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La condivisione delle bici a flusso libero può funzionare anche a Roma?

Dopo il flop degli anni scorsi, Roma prova a rilanciare il bike-sharing. Ma questa volta il servizio è free-floating, ovvero una volta terminata la pedalata il ciclista amatoriale può lasciare la bici dove vuole. A patto – ovviamente – di non intralciare pedoni e traffico. Una differenza non da poco rispetto al servizio che costringe a ricollocare le biciclette nelle postazioni fisse, dislocate solo in alcuni punti della città. Come si riconoscono? Le due ruote free floating sono di colore giallo e arancioni hanno sulla canna il logo di “OBike”, la società di Singapore che gestisce già il servizio a Torino e, all’estero, in metropoli come Monaco, Singapore, Madrid, Sydney, Amsterdam, Hong Kong. In totale la società è presente in 40 città localizzate in 26 nazioni.

Come funziona il servizio
 

Per poter saltare in sella a una delle 1200 bici appena approdate a Roma servono due cose: uno smartphone, da cui scaricare l’applicazione, e una carta di credito (si può usare anche Paypall). A quel punto, spiega Il Messaggero, basta raggiungere la bici più vicina, sbloccare il lucchetto attraverso un codce QR presente sull’applicazione e iniziare a pedalare. Raggiunta la meta, basta chiudere il lucchetto e controllare sull’app che il noleggio sia effettivamente finito. L’utente potrà scaricare l’App di OBike sul proprio smartphone da Google play o App store. Nella fase sperimentale, usare le due ruote di OBike costerà 30 centesimi ogni 30 minuti (oltre a una cauzione di 15 euro rimborsabile).

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La lotta all’inquinamento si combatte pedalando

“Abbiamo scelto Roma per dotare la Capitale del servizio innovativo di bike sharing free floating – sottolinea Andrea Crociani, responsabile OBike Italia -. Anche alla luce delle ultime rilevazioni ambientali che, purtroppo, segnalano livelli di inquinamento molto elevati per tutte le città italiane, siamo convinti che i cittadini della Capitale siano molto sensibili al tema dell’inquinamento e della propria salute. Vogliamo supportare l’Amministrazione locale per promuovere una mobilità sostenibile, rivoluzionando la quotidianità degli spostamenti e favorendo, al tempo stesso, uno stile di vita sano”, conclude Crociani.

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Il risvolto della medaglia

Più facili da trovare, più pratiche da parcheggiare, le bici free-floating hanno un solo problema: dovrebbero essere utilizzate solo da persone civili. Perché il risvolto della medaglia di una tale libertà di utilizzo e di un sistema di pagamento meno rigoroso, è che a Torino e Milano – dove non è presente OBike, ma ci sono altre due società che offrono questo tipo di servizio – le bici vengono abbandonate nei fiumi, nelle fontane pubbliche, parcheggiate sugli alberi o addirittura nel proprio garage per mesi.

A Milano non è andata benissimo

A Milano l’esordio delle bici condivise senza rastrelliere non è partito benissimo. E a Milano l’utilizzo delle due ruote a pedali è molto diffuso a tutte le età, la bici è considerata un mezzo di trasporto alla stregua di tanti altri. E sul web girano ancora immagini delle nuove biciclette a flusso libero di Ofo e Mobike appese agli alberi, parcheggiate sui pianerottoli di casa e persino sopra alle vecchie cabine telefoniche, come racconta Il Giornale. «Le prendi e le lasci dove vuoi» era lo slogan della cinese Mobike per lanciare dal 30 agosto il servizio di bike sharing senza stazioni. L’assessore alla Mobilità Marco Granelli aveva fatto appello contro il parcheggio selvaggio, ma in questi casi siamo al vero e proprio vandalismo. Le bici gialle di Ofo sono in circolazione dal 22 settembre con la promozione «I’m free», si può pedalare gratis fino al 31 ottobre e questo le ha rese ancora più «vulnerabili». 

Ragione per la quale Mobike a Milano, racconta sempre il quotidiano, “ha introdotto da subito il sistema dei crediti, ne concede cento all’iscrizione e sono previsti punteggi-premio a chi segnala una bici rotta, un parcheggio errato, invita un amico a usare il servizio e penalità a chi parcheggia in un’area recintata (si perdono 20 punti), abbandona la bici se viene fermato dalla polizia (-50 punti), dimentica di bloccare il mezzo ma poi lo riprende (-15 punti), utilizza un lucchetto privato (il credito scende a zero), dimentica di bloccare la bici e viene persa (anche in questo caso scatta l’azzeramento) o trasporta illegalmente la bici (si va a zero). Se si accumulano troppe penalità, scatta il vero e proprio disincentivo: chi ha meno 80 punti deve spendere 20 euro per pedalare mezz’ora. Anche andare in bici fuori da Milano è consentito ma parcheggiare all’esterno viene punito con i 20 euro ogni mezz’ora”. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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