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La Cina e la guerra delle valute

Geminello Alvi

Il tasso di cambio effettivo reale della Cina e’ aumentato per sei mesi di fila, assottigliando i margini di guadagno gia’ piu’ sottili delle esportazioni cinesi. Soltanto a novembre in termini comparati e’ cresciuto sopra il 2% con l’effetto di peggiorare la congiuntura monetaria; tanto che la Cina si e’ ritrovata pure lei coinvolta nella guerra di svalutazioni competitive, ormai non solo dell’area asiatica, lasciando cedere sensibilmente lo yuan sul dollaro da inizio di novembre. Una mossa inevitabile per limitare i danni dell’imponente svalutazione giapponese e dell’indebolimento delle altre valute dell’Asia. Andrebbe tenuto inoltre in conto che per la prima volta le autorita’ cinesi hanno ammonito apertamente i mercati circa l’eccessiva forza dello Yuan, a riconferma di come la Cina sia consapevole di dover lenire gli effetti deflattivi che il suo nesso per quanto soffice col dollaro implica. Yi Gang, il vice governatore della banca centrale cinese ha definito infatti “molto veloce” la crescita del cambio nel corso dell’ultimo anno in tandem con il dollaro USA, aggiungendo inoltre che il recente calo del yuan cinese e’ il risultato delle forze di mercato. Per alcuni analisi ci sono tuttavia segnali che il paese stia acquistando titoli esteri per deprimere la valuta cinese.

E tuttavia Marc Chandler, di Brown Brother Harriman, ha spiegato al Telegraph che la valuta cinese starebbe adesso cedendo sotto il proprio peso eccessivo, inducendo uscite di capitali. “Noi non pensiamo che il governo stia intervenendo per guidarla al ribasso ?” Peraltro qualsiasi azione per svalutare lo yuan avrebbe l’effetto di esportare la deflazione cinese verso il resto del mondo e in Europa, dove le autorita’ gia’ iniziano ad ammetterne i sintomi. E aumentano anche i sintomi che la Cina stia scivolando vicino a uno scenario deflattivo. Infatti i prezzi alla produzione risultano in calo a un tasso del 2.7%, mentre eccessi di capacita’ produttiva nei settori di acciaio, cemento, prodotti chimici, carbone e impianti solari inducono guerre di prezzi al ribasso. Col risultato che il tasso d’inflazione e’ sceso allo 1.4%. Nel 1998 la svalutazione dello Yen fu uno degli elementi della crisi asiatica e la politica monetaria del Giappone risulta la piu’ complicata da gestire per un’economia cinese che si rallenta. .

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