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La Cassazione ha deciso di scrivere l'ultima parola sull'assegno di divorzio

È “l’indipendenza o l’autosufficienza economica” dell’ex coniuge il parametro per stabilire l’assegno di divorzio. Con questo principio, poco meno di un anno fa, all’improvviso, la prima sezione civile della Cassazione, ribaltò la giurisprudenza applicata da 27 anni, ossia da quando le sezioni unite della Corte, nel 1990, stabilirono che il presupposto per il diritto a ricevere un assegno fosse da rinvenire nella “inadeguatezza dei mezzi del coniuge a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio”.

Il 10 maggio 2017, infatti, al ‘Palazzaccio’ si chiudeva la causa di divorzio che vedeva opposto l’ex ministro Vittorio Grilli alla ex moglie Lisa Lowenstein, con un principio di diritto ‘rivoluzionario’, che escludeva il tenore di vita dai criteri di cui tenere conto per l’assegno di mantenimento. Un orientamento, questo, confermato in sentenze di merito e dalla stessa Cassazione con successive pronunce, nelle quali veniva puntualizzata, di volta in volta, la cornice nella quale il giudice poteva muoversi, ma il tenore di vita sembrava ormai del tutto accantonato.

È stato il primo presidente Giovanni Canzio, in pensione dal 31 dicembre scorso, a decidere, nelle ultime settimane alla guida della Corte, di trasmettere gli atti alle sezioni unite civili, perchè si tratta di una questione “di massima importanza e rilevanza”, come evidenziato anche dall’attuale primo presidente Giovanni Mammone nella relazione per l’anno giudiziario dello scorso gennaio.

E della necessità della rimessione alle sezioni unite ha parlato oggi anche l’avvocato generale Marcello Matera nella sua requisitoria: “Per due volte la prima sezione civile non ha accolto la richiesta di trasmettere gli atti alle unite, sostenendo che l’orientamento sul tenore di vita non fosse più attuale, dopo 27 anni. Invece vi erano evidenti motivazioni – ha rilevato – perchè le sezioni unite si pronunciassero, anche alla luce delle ricadute di una questione del genere su un rilevante numero di persone”.

E non mancano anche cause eccellenti, tuttora pendenti in Cassazione sull’assegno di divorzio: una di queste è quella che vede opposti Silvio Berlusconi e l’ex moglie Veronica Lario, la quale, nello scorso gennaio, ha impugnato la sentenza pronunciata a novembre dalla Corte d’appello di Milano che aveva azzerato il maxiassegno riconosciutole in primo grado (1,4 milioni al mese) e disposto la restituzione a Berlusconi di circa 45 milioni di euro, proprio applicando l’orientamento della sentenza Grilli.

In vista dell’udienza del 10 aprile nell’Aula Magna del ‘Palazzaccio’ (la decisione dei supremi giudici dovrebbe arrivare entro un mese), un appello, sottoscritto da associazioni, esponenti della società civile, avvocati in difesa delle donne e rivolto alla Cassazione, sottolineava che, “al fine di promuovere l’effettiva indipendenza e autonomia delle donne dentro e fuori alle relazioni familiari, non si può trascurare che il concetto di autosufficienza economica non può essere ‘decontestualizzato’, ma caso per caso deve essere necessariamente ancorato alle perdite di opportunità e rinunce, nella sfera pubblica e lavorativa, che le donne accumulano nel corso del proprio vissuto familiare e relazionale”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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