Articolo di Paul Krugman “il progetto europeo è morto” (Repubblica 14.7.15) e intervista a Thomas Piketty di Stefano Montefiori “Cacciare un Paese? Si può Ma è una cosa da apprendisti stregoni.” (Corriere 14.7.15) LEGGI DI SEGUITO

“”Supponiamo che consideriate Tsipras uno stupido incompetente. Supponiamo che vi piaccia con tutto il cuore vedere Syriza lasciare il governo. Supponiamo che accogliate la prospettiva di cacciare questi indisponenti greci fuori dall’euro. Anche se tutto ciò fosse vero, l’elenco di richieste dell’Eurogruppo resterebbe una follia. L’hashtag di tendenza #ThisIsACoup ha assolutamente ragione. Qui si va oltre l’inflessibilità, si va nella pura ripicca, nell’annientamento assoluto della sovranità nazionale, senza nessuna speranza di sollievo. Plausibilmente, si tratta di un’offerta formulata in modo tale che la Grecia non possa accettarla; ma, anche così, si tratta di un grottesco tradimento di tutto ciò che si supponeva dovesse affermare e sostenere il progetto europeo.

C’è nulla che possa far arretrare l’Europa rispetto all’orlo del baratro? Si dice che Mario Draghi stia cercando di ricondurre un po’ alla ragione, che Hollande stia finalmente dando prova di un po’ di quell’opposizione al gioco delle Moralità che l’economia tedesca ama fare e che in passato egli ha vistosamente mancato di impedire. Ma molto danno è già stato arrecato. Dopo tutto ciò, chi mai si fiderà più delle buone intenzioni della Germania?
Da un certo punto di vista, l’economia è diventata qualcosa di secondario. Cerchiamo di essere chiari una volta per tutte, però: nelle ultime due settimane abbiamo imparato che far parte della zona euro significa che se sgarri i creditori possono annientare la tua economia. Tutto ciò non ha attinenza alcuna con l’implicita economia dell’austerità. Più che mai adesso è vero che imporre una rigida austerità senza un alleggerimento del debito significa scegliere una politica predestinata al peggio, a prescindere da quanto il paese sia disposto ad accettare tormenti. E ciò, a sua volta, significa che perfino una capitolazione assoluta della Grecia sarebbe un punto morto.
La Grecia riuscirà a organizzare con successo un’uscita dall’euro? La Germania cercherà di ostacolare una ripresa? (Mi dispiace, ma questo è il tenore delle domande che dobbiamo porci adesso). Al progetto europeo — un progetto che ho sempre esaltato e sostenuto — è stato appena inferto un colpo terribile, forse mortale. E, a prescindere da quello che pensate di Syriza o della Grecia, a infliggerlo non sono stati i greci. © The New York Times Traduzione di Anna Bissanti””

LEGGI ANCHE l’intervista a Thomas Piketty di Stefano Montefiori “Cacciare un Paese? Si può Ma è una cosa da apprendisti stregoni.” (Corriere 14.7.15)

“”Scongiurare a ogni costo l’uscita della Grecia dall’euro, e aiutare Atene a tirarsi fuori dal baratro accettando di ristrutturare il debito e facendo così ripartire l’economia: questa è la visione di Thomas Piketty, l’economista francese autore nel 2013 del best-seller globale «Il capitale nel XXI secolo» (edito in Italia da Bompiani). Piketty è stato accontentato a metà. In mancanza di incidenti di percorso, se i vari Parlamenti nazionali ratificheranno l’intesa trovata all’alba di ieri a Bruxelles, la Grecia resterà nell’euro e il temuto inizio della dissoluzione dell’Unione sarà evitato. Ma restano i dubbi sulle condizioni imposte ad Atene. Troppo dure per sperare in una ripresa della produttività, troppo ispirate a una austerity contro la quale Piketty si batte da tempo per una ragione fondamentale: non funziona.
Quale piano sarebbe ragionevole per avere qualche speranza di aiutare i greci?
«Per me le basi di un buon accordo erano chiare: si può chiedere alla Grecia un leggero avanzo primario nei prossimi anni, nell’ordine di un 1 per cento del Pil al massimo, ma non di più, almeno fino a quando l’attività economica non avrà ritrovato il suo livello del 2007. Oggi il Pil greco è sotto del 25% rispetto alle dimensioni precedenti la crisi. In queste condizioni non ha alcun senso chiedere un aumento dell’avanzo primario del 2% del Pil nel 2016, del 3% nel 2017 per arrivare al 4% nel 2018».
La tentazione di fondo della Germania e dell’Europa del Nord in questa crisi è sembrata quella di sbarazzarsi della Grecia per dare un esempio agli altri Paesi, e poi costruire una Unione economica e politica più integrata ed efficace. Era un’idea sensata?
«Quelli che hanno pensato e che ancora pensano che un’Europa senza Grecia permetterebbe di disciplinare e stabilizzare la zona euro sono dei pericolosi apprendisti stregoni. Cacciare un Paese significa incoraggiare tutti i discorsi anti-euro e in fin dei conti distruggere l’ideale europeo, sarebbe l’inizio della fine».
Eppure il ministro delle Finanze tedesco Schäuble, e non solo lui, ha lavorato per questo esito.
«Presso un certo numero di dirigenti tedeschi si osserva uno spaventoso miscuglio di nazionalismo presuntuoso e di ignoranza storica. L’Europa si è costruita negli anni Cinquanta sulla cancellazione dei debiti del passato, e in particolare del debito della Germania. Ai giovani tedeschi degli anni 1950-1960 è stato detto: voi non siete responsabili dei debiti e degli errori dei vostri genitori e dei governi precedenti, bisogna guardare verso il futuro e investire nella crescita. Dovremmo fare lo stesso oggi».
In questa situazione qual è il ruolo di Draghi e della Bce?
«La Bce non deve asfissiare le banche greche. L’Italia e la Francia si sono opposte all’espulsione della Grecia dalla zona euro, contro un colpo di Stato finanziario. L’idea che un creditore possa recuperare i suoi soldi asfissiando il debitore è un pensiero folle, ideologico».
Il Grexit per il momento almeno è scongiurato. Ma è possibile pensare che un Paese possa uscire dall’euro senza conseguenze gravi per gli altri? Nei giorni scorsi il governo italiano negava qualsiasi rischio di contagio, a differenza di ciò che pensava il Fondo. Chi ha ragione?
«L’Italia aveva torto di ritenersi al riparo. I tassi di interesse oggi sono eccezionalmente bassi, ma questa situazione non può durare all’infinito. In caso di Grexit, le tensioni si sarebbero trasferite presto o tardi su altri Paesi».””

 

 

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