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La domanda di asini dalla Cina sta creando problemi in Nigeria

L’insaziabile richiesta in Cina di asini da tutto il mondo sta provocando conseguenze inattese sui lavoratori nigeriani che fanno affidamento su questi animali versatili per sopravvivere. L’esplosione in Cina delle ricette di medicina tradizionale che utilizzano la pelle d’asino ha quadruplicato i prezzi per gli animali in Nigeria.

“Due anni fa abbiamo acquistato degli asini abbastanza costosi per un prezzo compreso tra 15.000 e 18.000 naire (35 e 42 euro) ma oggi per avere un buon asino, avrei bisogno da 70.000 a 75.000” ha riferito all’agenzia Afp Abubakar Ya’u, che usa gli animali per trasportare al mercato la sabbia da lui raccolta. In Nigeria gli asini sono tradizionalmente macellati per la loro carne nelle regioni meridionali, ma è stato il nuovo interesse dalla Cina a scuotere gli equilibri degli allevatori locali.

 
Diversi paesi africani hanno già posto restrizioni sull’esportazione di asini come Burkina Faso, Gambia, Botswana, Senegal, Mali. Il Niger ha addirittura vietato la macellazione di qualsiasi asino, contribuendo all’impennata dei prezzi in Nigeria.
 

“I cinesi adesso si sono rivolti a noi, i nostri stock si riducono a un ritmo allarmante”, ha dichiarato un altro allevatore, Abdurrahman Garba, commentando le conseguenze delle restrizioni imposte dal Niger. Nelle regioni a prevalenza musulmana il consumo di carne d’asino è considerato proibito per i fedeli. In Nigeria infatti gli asini vengono acquistati nelle regioni settentrionali a maggioranza islamica dove è possibile trovare gli animali a condizioni più favorevoli per esseri poi macellati nel sud del paese, dove è tradizionale consumare carne d’asino. Le pelli sono poi esportate in Cina, dove sono utilizzate nella preparazione di una gelatina utilizzata sia come medicinale che come prodotto cosmetico, l’ejiao. Secondo un macellaio nello stato federato di Delta, il medicinale può essere venduto fino a 390 dollari al chilogrammo (pari a 330,64 euro/kg).

Molti proprietari degli animali sono tentati di vendere a questi prezzi, ma non saprebbero poi come poter continuare nel loro mestiere. “Mi hanno offerto 95.000 naire (pari a 220 euro) per il mio asino ma ho resistito alla tentazione di venderlo perché sapevo che non avrei potuto rimpiazzarlo”, dice Abdurrahman Garba, che ha dato la colpa ai cinesi per “questa situazione inquietante”.

A questi problemi si aggiunge quello dei furti di bestiame, fortemente incentivato dalle condizioni di mercato. Secondo un rapporto di Donkey Sanctuary, un gruppo di animalista britannico, si sono registrati aumenti di furti anche in Asia e Sud America oltre che nel continente africano.

 
Per approfondire:
 
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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