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La Cina sta facendo o no dumping sulle biciclette elettriche?

Lo aveva annunciato e l’ha fatto: la Commissione europea ha avviato un’indagine anti-dumping sulle importazioni cinesi di biciclette elettriche. Pechino è accusata di fare dumping, ossia di esportare merci a prezzi molto più bassi di quelli praticati sul mercato interno, oppure addirittura sotto costo. Immediata la risposta della Cina: “Difenderemo i nostri produttori”. Il botta e risposta è avvenuto mentre a Pechino è in corso il Congresso del Pcc (18-24 novembre), che sancirà l’avvio del secondo mandato per Xi Jinping (segretario del Partito Comunista Cinese e Presidente della Repubblica Popolare Cinese) e il ricambio di buona parte della classe dirigente. “Il governo cinese guarderà con attenzione lo sviluppo del caso e prenderà le misure necessarie per difendere con risolutezza gli interessi legittimi delle aziende cinesi”, ha sottolineato Wang Hejun, funzionario del Ministero del Commercio di Pechino. Il quale auspica che la nuova disputa, con le indagini antidumping lanciate dall’Ue, non diventi “un nuovo caso di protezionismo commerciale”. Una decisione che segue l’accordo raggiunto di recente tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sul nuovo sistema di calcolo sui dazi anti-dumping che verrà applicato anche per la Cina.

La denuncia dell’associazione Ebma

La decisione della Commissione è stata presa dopo una denuncia della European Bicycle Manufacturers Association, l’Associazione europea dei produttori di bicicletta. Ne dà notizia la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Proprio nelle settimane scorse l’Associazione aveva chiesto alla Commissione di applicare dazi anti-dumping contro la Cina, parlando di una “inondazione” del mercato dell’Ue di e-bike cinesi esportate a costi inferiori a quelli di produzione. La Commissione europea aveva promesso di “analizzare la situazione” nel mercato delle biciclette elettriche, dicendosi pronta a avviare una “procedura formale sulla base delle regole di difesa commerciale dell’Ue” se dovessero emergere pratiche di dumping da parte della Cina.

Biciclette con pedalata assistita

L’indagine riguarda le biciclette con pedalata assistita, dotate di motore elettrico ausiliare, importante dalla Cina. Secondo la Commissione, i margini di dumping “sono significativi per il paese interessato”, come si legge nella decisione. L’Associazione europea dei produttori di biciclette ha “fornito elementi di prova del fatto che le importazioni del prodotto in esame dal paese interessato sono aumentate complessivamente in termini assoluti e in termini di quota di mercato”. Inoltre – si legge nella decisione – gli elementi di prova “indicano che il volume e i prezzi delle importazioni” di e-bike dalla Cina “hanno avuto, tra l’altro, ripercussioni negative sulle quantità vendute, sul livello dei prezzi praticati e sulla quota di mercato detenuta dall’industria dell’Unione, che hanno compromesso gravemente l’andamento generale e la situazione finanziaria di quest’ultima”.

Cosa farà la Commissione europea

Ora la Commissione ha 9 mesi di tempo per esaminare le pratiche dei produttori cinesi e la situazione del mercato Ue e decidere se adottare misure anti-dumping provvisorie. L’intera procedura dovrebbe essere finalizzata entro 15 mesi. Secondo la Commissione, il mercato Ue delle biciclette elettriche vale circa 1,85 miliardi di euro. Le importazioni ammontano a circa 458 milioni, di cui più della metà in provenienza dalla Cina.

Quante e-bike esportate dalla Cina

Sono oltre 430 mila le e-bike esportate nel 2016, mentre la stima per il 2017 parla di un aumento fino a 800 mila. A mettere in allarme i produttori europei, il fatto che le bici cinesi siano di qualità inferiore ma costino meno. Stanno così penetrando il mercato europeo che richiede un numero sempre maggiore di questi agili mezzi di trasporto: solo in Italia ne sono state vendute 124 mila nel 2016, in aumento del +120% rispetto al 2015. I produttori europei accusano i competitor cinesi di invadere il mercato con prodotti sotto-costo, sostenuti dai sussidi statali di Pechino.

Del resto, lo sviluppo dei “veicoli e apparecchiature a nuova energia” è tra le dieci industrie prioritarie del Piano Made in China 2025 – il programma di innovazione industriale promosso dal governo cinese. Detto, fatto: è boom di auto e bici elettriche in Cina. Se sono state cinquecentomila le auto elettriche prodotte a fine 2016, si calcola che oggi circolino sulle strade delle città cinesi circa 150-200 milioni di biciclette e scooter elettrici. A livello globale, il mercato delle biciclette elettriche valeva 15,7 miliardi di dollari a fine 2016, ed entro il 2025 questa cifra è prevista a quota 24,3 miliardi di dollari, secondo i dati di Navigant Research. La produzione, drogata dai sussidi statali, ha determinato un surplus che si riversa nei mercati esteri. Anche in Europa.


Per approfondire: Perché l’Europa ha paura delle biciclette elettriche cinesi

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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