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La Cina vuole essere la prima a 'mettere piede' sul lato oscuro della Luna

Quando l’Apollo 11 sbarcò sulla Luna il 20 luglio 1969, nessuno poteva immaginare che a esplorare il suo lato oscuro 40 anni dopo sarebbe stata la Cina, all’epoca nel pieno della Rivoluzione Culturale (1966-79). Così è stato. Alle 5.30 di lunedì 21 maggio, quando in Italia erano le 23:28 di domenica, dal centro di lancio di Xichang, nella provincia sud-occidentale del Sichuan, è iniziato il viaggio del satellite Queqiao che entrerà in orbita attorno alla Luna. A riferirlo è stata la Xinhua citando l’agenzia spaziale cinese: la China National Space Administration (CNSA).

La Cina osanna il traguardo con orgoglio nazionale. Il lancio di Queqiao è un “passo chiave” per realizzare l’obiettivo di essere il “primo Paese a mandare una sonda a esplorare il lato lontano della Luna”, ha dichiarato il manager del progetto, Zhang Lihua.

Queqiao fluttuerà in orbita trasmettendo segnali radio verso il nostro pianeta. Al satellite sarà possibile agganciare una sonda; nessun programma spaziale ha fino ad oggi realizzato questo obiettivo, specie per motivi legati alle difficoltà di stabilire delle comunicazioni dirette.

Il percorso di Queqiao

Nel giro di pochi giorni, il satellite entrerà nell’orbita lunare, a circa 455 mila chilometri di distanza dalla Terra. E agirà da ponte tra le stazioni spaziali e le sonde lunari. Il nome cinese – che vuole dire “gazza ponte” –  viene da una leggenda cinese che narra di un arco formato di uccelli che riunisce due innamorati separati dai cieli.

Il lancio di Queqiao precede di qualche mese la quarta fase dell’allunaggio, Chang’e 4: la missione composta da un lander e un rover prevista per la fine dell’anno con lo scopo di atterrare sul lato oscuro della Luna. Entro il 2019 è invece prevista Chang’e 5: la prima missione destinata a riportate indietro una piccola quantità di materiale lunare (Chang’e 1, Chang’e 2 e Chang’e 3 erano stati lanciati, rispettivamente, nel 2007, nel 2010 e nel 2013). Tutte e sonde prendono il nome Chang’e: la dea della luna della mitologia cinese.

Il satellite servirà proprio a connettere Chang’e 4 alla Terra. La sonda trasporterà semi di patate e l’Arabidopsis (anche nota come arabetta comune: una pianta utilizzata come organismo modello per le scienze vegetali) per condurre un esperimento di “mini biosfera lunare”.

Soprattutto, sottolinea Xinhua, avrà a bordo una potentissima antenna radio che i ricercatori cinesi – in collaborazione con i Paesi Bassi – utilizzeranno per studiare le fasi primordiali dell’universo: quello che gli astronomi chiamano “l’età oscura” del cosmo che segue il big bang e precede la creazione delle prime stelle. Quei segnali antichi difficili da captare nella nostra atmosfera, che è troppo rumorosa.

Un breve video di propaganda diffuso attraverso i social network e che mostra la preparazione del lancio del satellite, ha riscosso il plauso del popolo della rete. “Il mio Paese è grandioso”, “la nostra conquista è il mare di stelle”, è stato il commento di un utente su Weibo, il Twitter cinese.

Conquistare il profilo più affascinante della Luna non è l’unico progetto con cui Pechino punta ad azzerare il divario con Stati Uniti e Russia sul piano spaziale entro il 2030.

Sono almeno 15 anni che la Cina sogna di sbarcare sulla luna. Si è concluso la settimana scorsa il test di permanenza in una stazione spaziale simulata: la “Yuegong-1, o “palazzo lunare”. L’obiettivo? Lanciare una stazione spaziale con uomini a bordo entro il prossimo anno. Al progetto hanno partecipato otto studenti di un’università di Pechino. Hanno completato le tre fasi di esperimenti a bordo della stazione spaziale simulata, alternandosi a gruppi di quattro. Hanno così acquisito conoscenze e know-how sulla co-esistenza di esseri umani, animali, piante e micro-organismi in un unico ambiente per periodi di medio-lungo termine.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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