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LA CONTRORIFORMA “MODERNA”

Lidia Menapace –

Mi spiace che il governo sia andato sotto su un emendamento presentato dalla Lega, e votato da numerosi franchi tiratori anche del Pd, sul tema dell’inseminazione da donatore esterno al matrimonio (non eterologo, che significa “di altra specie”, dunque o scimpanzè o Spirito santo): l’appartenenza biologica non c’entra nulla con il matrimonio, che non vi ha influenza alcuna.

Comunque, chiamata anche con un nome sbagliato,  la decisione della ministra Lorenzin era saggia e umana. Il fatto che l’inseminazione da donatore esterno al matrimonio ridiventi vietata, significa che alla destra del governo Renzi, come non  bastasse il governo da solo,  ci sono forze di destra  che riscuotono appoggi non indifferenti nel partito del Presidente. Sicché il segreto del voto svela che i vari Giovanardi e altri reazionari  tutti d’un pezzo se ne stanno zitti e buoni fino a quando si trovano situazioni nelle quali sanno di poter contare su una opinione cristianista determinata e sul disinteresse di Forza Italia verso anche modeste quote di laicità.

Queste scelte fanno il paio con  la prima e più importante “controriforma” avvenuta durante l’ultimo governo Berlusconi, quando il ministro del lavoro Sacconi, già socialista, propose una “riforma” del sindacato, che definì volta a “modernizzare” il paese.  Si trattava di concludere l’esautoramento del sindacato facendolo diventare una corporazione. Le corporazioni non decidono, ma sono governate dall’arbitrato, che deve essere “equo”, ma é inappellabile e fa perdere al sindacato il titolo di agente contrattuale,  come dire che lo lo abolisce. Che tutto ciò sia chiamato  modernità  é segno non bello della confusione vigente negli usi linguistici, diciamo pure della babele.

La storia brevemente accennata, è la seguente; organizzandosi con grandi e sanguinose lotte i primi sindacati, nella chiesa cattolica prevalse una diffusissima opinione volta a condannarli come strumenti violenti e ingiusti. Il papa Leone XIII nel 1882 mentre scriveva la prima enciclica sociale cattolica, appunto la famosissima “Rerum novarum”, consultò tutti i vescovi per avere una opinione sul giudizio da dare del sindacato e ricevette unanimi giudizi di dura condanna cui si sottraevano solo mons. Ketteler e don Kolping, che lavoravano tra gli operai: Leone XIII dette ascolto solo a loro oltre che alla propria coscienza e dichiarò solennemente che, pur essendo migliori le corporazioni che puntano alla “coesione sociale”(si direbbe oggi) é approvabile il sindacato che consente ai lavoratori di difendere il loro lavoro attraverso lotte fino allo sciopero, e contratti. La “modernità” di Sacconi,  accompagnata dalle azioni di Marchionne é tecnicamente una controriforma: tenta di ripristinare il Feudalesimo, il quale rappresentò una prima debole difesa dei lavoratori della terra (servi della gleba) che potevano organizzarsi appunto in corporazioni di solito presiedute da vescovi o cardinali che praticavano l’arbitrato.

Avanti tutta, dunque: verso il Feudalesimo, però “moderno”, col computer.

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