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La Chiesa nella grande tempesta: tutte le critiche a papa Francesco

La centralità bergogliana, le scelte sul divorzio veloce e il viaggio in America.

Il suo libro «Non è Francesco. La Chiesa nella grande tempesta» continua a raccogliere critiche e consensi, a essere demonizzato o lodato, attaccato, difeso o apprezzato.

Sta, insomma, diventando oltre che un caso editoriale, un vero e proprio manifesto della critica ragionata a Papa Francesco, critica di cui Antonio Socci incarna la contestazione in nome della tradizione (anche se il giornalista senese non si riconosce nella definizione di «tradizionalista» e spiega: «Sono semplicemente un cattolico apostolico romano, un normale cattolico di parrocchia»). Come se non bastasse ad accendere ancora di più i riflettori ha sicuramente contribuito la scelta delle Librerie Paoline di metterlo al bando dai loro scaffali. Una mossa che ha finito con il produrre un effetto boomerang, regalando ulteriore risalto a tesi ritenute sgradite nei palazzi vaticani.

E’ anche per questo che il direttore di Intelligonews, Fabio Torriero, ha invitato Antonio Socci a presentare il libro in un incontro pubblico che ha avuto luogo presso la Società Dante Alighieri a Roma. «Ho ritenuto doveroso organizzare questa presentazione del libro “Non è Francesco”» spiega Torriero. «Questo evento è un atto dovuto nei confronti di Socci. Atto dovuto, ripeto, per il coraggio che lui esprime, non solo nelle sue vicende personali, come uomo, ma anche nella sua qualità di scrittore, intellettuale, testimone sulla sua pelle del Vangelo. Non possiamo infatti dimenticare che il libro “Non è Francesco” è stato rifiutato dalle librerie delle Edizioni Paoline che invece ospitano libri new age di ogni tipo».

Il libro – di cui Socci ha discusso anche con il vaticanista Americo Mascarucci e con il deputato di Forza Italia Fabrizio Di Stefano – si basa sulla messa in discussione della validità dell’elezione di papa Francesco per ragioni procedurali. Ma si sofferma molto anche sul significato della rinuncia al pontificato di Papa Benedetto XVI, episodio sul quale si concentrano ancora incognite, punti interrogativi e zone d’ombra. Socci, da uomo di fede e di cultura, non ha paura di esporre e motivare il suo dissenso rispetto all’operato del Pontefice. E anche nell’intervista pubblica con Fabio Torriero non si tira indietro dall’esporre le sue tesi «critiche» verso Papa Francesco. Per Socci «Bergoglio non si contrappone mai alle lobby laiciste sui temi della vita, del gender, dei principi non negoziabili che papa Benedetto, invece, individuò come pilastri della dittatura del relativismo». Lo scrittore critica anche i due Motu proprio sulla nullità matrimoniale che mutano la dottrina e istituiscono una sorta di «divorzio cattolico» con procedure forse addirittura più veloci di quelle statali, al contrario di quanto avveniva con i Papi precedenti che criticavano i tribunali ecclesiastici accusandoli di essere troppo di manica larga. Un tema che rischia di diventare esplosivo nel prossimo Sinodo dove le varie e differenti correnti di pensiero si confronteranno.

Le critiche di Socci sono circostanziate e toccano vari punti. Si concentrano ad esempio su un eccesso di centralità bergogliana, «come Bergoglio può dire ciò che vuole, ma come Papa Francesco no». In sostanza, spiega Socci, il Papa deve essere il garante dell’ubbidienza alla volontà di Dio, non è un organo che possa dare vita a un’altra Chiesa, ma è un argine contro l’arbitrio, perché essere Papa «non significa poter esprimere le proprie personali idee». Ben poca convinzione c’è anche rispetto al viaggio in America con la celebrazione eucaristica a Cuba, nella Piazza della Rivoluzione sotto l’enorme effigie di Ernesto Che Guevara. Scenario ben diverso da quello imposto da Giovanni Paolo II che fece esporre dal regime castrista un’ enorme immagine di Gesù Cristo. Oppure l’incontro con Barack Obama, «uno dei presidenti più laicisti che gli Stati Uniti abbiano mai avuto». Critiche riassunte nella domanda-titolo di uno dei suoi ultimi commenti: «Caro Papa Bergoglio, ma perché lei omaggia i tiranni e umilia i perseguitati?». Perplessità vengono espresse anche da Fabrizio Di Stefano che pone l’accento sulla solitudine dei parlamentari cattolici che non hanno più molti punti di riferimento per orientare le proprie battaglie sui temi etici (divorzio breve, unioni civili, gender). In sostanza quasi rimpiangendo i tempi di Camillo Ruini.

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