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La crisi greca e quella ucraina

di Geminello Alvi

(AGI) – Roma, 26 giu. – Mentre la crisi del debito greco e’ al culmine si accelera anche quella del debito ucraino, al quale si dedica tuttavia meno attenzione. Eppure il confronto tra le due crisi resta molto interessante, considerati i maggiori gradi di liberta’ per una soluzione ovvero la possibilita’ di una svalutazione della divisa ucraina e i margini di ristrutturazione piu’ ampli del suo debito.

“E’ teoricamente possibile”, avrebbe infatti risposto, secondo Ucrainian News citata dalla TASS, questo giovedi’ il ministro delle Finanze dell’Ucraina Natalia Yaresko alla domanda dei giornalisti che la interrogavano circa la possibilita’ di un arresto dei pagamenti sul debito estero. Del resto mercoledi’ Andrew Matheny di Goldmann Sachs aveva scritto per lo scenario base del suo report: “L’Ucraina non effettuera’ il pagamento del coupon il 24 luglio, di conseguenza, a quel punto entrera’ in default “. Non ci si attende peraltro che “il comitato ad hoc accetti l’ultima proposta di ristrutturazione ucraina”. I membri del comitato, il governo e il Fondo monetario internazionale s’incontreranno pero’ a Washington la prossima settimana, per valutare l’emissione della prossima quota di un prestito di $17 miliardi all’Ucraina. Il FMI all’inizio del mese ha spiegato che puo’ continuare a sostenere l’Ucraina, anche se si arresta il servizio del debito degli obbligazionisti privati. Secondo alcuni analisti si renderebbe necessaria una riduzione consistente del valore nominale del debito ucraino, a causa del crescente rapporto debito-PIL e del rallentarsi della crescita. Ma resta piu’ complessa e diversa la valutazione del gruppo di creditori guidati da Franklin Templeton che detengono $9 miliardi di debito. Comunque secondo le ultime stime del FMI l’economia ucraina si ridurra’ del 9% quest’anno. E sempre questa settimana la Banca Centrale ucraina ha esortato le imprese a negoziare una proroga della scadenza sul loro debito estero, al fine di ridurre la domanda di valuta estera e allentare la pressione sulla grivna. La moneta ha perso meta’ del suo valore rispetto al dollaro lo scorso anno per via degli enormi deflussi di capitali ed e’ calata di un altro 25% dall’inizio dell’anno. Secondo la banca centrale, il settore bancario ucraino nei dodici mesi dal primo aprile deve rimborsare ai creditori esterni circa $10 miliardi di dollari, mentre i rimborsi del settore corporate ammontano a $32,1 miliardi.

In conclusione la crisi ucraina non e’ certo meno drammatica di quella greca, ma i suoi vari scenari potrebbero giovarsi di uno spettro di soluzioni piu’ amplio. La situazione della Grecia e’ ingessata dai precedenti salvataggi che limitano i margini di ristrutturazione e di riduzione del debito, e complicata anche dall’intento di evitare il ritorno alla dracma, mentre appunto la svalutazione e’ restata e resta ancora possibile all’Ucraina. .

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