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L’offensiva su Gaza è una vergogna . E il Giusto tra le Nazioni restituisce la medaglia

L'offensiva su Gaza è una vergogna . E il Giusto tra le Nazioni restituisce la medagliaHenk Zanoli ha 91 anni ed era, almeno fino a qualche giorno fa, un “Giusto tra le Nazioni”. E cioè un non-ebreo che, durante l’Olocausto, ha salvato la vita di un ebreo, in questo caso un bambino. Il piccolo si chiamava Elhanan Pinto, era nato nel 1932 ed è sopravvissuto all’orrore della Shoah grazie a Zanoli. Il quale, insieme alla madre Johana, l’ha tenuto al riparo dalla furia nazista nella sua casa di Eemnes, vicino a Utrecht, dal 1943 al 1945, anno in cui gli Alleati liberarono i Paesi Bassi. Sia Johana che Henk rischiarono la vita per preservarne un’altra. I genitori e i fratelli del bimbo, intanto, venivano trucidati in un campo di concentramento del Terzo Reich.
 
La storia di Zanoli.Come racconta il sito ufficiale dello Yad Vashem, il celebre museo dell’Olocausto di Gerusalemme, nel 1943 Henk Zanoli, allora poco più che ventenne, da Emmes fece un rischiosissimo viaggio verso Amsterdam (guardie e controlli erano ovunque) per andare a prendere il bambino e portarlo a casa dalla madre Johana. A casa Zanoli “Elchanan trovò un ambiente accogliente e pieno di amore”, si legge sul sito dello Yad Vashem. “A guerra finita, uno zio andò a prendere il piccolo per lasciarlo in un orfanotrofio ebraico. Successivamente, Elchanan si trasferì in Israele con altri amici e cambiò il suo nome in Hameiri”.
La famiglia Zanoli in una foto degli anni 40: al centro Johana. Henk è il secondo da destra (foto tratta dal sito dello Yad Vashem)
 
La decisione. Oggi, però, Henk Zanoli “Giusto tra le Nazioni” non lo è più. Per sua scelta. Come riporta il quotidiano israeliano Haaretz, Zanoli ha restituito la medaglia di “Giusto” ricevuta dalle autorità israeliane. E ha chiesto la cancellazione del suo nome dal Giardino dello Yad Vashem. Questo per protesta contro l’ultima offensiva di Israele su Gaza, in cui sono morte circa 2mila persone, molte delle quali civili. E tra questi c’erano sei suoi familiari, incluso un bambino di dodici anni.
 
I familiari morti. Perché la nipote di Zanoli, la diplomatica olandese Angelique Eijpe, ha sposato un palestinese nato nel campo profughi di Al-Bureij, a Gaza. E gran parte della loro famiglia vive nella Striscia. I due coniugi, durante l’offensiva, non erano a Gaza. Altri familiari, però, non sono potuti sfuggire ai raid. E sei di questi sono morti. Così, a inizio settimana, Zanoli si è presentato all’ambasciata israeliana di Amsterdam e ha restituito la medaglia e la lettera di “Giusto tra le Nazioni”.
 
La lettera. Subito dopo, Zanoli, un avvocato in pensione, ha scritto una lettera aperta per giustificare il suo clamoroso gesto: “E’ davvero terribile che oggi, quattro generazioni dopo, la nostra famiglia debba sopportare l’omicidio di altri suoi membri. Omicidio di cui è responsabile lo stato di Israele. Per me, dunque, conservare questa medaglia sarebbe un insulto alla memoria della mia coraggiosa madre”. Il padre di Zanoli, invece, che anche lui faceva Henk di nome, venne internato nel campo di concentramento di Mauthausen nel 1941 perché aveva protestato contro l’occupazione di Hitler. Resistette alle crudeltà dei nazisti fino al febbraio 1945. Poi morì.
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