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L’8 marzo nervoso di Maria Elena Boschi

Dall’Huffingtonpost.it di oggi.

“”Alla fine i nervi le sono saltati sulle bolle di sapone, quelle dell’imitazione di Virginia Raffaele mandata in onda a Ballarò. E Maria Elena Boschi non ha retto all’insostenibile leggerezza della satira. Accade così che alle 14,37 leggi l’agenzia che non ti aspetti. Clamorosa. Michele Anzaldi, renziano, scrive una lettera alla presidente Rai Anna Maria Tarantola: “Si chieda se l’imitazione della Boschi è servizio pubblico”. Ovviamente per il parlamentare – peraltro segretario della commissione di Vigilanza Rai – di servizio pubblico non si tratta. Leggiamo: “Mi permetto di chiederle – scrive – se condivide l’imitazione di Maria Elena Boschi a Ballarò e se ritiene opportuno che un ministro giovane, che finora ha dimostrato preparazione e capacità, sia ritratta come una scaltra ammaliatrice che conta solo sul suo essere affascinante. È questa l’immagine che il servizio pubblico della Rai, e Raitre in particolare, vuole dare alla vigilia dell’8 marzo?”
Insomma, la Ministra non gradisce la satira. Se ne era accorto qualche giorno fa proprio Matteo Renzi, destinatario di un lungo sfogo telefonico della Boschi, proprio durante Ballarò. Ora partono i messaggi di “avvertimento” al servizio pubblico. Per chiarire il caso, proviamo a chiamare il neo-ministro dei Rapporti col Parlamento che, come sempre accade ai giornalisti parlamentari, non risponde. Trapela dall’inner circle renziano che “l’ha presa malissimo”, la satira. Già la satira. Inopportuna, irriverente, autonoma rispetto al Potere. Che rottura, la satira per i nuovi potenti. E va anche capita, la Boschi. Perché se uno inizia la settimana andando a difendere in Parlamento gli indagati che sono diventati sottosegretari, se prosegue la settimana a telefono sulla legge elettorale con Verdini e Brunetta, se una è costretta, alla vigilia dell’8 marzo, a blindare l’accordo sulle quote di genere litigando con le donne del suo partito, capisci che la satira diventa insopportabile e offensiva. Roba da invocare il bavaglio. Se c’è una cosa che Maria Elena non sopporta è di essere dipinta come bella più che come brava. Proprio non la sopporta, sin da quando sfoggiò alla Leopolda un paio di scarpe tacco 12, leopardate. Non sopporta di essere oggetto di sguardi maliziosi e di pettegolezzi da bar di provincia, come se fosse arrivata in Parlamento per grazia ricevuta. Tanto che l’altro giorno un gruppo di parlamentari del Pd, capitanate da Alessandra Moretti, ha messo nero su bianco l’indignazione: “Basta battute sulla bellezza”. Perché tutta questa pruderie collettiva copre pensieri e parole che, alla sua prima settimana in Aula, la Boschi ha pronunciato lasciando un segno indelebile. A Brunetta che chiedeva delucidazioni da palazzo Chigi sulla situazione economica, ha risposto: “Sui conti pubblici riferiremo presto”. Vuoi mettere la differenza con l’ammaliante, sfuggente e improvvisata Virginia Raffaele. È una precisa, la Boschi. Prima c’è quella legge elettorale che doveva essere approvata tutta intera entro febbraio e che sarà approvata dimezzata entro marzo. Proprio sulla legge elettorale, in molti hanno capito di che stoffa è fatta la neo ministra. Bastava vedere la faccia di Dorina Bianchi all’uscita dalla seduta notturna alla Camera. La mite parlamentare di Ncd aveva ancora in mano il biglietto che la ministra del nuovo corso le aveva mandato mentre si discuteva dell’emendamento sulle preferenze. Appena finito di parlare la Bianchi se lo è ritrovato sullo scranno: “Se passa l’emendamento che hai difeso, salta tutto e si va a votare. Voglio vedere dove prendi i voti per essere eletta”. Firmato Maria Elena. Tanto che, appena letto il biglietto, la pasionaria del Sannio, ovvero il neocapogruppo Nunzia De Girolamo è piombata sui banchi del governo per dire al ministro che così proprio non va. E che i nervi vanno tenuti sotto ghiaccio. L’ultimo tweet di Maria Elena è questo: “Oggi un nuovo inizio con umiltà e determinazione. Noi ci siamo #lavoltabuona”. Era il 22 febbraio. Poi, l’inizio vero.””

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