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La faccenda delle 'correnti' in magistratura e della polemica su Morrone, spiegata

Il ‘caso Morrone’, almeno dall’esterno appare rientrato. Le parole pronunciate ieri dal sottosegretario leghista alla Giustizia di fronte ai magistrati tirocinanti (“mi auguro che in magistratura siano sempre meno presenti le correnti, in particolare quelle di sinistra”) hanno scatenato richieste di dimissioni dal centrosinistra ma anche provocato più di un mal di pancia all’interno del Movimento 5 stelle che, in virtù del suo spirito fortemente legalitario, difficilmente può digerire attacchi così diretti.

 “Prendo atto che il sottosegretario Jacopo Morrone ha già chiarito che quello di stamattina era un giudizio politico espresso in un luogo in cui non dovrebbero entrare le opinioni personali”, ha chiosato il guardasigilli pentastellato, Alfonso Bonafede, “come già detto in altre occasioni, ritengo l’associazionismo dei magistrati una buona cosa, se non porta alle storture del correntismo”.

Le parole di Jacopo Morrone rimandano alle polemiche sulla “magistratura comunista” dell’epoca berlusconiana. A questo alludeva lo stesso Bonafede, mentre il caso sui fondi della Lega iniziava a montare, diede un altolà preventivo a Salvini perché dalla vicenda non scaturissero “scenari da Seconda Repubblica”. Nondimeno, la questione della politicizzazione e del correntismo all’interno dell’Anm non è certo inesistente, come hanno testimoniato le avventure in politica di più di una toga.

Cosa sono e quali sono le correnti in magistratura

Quanto si parla di ‘correnti’ della magistratura si fa riferimento ai gruppi interni all’Associazione nazionale magistrati, alla quale è iscritto il 90% delle toghe. L’Anm è nata nel 1909 – poi sciolta durante il periodo fascista e rifondata nel 1944 – e tra gli anni Cinquanta e Sessanta, al suo interno, si sono creati gruppi associativi che rispecchiano le diverse sensibilità esistenti tra chi svolge le funzioni di magistrato ordinario nel Paese.

Attualmente sono 4 le ‘correnti’ rappresentate nel direttivo del sindacato delle toghe:

  • la centrista Unità per la Costituzione (Unicost)
  • Magistratura indipendente – nata tra il 1962 e il 1963 – di impronta più conservatrice
  • Autonomia&Indipendenza, il gruppo nato più di recente, con la ‘scissione’ interna a MI avvenuta nel febbraio 2015,
  • Area democratica per la Giustizia, che ha riunito le correnti cosiddette ‘di sinistra’, Magistratura democratica (fondata a Bologna nel 1964, di orientamento ‘progressista’) e Movimento per la Giustizia (nato nel 1988, quando alcuni esponenti di Unicost decisero di lasciare il gruppo).

I rappresentanti delle varie correnti, con elezioni ogni 4 anni, vanno a comporre il Comitato direttivo centrale dell’Associazione magistrati, il cosiddetto ‘parlamentino’, da cui viene espressa la Giunta esecutiva del sindacato delle toghe, che, talvolta, è riuscita ad essere “unitaria”, ossia composta da rappresentanti di tutti i gruppi. Anche nel Consiglio superiore della magistratura, dato il meccanismo elettorale per nominare i componenti togati, si rispecchiano i gruppi esistenti nell’Anm. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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