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La donna è il DIAVOLO. Parola di prete esorcista

51196Decano degli esorcisti «Una donna mi disse: Il mio nome è Diavolo»

BARI – La barba bianca che spicca sul saio francescano, i sandali ai piedi e la corona del rosario che pende su di un fianco. L’uomo di Dio che fa tremare gli spiriti immondi ha sguardi e parole amichevoli per tutti.

Padre Cipriano De Meo, decano degli esorcisti italiani, arriva nel palazzo Ateneo accolto dal rettore, Antonio Uricchio. Nell’aula magna il pubblico attende il frate di 94 anni, sessanta dei quali impiegati a stanare demoni, ma nel frattempo arrivano anche i contestatori. L’occasione è la presentazione del libro «Come difendersi dal diavolo», frutto di una serie di colloqui tra il sacerdote e la scrittrice Patrizia Cattaneo, già tradotto in varie lingue. Nel corso del dibattito, una pattuglia degli atei militanti metterà in scena una sfilata con tanto di copricapi e corna rosse, ma il frate esorcista non si scompone per tutto l’incontro. I contestatori invocano l’università laica, la libertà dei dogmi. È un fatto inedito, per l’Università barese, la presenza di un sacerdote che arriva da un convento di San Severo, mèta ininterrotta di pellegrini da tutto il mondo, per mettere in guardia credenti e scettici sul nemico, per eccellenza, dell’umanità.

Padre Cipriano, era mai stato in un ateneo a parlare di esorcismi?

«Mai prima d’ora. In qualche scuola, sì, ma non all’università. Ma ho accettato con piacere questo invito, anche perché qui si laureò mio fratello maggiore, Gustavo, davvero tanti anni fa in Giurisprudenza (Gustavo De Meo, fu deputato democristiano dal 1948 al 1976, sottosegretario e ministro della Difesa, ndr)».

Nel libro affronta i temi della libertà di scelta, il bene e il male con le relative conseguenze.

«Non c’è da spaventarsi, fa tutto parte della nostra vita».

E lei perché ha scelto di fare l’esorcista?

«A dire il vero, non ci pensavo affatto a questo genere di attività. Era il 1952, dirigevo il seminario di Avellino e volevo soltanto dedicarmi ad insegnare, a predicare il Vangelo. Ma un giorno bussarono alla mia porta due uomini e una donna. Credevo fossero dei poveri in cerca di elemosina, ma non parlavano e la donna mi guardava in modo strano. Quando le domandai il suo nome, mi disse testualmente: io mi chiamo diavolo».

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