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L’eros e’ morto? No, ma non si sente per niente bene

Articolo di Flores Murard-Yovanovitch (UnitAà 26.1.14)

“”Cosa succede all’eros nella società contemporanea? Dopo “La stanchezza”, il filosofo coreano-tedesco BYUNG-CHUL HAN si é fermato a ragionare sull’amore e le sue mutazioni nel momento delle rosone all’altro. Il suo ultimo saggio s’intitola Eros in agonia (pagine 95, euro 7,00, Nottetempo Sassi nello stagno).
Nella società della prestazione, il soggetto imprenditore di se stesso -, è teso verso il «risultato», in una colpevolizzante costrizione alla produttività; non esita all’ipersfruttamento, in un ricatto subdolo del neo capitalismo precario, che sfrutta costantemente il soggetto, non più da dominare ma da autoplasmare…verso una ossessiva ottimizzazione di sé stesso.
In quell’ossessione ad emergere, spesso in una patologica autoreferenzialità, il soggetto ricerca ossessivamente un riconoscimento. L’altro diventa mero specchio del suo ego. Una potente mutazione antropologica narcisistica (Narzissifizierung) di cui Facebook e altri network digitali sono forse i sintomi più visibili della tendenza a cercare il consenso in una relazione unilaterale. Paradossalmente tramite i network dove crediamo di «avvicinare» l’altro per creare l’utopia di una fusione, di una vicinanza, in realtà non lo incontriamo più, ma creiamo una nuova assenza. «Così non godiamo più dell’Altro; piuttosto lo facciamo sparire» scrive Han.
ALLONTANARE L’ALTRO – Han coglie una delle mutazione più eclatanti di questa fine secolo: la sparizione dell’altro sotto i colpi della feroce mutazione antropologica in corso. Il soggetto narcisistico-depressivo esaurito e logorato da se stesso, impossibilitato ad amare a cui l’Altro funge solo da specchio al proprio avido ego. In un nuovo «inferno dell’Uguale» che compromette seriamente la dialettica.
E l’amore allora? Diventa consumo godibile, positivistico, una «formula per il godimento». La relazione, nel contesto della «offerta eccessiva», deve essere perfetta, non problematica, l’Altro viene svuotato della sua negatività. Godibile, appetibile, facilmente consumabile. Sesso (tra porno e prestazione), non Eros. La sua razionalizzazione estrema nella società «calcolante», è il vecchio nemico del colpo d’ala di Cupido che ha sempre amato le stanze buie dell’irrazionale. La Ragione tradizionale antidoto, veleno e antagonista di una Psiche innamorata che si lascia andare al diverso. Un Eros che non sopporta l’attesa, la negatività, la trama, le privazioni, frustrazioni e crisi, che non è asimmetria e differenza… crea reificazione. Riduzione a mero scambio economico come un altro sesso, non più sessualità, non più estasi. Anche l’ipervisibilità della rete che deruba l’altro del necessario alone di segreto, di mistero (lo «sconosciuto»), della sua «inafferrabilità» compromette il desiderio. Che è fantasia per l’altro diverso da sé. È questa forse la mutazione più subdola e violenta del neocapitalismo odierno, che trasforma tutto in consumo possibile. Eliminando persino l’Alterità.
Tesi buia, estrema. E un po’disturba che per parlare dell’Eros oggi, bisogna ancora e sempre scomodare gli eterni Platone, Heidegger e compagnia. Se è incontestabile l’odierno calo dell’affettività e dei rapporti in questa nuova società digitale dell’assenza, l’Eros non sembra morto, solo sottotono. Senza, non ci sarebbe più arte, politica e rivoluzione.””

Fonte

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