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La battaglia per l'eutanasia nel nome di Dj Fabo, Cappato: “avanti finché non ci fermano”

Dj Fabo è morto in una clinica in Svizzera realizzando il suo desiderio di mettere fine a una vita che per lui non era più tale da quasi tre anni, da quando era diventato cieco e paraplegico dopo un incidente stradale. La battaglia di Marco Cappato, che ha accompagnato Dj Fabo nella clinica della “dolce morte”, continua senza sosta. Alle 14.45, come annunciato, si è presentato alla caserma dei Carabinieri di Milano Duomo, autodenunciandosi per la morte dell’ex deejay. “Il mio obiettivo è portare lo Stato Italiano ad un’assunzione di responsabilità”, ha attaccato Cappato. “Entrerò e racconterò semplicemente come ho fatto, come ho aiutato Fabo a ottenere l’assistenza medica per la morte volontaria”, ha detto il tesoriere dell’associazione Coscioni circondato da telecamere e taccuini. “Sarà compito dello Stato – ha aggiunto Cappato che è stato salutato dall’applauso di una decina di militanti radicali – decidere se girare la testa dall’altra parte o consentirmi di difendere le mie ragioni nell’aula di un tribunale”.  

 

 

Marco Cappato: mi autodenuncio per l’aiuto al suicidio

Dopo essersi autodenunciato per la morte di dj Fabo, Marco Cappato, dirigente dell’associazione Luca Coscioni, fuori dalla caserma dei carabinieri di Milano ha lancia la sfida: “Continueremo fino a quando non saremo fermati, allora diventerà evidente che lo Stato non si sarà assunto la propria responsabilità”. Il riferimento è anche ai casi di due persone che hanno ottenuto il ‘semaforo verde’ per morire in Svizzera attraverso l’associazione ‘Dignitas’.

#Cappato: “Stiamo aiutando altre 2 persone e continueremo fino a che lo Stato non si sarà assunto le sue responsabilità” #Fabo #DjFabo pic.twitter.com/R8X6sPZvQi

— Uno Mattina (@Unomattina) 28 febbraio 2017

L’ultima lettera di Dj Fabo: “La mia vita nopn ha più senso”

“Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia”. E’ lo stesso dj Fabo a spiegare, in una lettera-testamento consegnata all’associazione Luca Coscioni, l’ultimo viaggio in Svizzera e scrivendo così l’epilogo della sua lunga e tortuosa battaglia per “il diritto sacrosanto di morire”.

Una vita da sogno che si trasforma in incubo

Una vita brillante e piena, quella di un artista, dj, motociclista per passione che, proprio mentre cominciava a collezionare i primi successi professionali, la prima notorietà nel settore, da sogno è diventata incubo. “Purtroppo, in uno dei rientri in Italia, dopo aver suonato una sera in un locale di Milano, tornando a casa, un rovinoso incidente mi spezza i sogni e la mia vita”. Diventa cieco e tetraplegico, immobilizzato in un letto.

“Se non posso vivere più come prima preferisco la solitudine”

Dj Fabo si descrive senza abbellire una realtà divenuta insopportabile: “Giovane adulto sempre vivace e vero amante della vita, non riesco a fare a meno degli amici per esserne al centro trascinandoli con me. Generoso, forse un po’ insicuro quando si tratta di scelte importanti da fare da solo. Vittima spesso della mia stessa vivacità, facilmente mi annoio, pronto a gettarmi per primo nelle situazioni più disparate. Un trascinatore. Incapace di sopportare il dolore sia fisico che mentale. Preferisco stare solo, ora, che non poter vivere come prima. Vivo oggi a casa di mia madre a Milano con una persona che ci aiuta e la mia fidanzata che passa più tempo possibile con me. Mi portano fuori ma spesso non ne ho voglia”. Da qui il contatto con l’Associazione Luca Coscioni, e il viaggio con Marco Cappato verso la fine di un’agonia che non era più vita.

Guarda: Il racconto di Valeria, la fidanzata che gli è stata sempre vicino

 

 

Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo.

— Marco Cappato (@marcocappato) 27 febbraio 2017

 

Circondato da familiari e amici, Dj Fabo da solo, con un morso, ha avviato il meccanismo che ha iniettato nel suo corpo immobile il farmaco letale. Poche ore prima, le sue ultime parole, la fidanzata Valeria Imbrogno aveva scritto su facebook “Vorrei che questa notte non finisse mai…”. Invece il giorno dopo è arrivato e Fabiano Antoniani ha posto fine alla sua agonia.

Per approfondire:

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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