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La corte degli indignitari

Di ilsimplicissimus –
Va bene che è estate, ma la sceneggiata di ieri del duo Boeri – Panucci sul Decreto dignità, è stato uno degli spettacoli più avvilenti che questo Paese ha saputo dare da un anno a questa parte. Entrambi gli interventi a gamba tesa, fatti in nome e per conto dei poteri economici, fanno chiarezza sul pensiero e sugli intenti dei neo liberisti: il lavoro deve essere misero, precario, senza diritti e non appena si accenna, anche minimamente a invertire la tendenza ecco che si comincia a predire un drammatico calo dell’occupazione. Ora pazienza che queste sciocchezze possano venire da un direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, che fa parte della servitù di Palazzo con la livrea berlusconiana, in fondo non fa altro che il suo mestiere di agit prop dei ricchi, ma colpisce invece la presa di posizione ad orologeria del cioccolatino avvelenato che è alla presidenza dell’Inps, quel Tito Boeri, para piddino e bocconiano con trascorsi nell’Fmi, il quale non si è limitato a recitare il suo brano di rosario contro il governo in carica, ma ha voluto rivestirlo da dichiarazione per così dire “scientifica”.

Mamma che paura quando questi autoproclamati Einstein della chiacchiera economica cercano di imporre il loro verbo all’uomo della strada, facendolo discendere come lo spirito santo dall’empireo del sapere. Dice il cioccolatino che “In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo, l’evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro“. Disgraziatamente questo deriva solo da una petizione di principio che non ha alcun riscontro nell’evidenza empirica dal momento che la quasi totalità della letteratura economica rileva l’esatto contrario, ossia che la quantità e la qualità del lavoro aumenta con il crescere dei diritti del lavoro e dei salari. Potrebbe sembrare un controsenso, così come era un controsenso che la terra girasse attorno al sole, ma con un po’ di pensiero laterale, andando oltre la semplicità banale e lineare dei dogmi economici, è abbastanza semplice comprendere che più alti sono i salari e più stringenti i diritti, più un sistema deve puntare verso produzioni a più altro contenuto di tecnologia e di sapere, dunque più competitivo in senso proprio e a maggior valore aggiunto. Non a caso le statistiche pubblicate dai grandi fratelli dell’informazione, tra cui ovviamente spicca il Sole 24 Ore, mentre fanno sfoggio di menzogne inqualificabili, come esempio quella di comparare i numeri del lavoro oggi con quelli di 40 anni fa, ben sapendo che adottando i vecchi criteri oggi la disoccupazione sarebbe a livelli inauditi, non possono nascondere che la stragrande maggioranza delle attività che fanno il mercato del lavoro in Italia, oltre ad essere precaria è anche molto modesta. A ben vedere le due cose vanno assieme perché quanto minore è la quantità di sapere che un lavoro richiede, tanto più facilmente il lavoratore può essere sostituito e dunque ricattato.

Mi fermo qui perché non è questo il tema del post, che si prefigge invece di sottolineare come i bravi del neoliberismo, non tollerino nemmeno la più piccola deviazione dai loro obiettivi e per raggiungere lo scopo non si fanno scrupolo di far passare per relazione tecnica e per verità assoluta delle ipotesi ideologiche peraltro già falsificate dagli studi sul campo. La verità è che anche da noi esiste un deep state, uno stato profondo che resiste a qualsiasi cambiamento ed è incistato in tutti i nodi effettivi del potere. Certo se esistesse un governo serio oggi uno come Boeri, pagato da tutti noi non si sa bene quanto, perché questo fatto rimane segreto, ma comunque molto, avrebbe già messo nello scatolone le sue cose e le sue relazioni “tecniche” e starebbe attaccato al telefono per cercare occupazione. Lo paghino quelli per cui lavora.

La corte degli indignitari

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