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La città francese dove Cristo 'si è rifugiato' ospita un festival assai particolare

Il mistero più clamoroso degli ultimi cent’anni, il più falso per moltissimi (non per tutti) fa riparlare di sé – semmai si sia smesso – questo fine settimana a Rennes-le-Château, villaggio arroccato nel dipartimento francese dell’Aude in Occitania, che è diventato celebre in tutto il mondo. ‘Locus terribilis’ per chi crede abbia ospitato il più importante tesoro della storia scoperto da un enigmatico prete francese: Bérenger Saunière. Quest’anno, centenario della sua morte, è stato punteggiato da manifestazioni che lo ricordano.

Come una sagra paesana in salsa esoterica

La prossima, da venerdì 21 a domenica 23 luglio, intreccia spassi paesani a atmosfere esoteriche: balli, una gara di bocce, il concerto di un gruppo zigano nel circuito che comprende la villa del prete, i giardini, la Torre Magdala, il museo e la strada dove sorge la chiesa di Santa Maria Maddalena. Per venerdì 28 luglio è fissata una rappresentazione teatrale sulla vita dell’abbé Saunière, cui seguiranno vari appuntamenti anche in agosto.

La cascata d’oro che un turismo continuo, benché invadente, riversa su Rennes con centinaia di migliaia di visitatori all’anno, costituisce il tesoro accertato della minuscola comunità francese, ma il vero tesoro – quello attribuito a Saunière – sarebbe sicuramente maggiore. Tesoro enorme sotto l’aspetto materiale, poiché diede al sacerdote una improvvisa e inspiegata ricchezza. Enorme soprattutto dal profilo storico spirituale, perché avrebbe condotto alla scoperta del vero Santo Graal: la storia, già bazzicata per mezzo secolo, esplose con la sua trasposizione in fiction nel 2003, quando uscì il mega seller di Dan Brown ‘Il codice da Vinci’, da cui fu tratto l’omonimo film di Ron Howard nel 2006.

Una storia complicata assai ma riassumibile in pochissime righe: Cristo non morì sulla croce, ma si rifugiò in Francia con la sposa Maria Maddalena e diede vita a una discendenza di ‘sangue reale’ (Sang real, ossia San gral) proseguita nei re Merovingi. Alla protezione della stirpe di Gesù si dedicò un potente ordine occulto, il Priorato di Sion, temuto avversario della Chiesa Cattolica che risulterebbe annientata dalla rivelazione del segreto.

Il Graal fra mito e mistificazione

La pseudostoria di Rennes ha generato la fioritura di migliaia di pubblicazioni, articoli e sottoprodotti derivati, che danno incessante alimento anche alla consistente contro-produzione di smentite, confutazioni e indignazioni degli studiosi ufficiali, sia fra gli storici laici sia fra i ricercatori di esoterismo più attendibili. Eppure il fascino emanato dalla figura di Bérenger Saunière lascia difficilmente indifferenti: più che con il “tesoro”, pare fu con un frenetico traffico di Messe pagate che il sacerdote, parroco di Rennes dal 1885 al 1909, raggranellò la piccola fortuna che gli consentì il restauro della chiesa di Santa Maria Maddalena con motivi di inconfutabile richiamo esoterico; la costruzione di Villa Betania dove continuò a risiedere (e morì nel 1917) anche dopo le dimissioni cui lo costrinse la Curia francese; l’edificazione della Torre Magdala dove collocò la sua biblioteca.

Fu un benestante con l’hobby della scrittura sui giornali locali, Noel Corbu, il quale aveva acquisito le proprietà di Saunière dalla perpetua sopravvissutagli, a lanciare la leggenda del sacerdote misteriosamente milionario. Richiamati sul posto, alcuni studiosi di esoterismo – che quando sono turisti ne costituiscono il drappello più ingenuo e più scaltro – si appassionarono alla vicenda e partorirono l’idea del Priorato di Sion, avvalorando l’immaginaria e prestigiosa storia dell’ordine con un libro e un mazzo di documenti fabbricati ad arte: prima li depositavano, poi tornavano a “scoprirli” alla Biblioteca Nazionale di Parigi, sfruttando il noto lato debole di quasi tutti gli archivi, assai vigili su quello che esce ma molto meno sulle cose fatte entrare.

Pierre Plantard e Gérard de Sède sono nomi che si metterebbero a fianco del filosofo Carneade se non avessero ingegnato questa – forse stupenda – mistificazione, mentre oggi scomparsi entrambi restano nella lista dei più conosciuti per chi affronta la questione Santo Graal nella seconda metà del Novecento. Come per la prima parte del secolo, e in tutt’altra forma di memoria, corre il pensiero a T.S.Eliot o tutt’al più alla studiosa britannica Jessie Weston, che con un saggio ispirò al poeta ‘La terra desolata’. Invece, col titolo italiano ‘Il Santo Graal’, diventò molto più noto un saggio di “storia congetturale” elaborato da tre connazionali della Weston: Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln. Grazie alla cassa di risonanza di alcuni documentari per la BBC, scrissero la storia immaginosa dell’abate Saunière facendo delle furbe ma poco narrative invenzioni di Plantard e de Sède un best seller mondiale. Attinse dal volume, con tutte e due le mani piene, Dan Brown per comporre il ‘Codice’, tanto che due dei tre autori del Santo Graal lo portarono in tribunale con un’accusa di plagio rivelatasi però insostenibile. Brown non cita mai Rennes-le-Châteu, ma neanche ne ha bisogno. Tutti, tanto, capiscono.

Se il parroco Saunière avesse solo potuto immaginare. Una leggenda? Una bufala? Una parziale verità? Non cade mai il punto interrogativo dalle domande per cui ciascuno ha già la sua risposta preferita.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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