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La Chiesa attacca il sindaco di Roma “Fermate il registro delle unioni civili”

Unioni civilidi Paolo Rodari –
in “la Repubblica” del 19 gennaio 2014 –
«Non si può barare con le parole». Per il vicariato di Roma non ci sono mezze misure: il riconoscimento e l’istituzione di un registro delle unioni civili approvato nei giorni scorsi nelle commissioni capitoline, è «una forzatura giuridica, frutto di miopia politica».

A parlare, per voce del cardinale vicario della città di Roma, Agostino Vallini, è un editoriale di Angelo Zema, direttore del settimanale Roma Sette che esce quest’oggi nella capitale insieme al quotidiano dei vescovi italiani Avvenire. Con il varo della delibera, si legge nel durissimo testo, «a essere discriminate sarebbero le famiglie».

E ancora, l’affondo più importante: «Distinguere non è discriminare ma rispettare: questo dovrebbe essere chiaro. A meno che non si voglia immaginare di fornire assist a normative nazionali — ancora inesistenti — o di preparare qualche coup de théâtre nella città del Papa, cuore della cristianità ». «Un tocco hollywoodiano», lo definisce il direttore di Roma Sette ,«concessione alla scenografia per un’idea priva di sostanza, se si considera non solo l’inutilità giuridica di tale strumento ma anche il flop dei registri delle unioni civili in sei Municipi romani (meno di 50 coppie iscritte in 8 anni, come dimostrato da un’inchiesta di Avvenire).

Insomma, la delibera è una forzatura giuridica, frutto di miopia politica. Di una politica che non sa guardare lontano, che vola basso e resta al palo dibattendosi tra le emergenze irrisolte della città». Al tempo del Papa della misericordia e della tenerezza evangelica, che alla ripetizione monotematica dei princìpi detti “non negoziabili” preferisce anteporre l’abbraccio e l’accoglienza verso tutti, le parole uscite dal Vicariato suonano quasi come una contraddizione. Ma non lo sono.
Intanto, è impensabile che il Vicariato si esponga senza che il Papa, che porta il titolo di vescovo di Roma — Vallini esercita le funzioni di vescovo in sua vece, ma non è il titolare della diocesi — ne condivida la linea. Vallini e Bergoglio, fra l’altro, hanno contatti frequenti. In secondo luogo, non sembra essere Francesco un Pontefice intenzionato a tradire la dottrina o gli insegnamenti fino a oggi proposti dai suoi successori. Piuttosto egli lascia che siano le Chiese locali e i loro pastori a intervenire laddove sia ritenuto necessario, facendo egli in questo senso egli un passo indietro.

Più volte Francesco ha salutato cordialmente in piazza San Pietro il sindaco di Roma Ignazio Marino. Mentre lo scorso 9 gennaio ha avuto un’attenzione particolare non solo al sindaco ma anche al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e al commissario straordinario della Provincia di Roma, il prefetto Riccardo Carpino, ricevuti in udienza. Invece che accoglierli tutti e tre nella sala Clementina come da protocollo, li ha ricevuti separatamente, parlando in privato con ognuno di loro, senza discorsi ufficiali. Ma queste attenzioni non significano che egli condivida ogni azione politica dei tre. Semplicemente preferisce che, senza che la cadenza degli interventi diventi ossessiva, siano i vescovi locali a esprimersi se c’è bisogno.

Già a Buenos Aires il cardinale Bergoglio aveva definito l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio un «reale e grave regresso antropologico». Mentre in queste ore egli ha scritto a coloro che oggi a Parigi partecipano alla nona edizione della Marcia per la vita, organizzata dal collettivo En marche pour la vie, incoraggiandoli con forza ad andare avanti: «Diciamo sì all’amore e no all’egoismo — ha scritto — . Diciamo sì alla vita e no alla morte; in una parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà».

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201401/140119rodari.pdf

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