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L’estate horror degli inspiegabili papà killer

L'estate horror degli inspiegabili papà killerC’è una frase significativa, struggente, che uno straordinario Robin Williams nel film Mrs Doubtfire , dice al giudice, in tribunale, per non venire separato dai suoi figli: «Da quando nacquero i miei figli, dall’istante che li ho guardati, io ero già pazzo di loro, quando li ho presi in braccio ero già steso. Io li amo con tutto il mio cuore e l’idea che mi si dica: Non puoi vivere con loro o vederli ogni giorno, sarebbe come dirmi: Ti tolgo l’aria. Io non vivo senza l’aria e non vivrei senza i miei figli».

Belle parole, no? Che suonano come un inno all’Amore. Quello vero, quello unico Quello che ti fa fare di tutto e di più senza programmare la tua vita a mo’ di robot. Eppure, in quest’estate strampalata, alcuni padri, troppi padri, hanno calpestato questa dichiarazione di bontà e di amore. Hanno perso di vista la rotta della saggezza e dell’equilibrio. E hanno ucciso. Ucciso i loro figli. Cinque delitti.

Certamente dalle motivazioni differenti: disagio, rancori, malattia, disperazione, odio ma che hanno portato però, purtroppo, sempre al gesto più estremo e assurdo. Che alla fine resta inspiegabile e inaccettabile per il devastante vuoto che lascia attorno.

L’ultima tragedia familiare è avvenuta ieri mattina, a San Giovanni la Punta, nel Catanese, dove un uomo di 47 anni, Roberto Russo, ha ucciso a coltellate la figlia Laura di 12 anni e ha ferito gravemente l’altra figlia, Marika, di 14 anni, tentando poi di togliersi la vita conficcandosi un coltello nell’addome. Motivo del tragico epilogo, deciso da Russo sembrerebbe l’ennesimo diverbio con la moglie che sospettava di essere stata tradita.

Una vicenda che segue solo di pochi giorni un altro delitto in famiglia. E’infatti ancora fresco l’orrore di Collemarino, vicino ad Ancona, dove Luca Giustini, ferroviere di 34 anni, ha accoltellato la figlia Alessia, 18 mesi, mentre era nella culla. Un gesto che lo stesso padre, arrestato e poi ricoverato in stato confusionale nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Torrette di Ancona, non è riuscito a spiegare agli inquirenti se non con poche, improbabili parole: «una voce mi ha detto di farlo».

Sempre recentissima la tragedia del 9 Agosto a San Fele, nel Potentino, dove Vito Tronnolone , 65 anni ha ucciso la sua famiglia, moglie e due figli, di cui uno disabile, per poi togliersi la vita. È accaduto nella casa in cui la famiglia Tronnolone si era trasferita per le vacanze: l’uomo, preoccupato forse per la sua salute, e ritenendo di non essere più in grado forse di badare al figlio disabile, ha sparato ai familiari con una P38 che ha poi rivolto verso di sé. E il 18 Luglio a Pescara, ecco che Massimo Maravalle, 47 anni, uccide nella notte il figlio adottivo di 5 anni soffocandolo con un cuscino. L’uomo soffriva di disturbo psicotico atipico. E, prim’ancora , il 14 Giugno, un’altra assurda strage a Motta Visconti. Una violenza goffamente mascherata da rapina finita in tragedia: una mamma trovata morta in casa dal marito, assieme ai due bambini di 5 anni e 20 mesi. Gli inquirenti ci mettono poco a far crollare e confessare il marito e padre, Carlo Lissi che, dopo il triplice omicidio, era andato a vedere la partita Nazionale in un pub del paese. L’infatuazione, non corrisposta, per una collega avrebbe fatto scattare la follia dell’uomo.

Ma che cosa c’è dietro questa catena di delitti? Uomini e padri che, secondo lo psichiatra Vittorino Andreoli, agiscono o per un senso di impotenza segnata dalla depressione («non posso fare niente per gli altri, li vedo soffrire, quindi li uccido e mi uccido») oppure per rabbia e frustrazione. Come il padre di Catania che secondo Andreoli «è una specie di Medea al femminile: la moglie lo ha lasciato, lui la punisce uccidendole i figli».

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