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La disavventura dei ragazzi prigionieri nella grotta non è per niente finita

I 12 ragazzi bloccati da 10 giorni in una grotta in Thailandia insieme al loro allenatore stanno bene, ma ci vorranno mesi per portarli in salvo se non impareranno prima a immergersi con l’attrezzatura da sub per tentare quella che sarebbe un’impresa quasi disperata. Lo ha reso noto l’esercito thailandese, poche ore dopo il loro ritrovamento da parte dei due sommozzatori britannici in una sorta di spiaggia a 4 chilometri dall’imbocco della grotta Tham Luang.

Ieri sera tutto il Paese ha festeggiato il ritrovamento in vita dei ragazzi, ma da oggi comincia un nuovo incubo. Trarli definitivamente in salvo è un’impresa disperata e durerà settimana, forse mesi. 

Cosa stanno facendo i soccorritori

Articolo aggiornato alle 10,00 del 3 luglio 2018.

I soccorritori stanno sfidando l’innalzamento del livello dell’acqua per portare al gruppo viveri sufficienti per quattro mesi e si cerca anche di installare una linea elettrica e telefonica per consentire al gruppo di parlare con i familiari, ha spiegato il governatore del Chiang Rai, Narongsak Osotthanakon, che dirige le operazioni di soccorso.

A tutti saranno impartite lezioni di nuoto per favorire un’eventuale operazione di salvataggio, scrive La Stampa. Nessuno di loro, infatti, sa nuotare, e indeboliti come sono potrebbe essere fatale tentare di farli immergere al buio, in acque fangose e tra forti correnti per fargli fare un tragitto che un sub esperto dei Navy Seal impiega sei ore a percorrere.

Per ora, quindi, la priorità dei soccorritori resta quella di pompare via l’acqua dalla grotta (10.000 litri all’ora) per aprire un varco asciutto. Le piogge previste nei prossimi giorni, però, rischiano di allungare i tempi e richiedere “mesi” per un salvataggio senza doversi immergere, come ha spiegato il capitano della Marina Anand Surawan. Un’alternativa potrebbe essere quella di aprire un varco dall’alto per tirarli fuori e in questo senso proseguono le esplorazioni per uno scavo.

Come stanno i ragazzi

I ragazzi, tutti baby-calciatori di età compresa tra gli 11 e i 16 anni, e il loro allenatore 25enne erano semisvenuti in un’area asciutta, una sorta di spiaggia, all’interno della grotta: da giorni i soccorritori cercavano quella spiaggia, di cui conoscevano l’esistenza ma che non riuscivano a individuare. Il gruppo era entrato nella grotta il 23 giugno dopo un allenamento e poco dopo le forti piogge monsoniche avevano bloccato l’uscita. Nel complesso le condizioni di salute dei 13 sono stabili e nessuno e’ in condizioni critiche: la temperatura sulla ‘spiaggia’ e’ di 26 gradi e l’acqua che cade dalle pareti ha evitato il pericolo di disidratazione.

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A tutti sono stati forniti cibo e liquidi per una graduale ripresa. Il video del primo contatto con i ragazzi e’ stato postato su Facebook dai Navy Seals thailandesi. Vicino alla grotta ci sono i genitori, accolti in una stanza protetta, che alla notizia del contatto si sono lasciati andare a lacrime di gioia. All’operazione di ricerca hanno partecipato soccorritori da sette paesi, tra cui cinesi, americani, britannici e australiani, che affiancano un migliaio di militari thailandesi presenti sul posto. L’intero Paese da giorni era in trepida attesa e per loro, domenica, aveva pregato Papa Francesco all’Angelus.

I dodici ragazzi  sono stati trovati “sani e salvi” e tutto il Paese festeggia il lieto fine della vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso milioni di persone. Ma la fine di questa storia, come detto, è ancora tutta da scrivere.

I primi a individuarli sono stati due sub britannici, esperti soccorritori, Rick Stanton e John Volanthen. “Grazie”, ha detto loro uno dei ragazzi apparsi nel video girato dai sub. “Siamo in tredici”, ha fatto sapere un suo compagno di squadra. “Non possiamo ancora tirarvi fuori, siamo solo in due, ma ne stanno arrivando tanti altri. Siete stati fortissimi”, li ha rassicurati il soccorritore.

I ragazzi, tra gli 11 e i 16 anni, sono stati trovati dai sommozzatori poco oltre la “spiaggia di Pattaya”, l’area ritenuta essere il loro rifugio. Si erano avventurati lì la sera del 23 giugno. “La spiaggia di Pattaya è stata inondata, ma li abbiamo trovati a 300-400 metri di distanza”, ha detto il governatore della provincia di Chiang Rai, Narongsak Osottanakorn, tra le grida dei famigliari e giornalisti.

Sarà un recupero lungo 

I soccorritori rimarranno nella grotta con loro finché non saranno in grado di percorrere i quasi quattro chilometri che li separano dall’uscita, in parte allagati. “Porteremo loro del cibo, ma non siamo sicuri che possano mangiare perché non hanno mangiato per molto tempo”, ha aggiunto il governatore.

I soccorritori preparano forniture di cibo per 4 mesi. Lo ha detto alla Bbc il capitano della Royal Thai Navy Akanand Surawan, segnalando che ci vorrà molto tempo prima che possano essere tratti in salvo. Intanto nella grotta viene pompata aria per consentire loro di respirare meglio. Ai ragazzi sarà anche insegnato a nuotare per facilitare le operazioni di salvataggio.

Saranno inoltre raggiunti anche da un medico che valuterà le loro condizioni fisiche. Nelle prime immagini trasmesse sono apparsi molto magri, sono sopravvissuti bevendo acqua piovana che gocciolava nella grotta.

La notizia del loro ritrovamento ha fatto in breve tempo il giro del mondo. Molti genitori sono rimasti per i nove giorni fuori dalle grotte, seguendo le ricerche. “Sono così felice, voglio vederlo, in buona salute mentale e fisica”, ha esultato Thinnakorn Boonpiem, padre di uno dei dispersi. “Sono sollevata”, ha gioito una madre, rassicurata dai soccorritori che le hanno detto che suo figlio era sopravvissuto “bevendo acqua piovana” che gocciolava nella grotta.

Riti e sacrifici per ingraziarsi gli spiriti 

La loro tragedia era stata trasmessa in diretta dalla televisione thailandese. Molte persone si erano radunate nei pressi della grotta per sacrificare polli e maiali, in offerta agli spiriti del fiume e della foresta, per implorarli e consentire il ritorno dei piccoli sani e salvi.

Nel frattempo decine di sommozzatori, da tutto il mondo, sono stati mobilitati per più di una settimana. Squadre di specialisti stranieri provenienti da Australia, Gran Bretagna, Giappone e Cina, oltre a una trentina di soldati americani, hanno offerto il loro sostegno ai migliaia di soccorritori tailandesi mobilitati. Il premier, Prayut Chan-O-Cha, che aveva visitato il sito nella settimana, “ha ringraziato tutti i soccorritori per la loro mobilitazione”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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