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La bomba di Pyongyang non cambia l'agenda del vertice dei Paesi Brics in Cina

Forse non è un caso che l’ultimo, drammatico test nucleare sia stato effettuato dalla Corea del Nord il giorno in cui inizia il vertice di Xiamen, in Cina. L’ennesimo segnale di sfida all’alleato riluttante: Xi Jinping. Da oggi e fino al 5 settembre il vertice dei Paesi Brics (l’acronimo che racchiude le economie emergenti di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) ha in realtà un’altra agenda. Il tema di questa edizione del summit, la nona (la prima fu nel 2009) è  “Stronger partnership for a brighter future. Mentre la Cina condanna con forza il sesto test atomico di Kim Jong-un, il più potente di sempre, nel suo discorso inaugurale a Xiamen il presidente cinese Xi Jinping non fa riferimento alla Corea del Nord. Le economie dei Paesi emergenti  negli ultimi dieci anni hanno contribuito a più di metà della crescita economica globale e rappresentano, a tutt’oggi, circa il 43% della popolazione mondiale. La bomba a idrogeno testata dal dittatore di Pyongyang sconvolgerà i piani del vertice?

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Stamattina Pechino ha condannato senza mezzi termini l’ultimo test coreano. Pyongyang “ha ignorato le dure sanzioni (adottate) della comunità internazionale effettuando ancora una volta un test nucleare. Il governo cinese esprime la sua più forte e risoluta condanna di questo test”, si legge in una nota del ministero degli Esteri. Pechino ha sempre mantenuto la linea della “doppia sospensione” per ridurre le tensioni, ovvero lo stop agli esercizi militari congiunti tra Stati Uniti e Corea del Sud e agli esperimenti missilistici e nucleari di Pyongyang. Mentre Xi si prepara ricevere il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente russo Vladimir Putin, l’ultimo test potrebbe costringere il presidente cinese a cambiare atteggiamento e strategia nei confronti della Corea del Nord: una posizione equidistante e defilata forse non è più possibile.

Cina e India torneranno a parlarsi

Il tentativo in queste ore, è comunque quello di mantenere per quanto possibile il calendario dei lavori di Xiamen, vertice atteso e importante. Al di là di alcuni punti in comune, il summit avrà il compito di livellare le differenze tra i Paesi membri. Il caso più recente di attrito si è manifestato proprio tra la Cina e l’India, con lo stallo militare nell’area di confine del Doklam per la costruzione una strada da parte della Cina, conclusosi solo lunedì scorso, a ridosso del summit di Xiamen, con il ritiro delle truppe indiane, confermato dal Ministero degli esteri di New Delhi. Pechino ha confermato che manterrà i soldati, anche se metterà in atto “necessari aggiustamenti alla luce del cambio di situazione”, come confermato in una nota del Ministero degli Esteri. Allo sblocco è seguita la conferma della partecipazione al summit del primo ministro indiano, Narendra Modi. Uno dei momenti che verrà più osservato dagli analisti sarà proprio un possibile incontro bilaterale tra il presidente cinese, Xi Jinping, e lo stesso Modi, che già durante il prolungato stallo militare, a luglio scorso, si erano brevemente parlati faccia a faccia a margine del summit del G20 di Amburgo. 

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Alleanza tra economie emergenti

La coesione, o meno, tra i membri del gruppo, servirà, soprattutto alla Cina, ritengono gli analisti, per capire il ruolo che il blocco potrà avere nella leadership globale, in un momento in cui gli Stati Uniti appaiono in ritirata. Tra le novità del summit 2017 c’è la possibilità di un allargamento del gruppo ad altri Paesi. A partecipare al summit come osservatori ci saranno i leader di Messico, Egitto, Tagikistan, Guinea e Thailandia. Lo scopo di un allargamento “Brics plus”, come viene definito, è quello di “mettere in comune le aspirazioni delle economie emergenti con i Paesi in via di sviluppo”, ha sottolineato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi.

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Sulla via della seta

Un altro punto che verrà analizzato dagli esperti sarà la possibilità che il summit possa generare nuovi accordi. Sotto il profilo della cooperazione economica, tra i temi di maggiore interesse per i Paesi membri della sigla c’è l’iniziativa Belt and Road, lanciata dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, per la connessione infrastrutturale tra Asia ed Europa, e che oggi conta 69 Paesi che hanno firmato accordi sotto il capo della Bri (Belt and Road Initiative). La cooperazione finanziaria è nelle mani della New Development Bank, la “banca dei Brics”, nata nel 2015. Nel 2017 elargirà fondi per 2,5 miliardi di dollari, secondo stime del Ministero delle Finanze di Pechino. Finora, nel corso di quest’anno, ha concesso prestiti ai Paesi membri per 1,4 miliardi di dollari e, dalla fondazione, è di almeno quattro miliardi di dollari il valore dei prestiti in infrastrutture e altri progetti di sviluppo erogati dall’istituto finanziario dei Brics. Le aspettative sotto questo aspetto sembrano positive: dal summit, ha spiegato al quotidiano China Daily Zhou Qiangwu, direttore dell’Istituto per l’Economia e la Finanza Internazionale del Ministero delle Finanze cinese, si prevedono anche finanziamenti di nuovi progetti che potrebbero essere siglati dai leader che si recheranno a Xiamen. 

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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