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Kushner, il genero-epurator che guida il 'cerchio magico' di Trump

di Nuccia Bianchini

Washington – Il giorno in cui Donald Trump andò alla Casa Bianca per conoscere di persona il presidente uscente, Barack Obama, tutti gli occhi erano puntati sui due. Pochi notarono che nel ristretto gruppo di uomini che l’ex acndidato repubblicano aveva voluto con sé, oltre alla moglie Melania, c’era solo un altro familiare: Jared Kushner, il genero, marito di Ivanka, l’amatissima figlia.

Kushner, 35 anni, ha passeggiato sul South Lawn a fianco del capo gabinetto di Obama, Denis McDonough; anche il capo ufficio stampa, Josh Earnest, ha confermato di aver avuto modo di incrociarlo.

A distanza di qualche giorno, il 35enne immobiliarista guadagna sempre più potere nel ‘cerchio magico’ attorno al presidente eletto: l’uomo che ha avuto un ruolo cruciale in alcuni momenti topici dell’ascesa politica di Trump, sarebbe all’origine delle epurazioni – di stampo stalinista, scrivono i media americani– in corso in queste ore.
Sono cominciate venerdì con la defenestrazione del governatore del New Jersey, Chris Christie, l’uomo che dieci anni fa aveva mandato in prigione per un anno suo padre: Christie, che guidava il Transition team, è stato sostituito con Pence, e nelle ore successive sono saltati anche i personaggi a lui vicini.

Descritto come calmo e composto, poco amante della ribalta, straordinariamente ambizioso, Kushner – che sovrintendeva la campagna on-line- ha esercitato finora la sua influenza da dietro le quinte: ha tessuto i rapporti con i repubblicani, scritto discorsi, detto l’ultima parola su decisioni chiavi.

Ricchissimo, erede di un’estesa fortuna nel campo immobiliare, è il proprietario di The New York Observer, un giornale conservatore tra i pochi a sostenere Trump dall’inizio. E’ figlio di ebrei ortodossi, scampati all’Olocausto. Si è laureato ad Harvard (dove è entrato nonostante i voti non brillanti grazie alla mega donazione all’università, 2,5 milioni di dollari, del padre, Charles). Ma a 24 anni dovette farsi carico dell’azienda familiare, The Kushner Company, perché la sua famiglia era travolta da uno scandalo: nel 2005, il padre Charles Kushner, presidente dell’azienda e tra i principali donatore del Partito Democratico, fu condannato a due anni di prigione per evasione fiscale, donazioni illegali alla campagna elettorale, persino ostruzione alla giustizia. Lo scandalo assunse aspetti sordidi quando si scoprì che Charles Kushner aveva pagato una prostituta per sedurre il cognato in un motel; una telecamera nascosta registrò tutto e lui mandò il video hard alla sorella, facendo in modo che arrivasse il giorno di un festa di famiglia, per dissuaderla dal testimoniare contro di lui.

All’epoca il procuratore del New Jersey era Chris Christie, oggi governatore, che nei mesi scorsi dopo i dubbi iniziali, si è schierato con Trump. A distanza di anni il risentimento dei Kushner non è passato. Dopo 14 mesi trascorsi in carcere in Alabama, Charles Kushner è entrato a pieno titolo nella campagna elettorale come donatore; e ora Kushner jr. ha regolato i conti con Christie: prima non lo ha voluto come vice del suocero, preferendogli Mike Pence, adesso lo ha definitivamente defenestrato.

Quando nel 2009 ha sposato Ivanka Trump, la figlia maggiore di Donald, si sono unite due fortune immobiliari e lei, di famiglia cattolica, si è convertita all’ebraismo. I due hanno avuto tre figli. Sostanzialmente privo di esperienza politica, Kushner ha accompagnato l’ascesa politica di Trump. Gli ha scritto i discorsi, ha organizzato le risposte giuste nei momenti di difficoltà: quando il suocero fu accusato di anti-semitismo per aver ‘twittato’ un’immagine della rivale, Hillary Clinton, con una stella a sei punte simile alla Stella di David, e la scritta “la più corrotta di sempre”, ha pubblicato una lettera sul sito dell’Observer: “Mio suocero è una persona estremamente amorevole e tollerante, che ha accettato la mia famiglia e il nostro ebraismo. E da quando è cominciata la mia relazione con sua figlia, il suo sostegno è stato costante e sincero”. E sarebbe stato proprio lui a suggerire a Trump l’idea di una visita in Messico durante la campagna elettorale: se il suocero minaccia di costruire il muro al confine, lui gli ha fatto incontrare il presidente, Enrique Pena Nieto

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