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La crisi colpisce anche gli avvocati, per il 44% calo del fatturato

(AGI) – Roma, 24 set. – La professione forense si trova oggi ad affrontare una complessiva perdita di prestigio. A pensarla cosi’ e’ il 60% degli avvocati italiani, che indicano il calo di reputazione come il primo problema attuale. Anche perche’ sulla loro efficienza pesa ancora una zavorra strutturale: per il 49% la professione sconta la persistente inefficienza del sistema giudiziario. E’ quanto emerge dal primo rapporto sull’avvocatura italiana, realizzato dal Censis per conto della Cassa forense, che verra’ presentato oggi a Rimini dal segretario generale dell’istituto di ricerca Giorgio De Rita nel corso della nona Conferenza nazionale della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense. Quella dell’avvocato, dunque, e’ una professione ferita dalla crisi. L’anteprima dei risultati dell’indagine del Censis (il rapporto completo verra’ presentato a dicembre) si basa su un campione di circa 8mila avvocati. Le motivazioni professionali sono solide: il 51% degli avvocati ha scelto di fare la professione per passione e il 29% l’ha vissuta come la realizzazione di un sogno, ma oggi si fanno sentire i pesanti effetti della crisi economica. Solo il 30% degli avvocati italiani infatti e’ riuscito a mantenere stabile il fatturato dell’attivita’ professionale nell’ultimo biennio, per il 44% e’ diminuito (e la percentuale sale al 49% tra gli avvocati del Mezzogiorno), mentre il 25% lo ha visto aumentare. Nonostante cio’, c’e’ stata una tenuta occupazionale. Il 76% degli studi ha mantenuto invariato il numero degli addetti e il 9% lo ha persino aumentato. Oggi il 37% dei professionisti ritiene che in prospettiva la propria condizione non potra’ che migliorare. Quella degli avvocati, osserva ancora il Censis, e’ una professione ancora fortemente organizzata su base individuale. Due avvocati su tre (il 67%) sono titolari unici dello studio. A prevalere e’ l’attivita’ giurisdizionale, che assorbe il 66% del fatturato complessivo, contro il 29% che proviene dall’attivita’ di consulenza e assistenza stragiudiziale, e il 5% dalle mediazioni e dagli arbitrati. E la professione appare ancorata a una generica specializzazione civilistica. Il 54% degli avvocati dichiara come prevalente la specializzazione in diritto civile, l’11% in materia penale, il 9% in diritto di famiglia (ma tra le donne avvocato la quota sale in questo caso al 14%), solo il 3% in diritto societario e appena l’1% in diritto internazionale. Solo l’11% degli avvocati indirizza la propria attivita’ verso servizi specializzati. La clientela e’ strettamente “di prossimita’”, visto che il 74% del fatturato deriva da clienti localizzati nell’ambito cittadino o provinciale. Tra le principali difficolta’ denunciate dagli avvocati figura al primo posto il mancato o ritardato pagamento da parte dei clienti, lamentato dal 79% dei professionisti interpellati. Il 66% indica il peso crescente degli adempimenti burocratici, il 45% il calo della domanda per le proprie prestazioni, il 26% punta il dito sulla concorrenza sleale da parte dei colleghi che si fanno pagare in nero o offrono consulenze professionali senza avere i titoli e le competenze necessarie. Infine, nel dossier si rilevano i ritardi nell’innovazione tecnologica: la grande diffusione delle tecnologie digitali anche nel sistema della giustizia non ha ancora trovato spazi significativi di investimento da parte degli studi legali. Oggi solo il 26% ha un proprio sito web a scopi promozionali e, fra questi, solo il 5% lo usa per interagire con i clienti. Quanto alla formazione universitaria, il 41% degli avvocati la ritiene carente rispetto alle competenze necessarie per l’esercizio effettivo della professione e il 16% pensa che sia del tutto inadeguata. “La ricerca realizzata in collaborazione con il Censis – ha commentato il presidente della Cassa forense Nunzio Luciano – dimostra che e’ il cambiamento la prospettiva piu’ urgente con cui fare i conti. E, con il cambiamento, anche l’esigenza di una rappresentanza piu’ incisiva degli interessi degli avvocati. Come si evince dai dati, infatti, la crisi economica ha colpito duramente la nostra professione: per questo la Cassa forense ha varato il nuovo regolamento sull’assistenza, uno strumento nato per aiutare soprattutto le categorie piu’ deboli, come i giovani e le donne”. (AGI) .
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