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La Cina condanna tre attivisti per i diritti umani

Accusati di sovversione per la loro attività politica dopo un anno e mezzo di detenzione.

29/01/2016 –
cecilia attanasio ghezzi –
pechino –

“I tre gentiluomini di Guangzhou” come li chiamano con affetto i loro sostenitori, sono stati condannati per “sovversione” dopo un anno e mezzo di detenzione: Tang Jingling, un avvocato a cui è stata negata la licenza per praticare, è stato condannato a 5 anni; Wang Qingying, un professore che ha perso il lavoro a causa della sua attività politica a due anni e mezzo e Yuan Chaoyang, uno scrittore, a tre anni e mezzo.

Il crimine di “aver testardamente incitato alla sovversione dell’ordine costituito e al rovesciamento del sistema socialista” viene motivato con l’aver distribuito le traduzioni in cinese di alcuni libri come quello del guru della disobbedienze civile e della non violenza Gene Sharp “Dalla dittatura alla democrazia” e altri che si dice abbiano influenzato le cosiddette primavere arabe.

Su queste accuse erano stati arrestati a giugno 2014. Un anno e mezzo dopo la moglie di Tang ha denunciato “il trattamento inumano” che il marito avrebbe ricevuto durante la lunga attesa del processo. E nelle sue memorie difensive Tang ha raccontato come per un anno e mezzo lui e i suoi compagni fossero stati privati della luce naturale e chiusi con altri 20 carcerati in una cella di 20 mq e preclusi da qualsiasi contatto con il mondo esterno. I tre sono da sempre attivi nell’ambito della difesa dei diritti umani. Oltre a commemorare ogni anno le vittime di Tiananmen, sono stati tra i primi firmatari di Charta08, il manifesto che chiedeva di aprire un processo di democratizzazione firmato da oltre 300 intellettuali cinesi nell’anno delle Olimpiadi di Pechino.

L’appello è noto. Pubblicata in occasione dell’anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, Charta08 invocava libertà d’espressione, libere elezioni, riconoscimento delle libertà individuali, il rispetto dei diritti dell’uomo e l’istituzione di una commissione per la verità e la riconciliazione nazionale. Un documento che è valso al suo primo promotore, l’intellettuale Liu Xiaobo una condanna a undici anni di prigione in patria (sempre con l’accusa di sovvertire l’ordine costituito) e il premio Nobel per la pace in Occidente (per l’impegno non violento a tutelare i diritti umani).

Fin dall’insediamento alla guida del paese a marzo 2013, Xi Jinping ha permesso una stretta repressiva su libertà di espressione e attivismo politico. Lo scorso luglio 318 avvocati e attivisti per i diritti umani sono stati arrestati su tutto il territorio cinese in meno di 72 ore. Ad oggi 16 di loro sono stati incriminati e sono in attesa di processo e 21 sono ancora detenuti in attesa di conoscere i capi di accusa.

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