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La Chiesa newyorkese e il prezzo della colpa

cardnolanPagare una cifra elevata per non rischiare di doverne pagare una enorme. È esattamente quello che ha fatto la Conferenza episcopale statunitense sotto la guida dell’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, per contrastare il “Child Victims Act”, la proposta di legge sostenuta dai parlamentari Markey e Hoylman che avrebbe introdotto nella legislazione dello stato di New York due tutele a favore delle vittime della pedofilia: l’eliminazione del limite di 23 anni compiuti per poter intentare una causa, quindi un’assurda prescrizione basata non sull’età del crimine ma su quella della vittima, e una finestra di un anno per rimettere in gioco una parte delle vittime che proprio sulla base di questa norma non hanno più la possibilità di agire legalmente.

Emblematiche le parole con cui il New York Daily News ha aperto l’articolo sulla sua inchiesta: «Piuttosto che affidarsi alla divina provvidenza, la Ces ha chiesto aiuto alle lobby più influenti per bloccare la proposta di legge». Una richiesta di aiuto che è stata quantificata in 2,1 milioni di dollari versati nell’arco di tempo che va dal 2007 al 2015 ad almeno quattro società, tutte elencate nell’inchiesta. Pare che la stessa Ces abbia ammesso candidamente che già solo l’apertura della finestra di un anno avrebbe portato la diocesi alla bancarotta, e questo dà drammaticamente l’idea della dimensione del fenomeno della pedofilia ecclesiastica in quello Stato che al momento non è ancora nemmeno esploso. Nella sola diocesi di Boston, travolta a suo tempo dall’inchiesta del team “Spotlight” che valse un Pulitzer ai suoi autori e un Oscar al film che la portò al cinema, i risarcimenti versati nel 2003 a seguito di accordo ammontarono a circa 85 milioni di dollari, ma risarcimenti anche ben superiori sono stati pagati in varie parti degli Stati Uniti come ad esempio Denver, Los Angeles e San Diego.

Il fenomeno del lobbismo negli Usa viene percepito in modo molto diverso che da noi, più positivamente, tant’è che la stessa Ces in un suo comunicato ufficiale non ha avuto problemi a precisare, nel tentativo di minimizzare il problema, che la Chiesa si avvale dei lobbisti per svariati argomenti: dal suicidio assistito alle scelte riguardanti la scuola, ma anche per i diritti dei lavoratori e per la giustizia. Non si può però fare a meno di chiedersi quanto questa pratica sia compatibile con un ente che fa della moralità la sua bandiera. In questione non ci sono riconoscimenti o agevolazioni economiche, che pur sarebbero ampiamente deprecabili se assicurate da uno Stato laico a una confessione, ma ci sono vittime in attesa di giustizia. Una giustizia terrena, immanente, sostanziale. Non una giustizia divina che si può configurare a piacimento, vista la sua aleatorietà. Giustizia nei tempi necessari ma anche risposte nell’immediato, che però lo stesso cardinale Dolan ha negato con l’obiezione che non sarebbe questo il momento opportuno. Per lui certamente no, per le vittime invece certamente sì come dichiarato dall’avvocato Robb.

 

E dire che nell’immaginario collettivo, suffragato e orientato da campagne mediatiche ad hoc, tra le altre cose la Chiesa bergogliana si distinguerebbe per il presunto giro di vite proprio sul problema della pedofilia ecclesiastica. L’ultima notizia venuta fuori in pompa magna dalle sale vaticane è stata quella dell’istituzione del reato interno di “abuso d’ufficio episcopale”, volto ad arginare in qualche modo la tendenza diffusa tra i vescovi di proteggere i chierici macchiatisi di reati sessuali contro i minori. Messa in questi termini sembrerebbe una presa d’atto del fenomeno, ma guardando a quanto fatto finora proprio dal Vaticano si fatica a credere che possa esserci una reale volontà di arginarlo. È più verosimile che si cerchi di mettere in pratica nuove tecniche di insabbiamento allo scopo di salvare il più possibile la faccia.

Va infatti ricordato che lo stesso Vaticano, non solo le diocesi, ha sempre attuato la regola del protezionismo nei confronti di chi cerca di insabbiare casi di pedofilia ecclesiastica. Il cardinale Law, vescovo di Boston ai tempi di “Spotlight”, fu all’epoca trasferito alla basilica di S. Maria Maggiore a Roma e oggi vive tranquillamente nel Palazzo della Cancelleria. Jozef Wesolowski, non “semplice” insabbiatore ma egli stesso pedofilo accertato all’epoca in cui era nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, fu dapprima richiamato immediatamente sotto l’ala protettrice della Santa Sede, poi indagato dal Tribunale vaticano, ridotto dalla Congregazione per la Dottrina della fede allo stato laicale e infine morto prima della conclusione del processo canonico. Il cardinale Pell, oggi prefetto agli Affari Economici del Vaticano, è sotto la lente della magistratura australiana che indaga sui casi di pedofilia avvenuti nella sua diocesi quando ne era a capo, è stato interrogato in videoconferenza ma non ha la minima intenzione di tornare in Australia. Il presidente dell’Apsa, nientemeno che la banca centrale della Santa Sede, è oggi il cardinale Calcagno, già vescovo della diocesi di Savona al tempo in cui si tentava di risolvere il problema della pedofilia ecclesiastica spostando di pochi chilometri i preti abusatori.

Date queste premesse, e aggiungendovi anche il fatto che questa nuova tappa della rivoluzione fantasma di Bergoglio non è certo una novità sul tema — qualcuno ricorda la tanto strombazzata quanto inutile “Pontificia commissione per la tutela dei minori”, vittima di se stessa con l’abbandono di Saunders? — è veramente difficile, se non addirittura impossibile, ritenere che dall’interno delle Mura Leonine possano mai venire fuori provvedimenti concreti. Lo stesso padre Lombardi ha eluso abilmente la domanda se questo nuovo reato di abuso d’ufficio episcopale potrà essere retroattivo; se veramente così fosse, se il reato venisse effettivamente contestato a chiunque lo abbia commesso in passato, i vertici ecclesiastici verrebbero inesorabilmente decimati a partire dai personaggi illustri di cui sopra, ma anche le diocesi dovrebbero cacciare quelli meno illustri di cui le cronache riportano costantemente. Solo negli ultimi giorni: Brindisi, Brescia, Palermo, Lucca.

Massimo Maiurana

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