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L ‘AMORE E’ SEMPRE UGUALE ANCHE QUANDO E’ DIVERSO

“L’amore è sempre uguale anche quando è diverso” Il sacerdote: “Nella mia esperienza di pastore ho incontrato tante coppie che mi hanno consegnato la loro storia e hanno provato a spiegarmi che essere omosessuali non può essere una colpa, una condanna di un Dio che essi profondamente amano. Non sempre ho capito e oggi ne sento ancora di più il dolore”. di Gennaro Matino* 17/11/2013-La Repubblica -Ed.Locale Napoli L’altra sera, quattro passi per acchiappare Napoli dall’alto di San Martino, desiderio di scoprirla illuminata, semmai possibile, oltre il panorama. Amore di innamorati appoggiati al parapetto, semplici baci, innocenti promesse. Tra loro, due giovani, entrambi maschi, senza timore e con grande dolcezza si scambiano un bacio. Sorpreso che nessuno restasse sorpreso. Forse il problema era il mio se pensavo che Napoli non fosse capace di tale rispetto, né di aprirsi a un mondo cambiato a tal punto che, se qualcuno, fossi anch’io, ancora non se ne fosse accorto, dovrebbe farsene una ragione. Forse è tempo di comprendere serenamente che non esistono amori diversi, se esiste l’amore. Già, perché secondo alcuni così dovrebbe essere inteso il sentimento di quei due ragazzi e di tanti altri che come loro sono stati colpevolmente separati dalla nostra consistenza perbenistica. Amore diverso, parola universo per raccontare spazio di umane avventure, spesso sofferte, parola inganno che usata incautamente ha finito per marcare confini, costruire muraglie tra chi si sente giusto e chi sbagliato, chi onesto e chi disonesto, chi normale e chi anormale. Amore diverso per usare parole rischiose e nascondere il vero, ma amore diverso da chi? da cosa? Se è amore non può raccontare che relazione, sentimento, incrocio di vite, scambio, passione, alleanza in tempo di assedio, compagnia contro la solitudine. Ma è vero amore? direbbe chi ritiene che amore di coppia sia solo quello secondo natura, tra maschio e femmina. Se lo è, dovremmo domandarlo anche a Papa Francesco che nel frattempo chiede alla Chiesa di accorgersi che esistono uomini e donne che vivono questo amore, e vuole che il prossimo Sinodo dei Vescovi si interroghi anche su come accogliere chi ha un diverso orientamento sessuale e affettivo. Grande apertura del Pontefice che da visionario sorprende facendo immaginare possibilità di dialogo con un mondo che per troppo tempo è stato demonizzato, anche se sarei più prudente di tanti entusiastici osservatori. Aspetterei le conclusioni del Sinodo per capire se davvero si tratta di un nuovo sentire o di semplice disponibilità a vaga accoglienza, parola inadeguata tanto da diventare un panno nuovo su vestito vecchio e mettere ancora più in risalto lo squarcio. Tuttavia è importante che se ne parli, in quanto la Chiesa deve fare i conti con un mondo che senza aspettare il suo consenso ha già fatto le sue scelte. Speriamo che ci sia ancora tempo per dare dignità alla vita credente di chi ha visto la sua fede messa a dura prova, costretto a rimanere fuori dalle mura della Chiesa, segregato alla vita casta per non poter essere quello che effettivamente è. Grande responsabilità aver lasciato soli tanti nostri figli nelle decisioni più importanti che riguardano il loro futuro, la loro storia di coppia, la loro sessualità imponendo loro, come unica possibilità di dialogo con noi, la nostra visione di vita. Nella mia esperienza di pastore ho incontrato tante coppie che mi hanno consegnato la loro storia e hanno provato a spiegarmi che essere omosessuali non può essere una colpa, una condanna di un Dio che essi profondamente amano. Non sempre ho capito e oggi ne sento ancora di più il dolore. In un tempo in cui il sentimento diffuso era quello di costringere alla menzogna chi sentiva di vivere un tale amore, molti mi hanno raccontato il loro dramma con le lacrime agli occhi, mentre il vero dramma era quello di perderli alla fede, allontanarli dalla vita ecclesiale, piuttosto che accoglierli in percorsi di crescita di sana affettività, chiedendo loro coerenza di vita credente in nome della fede come si chiede a tutti i credenti, etero o meno. Abbiamo la colpa di aver costretto e relegato nel mondo del vizio chi vizioso non era, ma chiedeva di amare secondo la propria natura da noi ingiustamente confinata nel peccato e così abbiamo perso l’occasione, spero non irrimediabilmente, di educare all’amore anche chi si sente diverso. La Chiesa del Concilio voleva essere aperta al mondo e se lo è davvero è il mondo reale che deve incontrare, anche quello omosessuale, quello che l’aspetta fuori le sue protette mura e non quello illusorio, costruito nelle stanze chiuse di un falso potere. *è un sacerdote e scrittore italiano, parroco della Chiesa della Santissima Trinità in via Torquato Tasso (Napoli) e docente di Teologia Pastorale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e di Storia del Cristianesimo presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. È editorialista di Avvenire, de Il Mattino e de La Repubblica.

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