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La carica dei sei milioni. Tempo, competenze, soldi, accoglienza cosi’ si impegnano gli italiani delle Ong

Articolo di Maria Novella De Luca(Repubblica 8.7.17)

“”Tra i sei milioni c’è anche Paolo, 24 anni, brillante quasi laureato in Medicina. «Domani ho il turno con i bambini della casa famiglia. Li portiamo a Ostia, al mare, con il treno. Dovreste vederli: in un attimo sono già in acqua, ridono, si schizzano, si divertono da matti. E anch’io con loro. Eppure molti dietro le spalle hanno l’inferno. Torno a casa esausto ma sereno. E non saranno le polemiche strumentali sulle Ong a farmi abbandonare il volontariato. Per me è naturale dare una mano…». Radiografia di un esercito che fa del bene. Anzi che collabora al bene comune. Sei milioni e mezzo di italiani. Come Paolo, che donano tempo, competenze, denaro, solidarietà e accoglienza. Nel silenzio e nella discrezione. Sulle navi di Ong come “Save the Children” o “Medici senza frontiere” e poi sui pontili degli sbarchi, nei centri di accoglienza, ma anche e soprattutto tra gli anziani soli, tra le vecchie e nuove povertà di un’Italia che non ce la fa, tra i disabili senza welfare, tra i matti che nessuno cura, tra chi ha fame e si vergogna di ammetterlo. Perché tra i 400mila enti che in Italia si dichiarano “no-Profit”, ossia associazioni senza fini di lucro, ci sono colossi della solidarietà come “Emergency” o la “Comunità di Sant’Egidio”, ma anche realtà microscopiche, quasi condominiali, che comunque alleviano le fatiche e le sofferenze di un vicino di casa, di un parente, di chi è in difficoltà, o magari di un bambino straniero che non sa fare i compiti. Quel famoso “welfare sostitutivo” senza il quale nell’assenza endemica di servizi, l’Italia delle fragilità si troverebbe nuda e senza sponde.
Spiega Riccardo Bonacina, direttore di Vita. it, che da anni racconta il mondo della solidarietà: «La polemica sulle Ong sta facendo un grosso danno al volontariato, sia sul fronte delle donazioni che sul fronte dell’immagine. Salvini, Di Maio e gli altri puntano alla paura, ai sentimenti di pancia, associando addirittura i volontari agli scafisti… Un’operazione spregiudicata, e infatti i versamenti per quelle Ong stanno calando». Ma il cuore resiste. L’immenso bacino nelle quali converge l’impegno di sei milioni e mezzo di italiani, le “Abc”, associazioni per il bene comune come ha proposto di rinominarle il sociologo Ilvo Diamanti, «sarà più forte di questa ondata di cattiverie e accuse infondate», aggiunge Bonacina. Infatti il mondo del volontariato cresce e si evolve, conferma Claudia Fiaschi, portavoce del “Forum del Terzo Settore” che rappresenta 81 organizzazioni impegnate nella cooperazione sociale, nella finanza etica, nella solidarietà internazionale. Una galassia frastagliata di realtà che possono contare su sessantamila attivisti come su cinque amici, gigantesche o minuscole, internazionali o locali, ma tutte saranno riorganizzate dalla legge di riforma del Terzo Settore (ossia l’universo del no-Profit) appena approvata. «Il volontariato – racconta Claudia Fiaschi – è nel Dna degli italiani, i numeri ce l’hanno confermato nel tempo. Ma le cose cambiano. Con la crisi, ad esempio, sono diminuite le donazioni, ma è cresciuto il tempo che le persone dedicano agli altri. Anzi è stato proprio in questi anni difficili che la richiesta di volontariato è esplosa. E i giovani sono sempre di più. Oggi c’è un associazionismo che si muove e si aggrega in Rete, proprio grazie ai giovanissimi». Certo ad ogni “bufera” che investe l’ambito della solidarietà, ad esempio lo scandalo delle cooperative sociali con Mafia Capitale, e adesso i presunti rapporti tra Ong e scafisti, poi risalire è faticoso. «Purtroppo ci sarà stato un calo del cinque per mille, un problema serio per chi vive di donazioni – dice Claudia Fiaschi – eppure noto un recupero di orgoglio tra chi fa volontariato, anzi sono molte le associazioni che hanno chiesto con questa legge controlli e trasparenza». Al di là dei dati delle grandi Ong (dall’Unicef a Emergency, da Msf a Cuamm, da Action Aid al Cesvi) i cui introiti sono cresciuti nel 2016 del 10% in più del 2015, gli italiani non soltanto sostengono il no-Profit, ma uno su due afferma, così dice l’Istat, «il volontariato fa stare meglio con se stessi». Claudia Galati è vicepresidente del Cnca, storica associazione nata negli anni Ottanta sul recupero delle tossicodipendenze. «Noi gestiamo diverse aree di solidarietà, dalle case per i migranti all’assistenza dei disabili psichici, ai tossicodipendenti, alle donne vittime di tratta… I nostri volontari donano tempo e competenze e i giovani sono spesso i più preparati. E l’impegno cresce, la crisi della solidarietà qui non c’è». L’esercito del bene dunque esiste e spesso assomiglia alla meglio gioventù.””

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