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La Catalogna indice il referendum e fa infuriare Rajoy. Cosa succede adesso?

Blitz nella notte in Catalogna e adesso è scontro aperto tra Barcellona e Madrid. Il parlamento catalano ha infatti approvato con 72 voti a favore, nessun no e 11 astensioni, la legge di convocazione del referendum sulla secessione dalla Spagna per il primo ottobre.

El Ple del #Parlament aprova la llei del referèndum d’autodeterminació pic.twitter.com/V5wSKbth9f

— Parlament Catalunya (@parlament_cat) 6 settembre 2017

Come si legge su Repubblica, questo ha scatenato l’immediata reazione di Madrid che considera incostituzionale il referendum: il premier Mariano Rajoy ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri per impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale e il Tribunale Supremo, che aveva già messo in guardia dal convocare il referendum, ha modificato l’ordine del giorno odierno per studiare subito la risposta del governo.

Denunce penali per membri governo catalano

Il procuratore capo dello Stato spagnolo José Manuel Maza, si legge su Huffington Post,  ha annunciato denunce penali contro Puigdemont, il governo catalano e i membri della presidenza del ‘Parlament’ che hanno messo ai voti la legge sul referendum.

Alla polizia è stato ordinato di indagare su ogni azione “volta alla tenuta del referendum illegale”. Nella notte la Guardia Civil ha eseguito perquisizioni e controlli vicino a Tarragona, nel sud della Catalogna, alla ricerca della tipografia che potrebbe stampare le schede per il referendum. Un fac-simile della scheda è stato pubblicata su elPeriodico.

Rajoy: “Non ci sarà alcun referendum”

In conferenza stampa il presidente del governo spagnolo Mariano Rajoy ha chiarito che “non ci sara’ alcun referendum sull’indipendenza della Catalogna” e, si legge sul Giornale e sul Fatto Quotidiano, ha accusato la regione di un “atto di disobbedienza” nei confronti delle istituzioni democratiche del Paese e del governo. Ordine è stato dato inoltre alla polizia di indagare su ogni azione “volta alla tenuta del referendum illegale”. Puigdemont ha chiesto ufficialmente  ai sindaci di tutti i comuni catalani di confermare la disponibilità dei seggi usati abitualmente per le elezioni, i primi cittadini hanno 48 ore di tempo.

Rajoy capisce “l’inquietitudine del popolo spagnolo” ed è “consapevole della gravità del momento”, ma ha chiarito, riferisce La Vanguardia, che farà tutto il necessario per evitare che l’eventuale referendum catalano cancelli “con un tratto di penna il modello di convivenza” del Paese. Rajoy ha anche annunciato di aver chiesto alla Corte Costituzionale di procedere alla sospensione delle cariche ai politici della Generalitat, il governo della Catalogna, coinvolte nella proposta di referendum.

La lettera ai sindaci della Catalogna

Il governo centrale di Madrid ha poi inviato a 947 sindaci catalani una lettera in cui si legge che il referendum secessionista è proibito

El Govern espanyol envia una nova carta als 947 alcaldes de Catalunya advertint que el referèndum està prohibit pic.twitter.com/cfBG0y2IMp

— Albert Calatrava (@albertcalatrava) 7 settembre 2017

Ma intanto da Barcellona la presidente del Parlamento, Carme Forcadell, ha chiesto la ricusazione dei 12 giudici della Corte costituzionale per “mancanza di imparzialita’” e per essere “una derivazione del governo centrale”. E se la stampa di Madrid parla di “colpo di Stato” e “sequestro della democrazia”, nella notte la Guardia Civil ha eseguito perquisizioni e controlli vicino a Tarragona, nel sud della Catalogna, alla ricerca della tipografia che potrebbe stampare le schede per il referendum considerato “illegale” dal governo. 

Il quesito del referendum che Madrid non vuole

“Volete che la Catalogna sia uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?”: questa la semplice domanda cui saranno chiamati a rispondere i partecipanti al referendum. Già nel 2014 si era svolta una consultazione informale sotto l’allora presidente Arturo Mas. Allora votarono appena 2,3 milioni su 6,2 milioni di aventi diritto e vinse il sì all’indipendenza con l’80%.

Leggi cosa disse all’Agi  il presidente della catalogna il 3 luglio scorso

Gli ultimi sondaggi, condotti dalle autorità catalane poco prima degli attacchi, indicano che il 49% dei catalani sono contrari alla secessione, sostenuta invece dal 41%, ma in ogni caso – secondo la maggioranza degli abitanti della regione più ricca di Spagna che da sola produce quasi un quinto del Pil nazionale – la consultazione popolare deve tenersi.

Può nascere uno stato grande come il Belgio

Se vinceranno gli indipendentisti, l’obiettivo è trasformare una regione che conta 7,5 milioni di abitanti, della grandezza pari al Belgio, in una repubblica separata dal Regno di Spagna. In appena 25 giorni gli indipendentisti devono mettere in piedi tutto il dispositivo elettorale: attraverso le reti sociali, la Generalitat sta già facendo circolare un formulario per presentarsi volontari e lavorare nel referendum (i socialisti catalani hanno fatto subito notare che se “organizzato dai volontari, non è un referendum”) e ha pubblicato il primo spot elettorale con l’invito a votare al referendum del 1mo ottobre.

▶ Spot Referèndum #1OCT: Ara més que mai el futur de Catalunya és a les teves mans pic.twitter.com/MnlY6FqNAR

— Govern. Generalitat (@govern) 7 settembre 2017

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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