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La Burocrazia, il potere dell’impotenza

La caratteristica essenziale della burocrazia – letteralmente: il potere dell’ufficio, spesso definita anche potere amministrativo – sta nella totale impotenza dell’individuo, dell’essere umano che ne risulta coinvolto.

Si tratta infatti di una macchina tanto stupida quanto priva di ogni sensibilità, inventata per sottrarre potere al cittadino, concentrandolo interamente nelle sole mani di chi sta al vertice dell’intero sistema.

L’aspetto geniale di questa perversa invenzione consiste nel fatto che sia la vittima sia l’attore di ogni procedura burocratica si scoprono completamente svuotati di potere. Interamente privi di ogni possibilità.

Nessuna possibilità di riuscire a ottenere un certo servizio, che pure dovrebbe venirgli assicurato “di diritto”, viene riconosciuta a colui che lo reclama. La vittima, infatti, si trova puntualmente di fronte a un muro insormontabile, una granitica parete che, irrimediabilmente, lo separa dai suoi legittimi obiettivi (come un documento, una visita medica, un rimborso o quant’altro), proprio perché la procedura non lo consente. Non lo consente e basta.

E non importa certo che il malcapitato cittadino, pur ostentando un controllo razionale più che invidiabile, faccia notare all’operatore o all’impiegato di turno come l’intera questione, così come gestita dalla sua procedura, risulti sprovvista di un qualunque senso logico. Sta di fatto che quella, piaccia o no, è la procedura da seguire.

Quello che però, spesso, sfugge a chi critica questo aberrante sistema di potere, è che la stessa identica mancanza di possibilità sia stata genialmente escogitata anche a carico di colui che la osserva e la impone. L’impiegato di turno, infatti, può anche dirsi dispiaciuto, per carità; può perfino solidarizzare con la sua stessa vittima, arrivando a sostenere di esser perfettamente d’accordo con lei circa la profonda ingiustizia che sta subendo. Ma un aspetto dell’intera questione, però, resta chiarissimo a entrambe le parti: a tutti gli effetti, anch’egli non ne può niente. Non ne può niente, è più che evidente! L’operatore, infatti, non dispone di alcun potere decisionale, non può certo scegliere di cambiar la procedura, giacché quest’ultima risulta elaborata con ogni evidenza dai suoi superiori. I quali, anche ammesso che vengano interpellati, confermeranno – seppur con toni leggermente più sussiegosi e infastiditi – di non disporre di alcun potere per modificare quell’incresciosa situazione. Anche dal loro punto di vista, infatti, la procedura è immodificabile, è inarrivabile. La regola, insomma, si trova anche al di sopra delle loro teste, e più si sale nella gerarchia, più la procedura levita, assumendo i contorni di un sacro,  inviolabile, seppur completamente illogico, principio. Prendersela con questi indifesi e impotenti attori, a qualsiasi livello, sarebbe insomma tanto stupido quanto decidere di accettare quelle loro stesse assurde e cieche procedure.

 

Ecco: la questione è questa. Nel sistema burocratico il potere appartiene a un’entità astratta che si chiama Ufficio, e che non ha niente di umano nonostante sia escogitato, elaborato e costantemente sfruttato da uomini in carne ed ossa. Uomini che non appaiono mai, che mandano avanti – seduti alle scrivanie e agli sportelli dei loro palazzi – migliaia di individui impotenti. Quegli individui che non si fanno mai troppe domande e che, pur di non perder lo stipendio, rinunciano definitivamente a ragionare e ad essere uomini e donne.

Con lo sviluppo della tecnologia, naturalmente, la sacra impotenza dell’operatore è stata consolidata, blindando così, in maniera definitivamente inoppugnabile, qualsiasi tentativo di resistenza (o, come orrendamente si dice oggi, di contrastività).

È il computer, ormai, a non permetter deroghe. Il computer, sì. La macchina delle macchine. Quella che, per definizione, si nutre di procedure.

Per chi inutilmente prova a far ragionare un impiegato al di là di un qualunque sportello, infatti, frasi come “Il computer non mi permette di accedere alla sua pratica”, o “Mi spiace: quest’azione il terminale non me la fa fare”, o “questo, il sistema non me lo visualizza”, sono all’ordine del giorno.

Il nemico? C’è, ma non si vede! Quindi, nessuna speranza di annientarlo.

Oppure, non c’è nemmeno. Forse sì: a ben pensarci potrebbe soltanto esser frutto della nostra malata, perversa e auto-persecutoria fantasia. Il nemico forse non c’è davvero, convinciamocene.

Ma pur non essendoci (o forse proprio in virtù di questa sua “inesistenza”), esso si rivela perfettamente in grado di abbandonare alla più buia e tetra disperazione milioni di cittadini indifesi, in alcun modo messi in condizione di poter reagire e ormai totalmente incapaci di combattere contro un Mostro senz’anima che non esiste, sì..

Ma che ogni giorno li schiaccia sempre più in fondo, nel buio assoluto di ogni umanità.

Pietro Ratto – 3 gennaio 2017

http://www.boscoceduo.it/Burocrazia.htm

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