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La disoccupazione torna a salire, tasso al 13%; tra i giovani supera il 43%

(AGI) – Roma, 30 apr. – La ripresa stenta a farsi sentire sul mercato del lavoro e a marzo il tasso di disoccupazione si riporta al 13%. Dopo i cali registrati a dicembre e a gennaio e la lieve crescita a febbraio, il dato calcolato dall’Istat e’ cresciuto di altri 0,2 punti percentuali. Si tratta del livello piu’ alto dal 13,2% di novembre scorso. I senza lavoro, aumentano su base mensile dell’1,6% (+52 mila). Nei dodici mesi il numero di disoccupati e’ aumentato del 4,4% (+138 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,5 punti. In un mese gli occupati sono diminuiti di 59 mila unita’, tornando sul livello di aprile 2014. Rispetto a marzo 2014, l’occupazione e’ invece in calo dello 0,3% (-70 mila) e il tasso di occupazione di 0,1 punti. Le cattive notizie del mercato del lavoro riguardano anche i giovani. Tra i 15-24enni, la quota di disoccupati sul totale degli attivi (occupati e disoccupati) e’ risultata pari al 43,1%, in crescita di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. A marzo il numero di occupati e’ diminuito rispetto a febbraio sia per la componente maschile (-0,4%) sia, in misura minore, per quella femminile (-0,1%). Il tasso di occupazione maschile, pari al 64,5%, e’ sceso di 0,2 punti percentuali, mentre quello femminile, pari al 46,7%, e’ rimasto invariato. Nel complesso, in termini tendenziali, tra gli uomini si osserva un calo del tasso di occupazione (-0,2 punti) a fronte di una crescita del tasso di disoccupazione (+0,2 punti) mentre il tasso di inattivita’ e’ rimasto. Per la componente femminile, la crescita del tasso di disoccupazione (+0,9 punti) si e’ accompagnato al calo del tasso di inattivita’ (-0,5 punti) e a una lieve contrazione del tasso di occupazione (-0,1 punti). “I numeri della disoccupazione”, commenta il segretario generale della Cgil, “dicono esattamente qual e’ l’emergenza del Paese: quindi il primo maggio non puo’ che essere rivolto a guardare il lavoro come la necessita’ fondamentale. Dovrebbe essere l’ossessione quotidiana di chi ci governa ma non mi pare che sia questo il grande tema”. Ma i dati dell’Istat permettono anche una critica al Jobs Act: “confermano ancora una volta che cancellare i diritti non crea lavoro”, incalza la Cgil. Cauta e’ invece la replica del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. “I dati diffusi oggi dall’Istat”, sostiene, “vanno letti in un quadro complessivo dove segnali positivi si incrociano con elementi di criticita’ tipici di una situazione economica ancora non stabilizzata”. (AGI)

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