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La conversione dei mafiosi e l’origine del male

processioneQualunque concetto può essere accettato dogmaticamente nonostante l’impossibilità di provarne la validità o, addirittura, nonostante l’esistenza di prove evidenti della sua falsità.

Il dogma, poi, ingrassa nutrendosi della popolarità che eventualmente acquisisce e riesce perfino a moltiplicarsi, a generare altri dogmi anche più incredibili, in un circolo vizioso virtualmente infinito. È questo il motivo per cui le religioni in generale, da principali dispensatrici di dogmi quali indubbiamente sono, riescono a influire pesantemente sulle opinioni dei rispettivi fedeli al punto di far loro credere qualunque cosa, per quanto assurda possa essere.

Alla base del ragionamento dogmatico c’è spesso la costruzione di un’identità basata sul dividere il mondo in due: ci siamo noi e ci sono loro, c’è il giusto e c’è lo sbagliato, il bene e il male, e naturalmente bene e male vengono dati per assoluti ma sono in realtà estremamente relativizzati. Il loro relativismo diventa clamoroso quando si tratta di personaggi percepiti come maligni da qualunque persona di buon senso, ma che allo stesso tempo sono “amici” perché sposano, naturalmente a vantaggio personale, una causa condivisa. Si pensi ai dittatori del ventesimo secolo, capaci di indicibili crudeltà e legati alla Chiesa cattolica da concordati vari: si pensi ai regimi clerico-fascisti in Spagna, in Croazia e in Cile, o al regime slovacco, il cui duce era un sacerdote cattolico.

 

La distinzione tra gruppi presunti omogenei, tra noi e loro, si concretizza nella distinzione tra credenti, intrinsecamente buoni, e non credenti, quindi atei, intrinsecamente cattivi. Tutto quello che non è noi diventa ateo e dunque cattivo, di conseguenza ciò che è cattivo non può che essere ateo. Partendo da questo assunto l’etichetta di ateismo è stata affibbiata più o meno a qualunque cosa percepita come maligna, arrivando ad accostare ateismo e nazismo, o usando “senza dio” come appellativo in riferimento alla scienza che minaccia la dottrina cristiana.

Ultimamente va molto di moda sostenere che la mafia è atea. L’ha autorevolmente sostenuto mons. Vincenzo Bertolone. E il papa ha chiesto ai mafiosi di convertirsi: da cosa, visto che “conversione” è termine religioso? Anche nel caso della mafia, come per le dittature, c’è però una contraddizione di fondo. È vero che ci sono preti che, come tanti altri uomini, la mafia l’hanno combattuta anche a prezzo della propria vita, ma è altrettanto vero che in un numero assai maggiore di casi i sacerdoti non la combattono affatto.

L’esistenza di una simbiosi tra potere mafioso e potere ecclesiastico per cui ciascuno è utile all’altro e lo legittima è stata ricordata ancha da Barbara Spinelli su Repubblica. Senza contare il fatto che anche ai livelli più alti ci sono comportamenti che se non sono mafiosi ricordano molto la mafia, come le opacissime operazioni dello Ior (dove si riciclavano i proventi dei corleonesi) che hanno portato a inchieste della magistratura e a provvedimenti di Bankitalia. Con queste premesse come si può continuare a identificare l’ateismo con il male? Ha più possibilità di finire all’inferno un ateo integerrimo o un mafioso cattolicamente ineccepibile? Il male non è né ateo né religioso; è semplicemente umano.

La redazione

Articolo originale http://www.uaar.it/news/2014/03/28/conversione-mafiosi-origine-male/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=conversione-mafiosi-origine-male

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